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Completismo: un’arte senza eguali scolpita nel tempo

Diamo un'occhiata a una delle arti più antiche dei videogiocatori, il completamento al 100%.

Fonte: barokas.com
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Trofei completismo
Fonte: barokas.com

Fin dalla nascita dei primi videogiochi moderni, molti volenterosi videogiocatori si sono ritrovati in dovere di fare un passo avanti rispetto alla massa, di fare quel salto che pochi avrebbero fatto, di entrare in quel livello in cui quasi nessuno sarebbe entrato, e di sbloccare tutti i livelli tranquillamente saltati dagli altri. Stiamo parlando di una categoria di videogiocatori che si è cimentata nell’arte del completismo.

Ma cos’è il completismo? A dirla tutta, è un neologismo inventato da noi videogiocatori per rappresentare coloro che comprano un gioco, e senza mai lasciarlo, lo portano al massimo del compimento, per sbloccare quel finale secondario, costume alternativo, new game+ e quant’altro.

I completisti sono coloro che si sentono volenterosi di non lasciare mai un gioco per completarlo al 100%, vuoi che sia per mancanza di liquidi per acquistarne un altro, vuoi che sia per puro spirito di voler finire tutto ciò che un produttore ha da offrire.

Tale arte si è sviluppata fin da circa gli anni ’90, periodo in cui i primi giochi moderni vennero sviluppati sul “Super Nintendo” (o SNES). L’esperienza e la voglia di sperimentare dei produttori li portò a comporre titoli dinamici e dalle storie versatili, basate non solo sulle scelte fatte, ma anche sui numeri di salvataggi fatti dal giocatore nel corso del gioco. Era una corsa a chi riusciva a completare i giochi nel modo più veloce (da cui nacque il termine speedrun, ma questa è un’altra storia) o più semplice, procedendo anche per vie traverse, non consentite dal gioco. La caccia all’oro del completamento era appena iniziata, e moltissimi giocatori andarono avanti per cercare di appiopparsi quel beneamato 100%, sia in gara che da soli.




The Completionist
Fonte: adultswim.com

Al giorno d’oggi, sappiamo che il completismo è un po’ morto, un po’ vivo: c’è chi completa giochi ancora oggi (ad esempio lo youtuber ThatOneVideoGamer Jirard Khalil e la sua serie The Completionist, in cui ogni settimana monta un video che racchiude le sue esperienze, e se consiglia o meno di completare il gioco in questione), ma contemporaneamente i produttori hanno eliminato molti dei contenuti dai giochi che spingevano i giocatori a finire tutto al massimo delle loro possibilità. Se nei tempi di Crash Bandicoot (Playstation 11996), raccogliere tutte le gemme ci portava ad un finale alternativo, in Crash Twinsanity (Playstation 2 2004), raccogliere le gemme dava al giocatore solo la possibilità di vedere dei bozzetti o video simpatici di pochi secondi, per il puro gusto di dire “si, stai completando/hai completato il gioco, complimenti”.

E’ ovvio che questa cosa non sia presente in tutti i giochi, e così com’è presente in questa generazione era presente anche prima, ma è giusto far notare come il completismo sia diminuito, in favore di un videogioco atto più all’essere giocato per poco tempo e in tante sedute, o in compagnia, rendendolo virtualmente infinito e più incline all’essere semplificato per i più.

Le case produttrici come Sony e Microsoft sono “corse ai ripari”: quelle mancanze nei giochi sono state sostituite da un sistema, definito di “achievement” (obbiettivi), in cui si richiede il completamento o adempimento di situazioni specifiche per fare in modo di sbloccare un trofeo (su Playstation), o guadagnare G su Xbox, per prendere il tanto agognato trofeo di platino (su Playstation). Su computer la situazione è simile a quella dell’Xbox, ma senza il sistema di punteggio: Steam, la piattaforma di gioco più famosa sviluppatasi su di esso, racchiude un sistema di obbiettivi analoghi, che offrono contenuti aggiuntivi per il profilo, e che vengono sbloccati allo stesso modo dei trofei Sony e “missioni” Microsoft.

Il completismo è un’arte che ha sempre camminato di pari passo insieme al videogiocatore più accanito: ognuno di noi è capace di completare un gioco al 100% se si impegna e si concentra, senza lasciare indietro neanche una caverna o una missione.

Graziano Ferilli

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