Comportamento online: le persone sono disposte a pagare per migliorare la propria immagine

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Scommetto che se vi dicessi (come in effetti sto per fare) che qualcuno ha condotto uno studio sul fatto che la gente tiene alla propria immagine online tanto da filtrare quelle cose di se che li potrebbero mettere in cattiva luce, la vostra reazione sarebbe “e ci voleva uno studio?”.
Eppure secondo gli autori, gli economisti Håkan Holm e Margaret Samahita dell’Università di Lund (Svezia), lo studio sul comportamento online da loro pubblicato su Journal of Economic Behavior & Organization ha diversi punti di interesse, il principale, specialmente per loro in quanto economisti è che le persone tengono tanto a migliorare l’immagine che proiettano online da essere disposti a pagare.
I due ricercatori nello studio hanno applicato la teoria dei giochi, ai soggetti è stato chiesto di partecipare a un gioco di tipo cooperativo in cui si guadagnava del vero denaro e in cui erano accoppiati con un partecipante anonimo, ma tenere un comportamento effettivamente cooperativo era più costoso che comportarsi egoisticamente.



Ma c’era il trucco, solo a gioco ultimato si informavano i partecipanti che i loro dati personali sarebbero potuti essere pubblicati online insieme al comportamento tenuto nel gioco e si offriva una scappatoia a chi voleva filtrare i propri dati, quella di pagare appunto.
Il risultato è stato che chi sapeva di essersi comportato egoisticamente ha mostrato un’alta inclinazione a pagare, ma c’è di più, la ricerca è intitolata Curating social image: Experimental evidence on the value of actions and selfies perché i ricercatori erano molto interessati a in che modo il fatto di richiedere un selfie avrebbe influito sul comportamento, quindi ad alcuni dei partecipanti è stato chiesto anche di scattarsi un selfie prima del gioco.
Forse a questo punto non vi sorprenderà scoprire che gli “egoisti” che avevano anche fornito un selfie, che sarebbe potuto finire online insieme al nome e alle informazioni sul loro comportamento, si sono dimostrati ancora più inclini a pagare per salvare la propria immagine online.
Vero che in realtà in questo caso può entrare anche semplice volontà di privacy (e del resto era uno dei parametri che lo studio voleva indagare), le persone non sapevano che il proprio nome sarebbe stato pubblicato, una volta informati per quelli che avevano fornito la foto la spinta a preservare la propria privacy poteva essere più forte, però tra tutti quelli che avevano fornito il selfie quelli che si erano comportati in maniera egoistica nel gioco si sono mostrati nettamente più disposti a pagare pur di filtrare le informazioni.



Il risultato un po’ meno prevedibile e che ha incuriosito i ricercatori è stato invece che le persone che hanno dichiarato di essere degli addicted del selfie, cioè persone che se ne scattano spesso, hanno tenuto un comportamento più egoistico. I ricercatori azzardano l’ipotesi che in queste persone lo scattare il selfie li avesse proiettati in una dimensione molto centrata su se stessi e poco cooperativa, ma precisano che è poco più di una congettura e che la faccenda necessita di ulteriori approfondimenti prima di essere considerata scientificamente attestata.

Roberto Todini

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