Computer art e intelligenza artificiale

Come le nuove frontiere dell'intelligenza artificiale attingono all'uomo tramite la computer art.

La moderna industria consumistica presentata al CES di Las Vegas ha messo in evidenza un tema importante dello sviluppo sia della scienza che della computer art…

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E’ notizia simpatica di questi giorni lo sfortunato malfunzionamento di un grazioso robot al CES (Consumer Elettronic Show) di Las Vegas. L’evento terminato il 12 Gennaio è giunto quest’anno alla 51° edizione ha presentato straordinarie innovazioni tecnologiche affascinando le centinaia di migliaia di spettatori accorsi.

Istantanea di un momento espositivo al CES di Las Vegas
Fonte: Giornale di Sicilia

L’elemento chiave è stato lo sbalorditivo passo in avanti dell’intelligenza artificiale che già da molto tempo conquista nuovi spazi nella vita quotidiana e che invaderà molti altri settori in modo innovativo e mai visto.

Di tali meraviglie si parla e si parlerà ancora, tuttavia l’attenzione di questo articolo si posa sulla simpatica notizia. Parliamo di arte, precisamente di computer art.

Sì perché il suddetto robottino di nome Cloi, progettato per aiutare nelle piccole faccende domestiche tramite un dialogo vocale anche complesso, ad un certo punto ha smesso di rispondere. Il silenzio alle domande dell’interlocutore umano si è protratto per qualche minuto generando ilarità e forse un pizzico di delusione nel vasto pubblico (oltre ad un ovvio imbarazzo nei  presentatori del prodotto).

L’episodio, però, facilmente etichettabile come malfunzionamento, ha un filo sottile che lo lega ad un aneddoto accaduto ad un antenato del piccolo Cloi.

 

Michael Noll e la Computer Art

 

Ci troviamo nel 1960 e Michael Noll, ingegnere americano, svolge le sue ricerche presso i  Bell Laboratories, il centro di ricerca che darà le più importanti basi all’informatica contribuendo sia al potenziamento degli hardware che alla definizione di nuovi e più efficienti software.

 

L’opera di Noll in campo artistico è estremamente affascinante e rappresenta uno dei primi esempi di integrazione fra metodo scientifico e pensiero estetico. La macchina a sua disposizione è ben lontana dai micro schermi piatti a cui siamo abituati adesso. Noll non vedeva cosa stava facendo. Progettava, scriveva, inseriva le istruzioni nel cervello elettronico ed esso restituiva solo in un secondo momento, tramite il plotter, un immagine in bianco e nero.

 

Una di esse presentò un’anomalia. Una piccola parte non era stata stampata in modo corretto, risultando spostata di qualche millimetro. Poteva essere un malfunzionamento, un errore di progettazione, un difetto del plotter. In ogni caso un comportamento inaspettato.

Probabilmente Noll visse quel piccolo difetto di stampa come una rivelazione. Il suo contributo alla computer art si incentrò infatti sul tentativo di imbrigliare quella casualità, quel comportamento inaspettato che poteva portare un complicato ammasso di metalli a diventare cosciente. Si tratta del primo vero tentativo di una macchina di avere una propria vita.

 

A. Michael Noll, Gaussian-Quadratic, 1963
A. Michael Noll, Gaussian-Quadratic, 1963
Fonte: Sidian, Ersatz & Vanes

 

Nel libro “Il Codice dei Cibernetici”  il professor Antonio Rollo, anch’egli esponente della computer art, racconta e spiega l’evoluzione di questa materia attraverso personaggi come Noll per introdurre all’arte digitale .

 

Cervello elettronico e Cervello umano

È la base di un intelligenza artificiale che possa essere davvero più umana, davvero diversa. Finché la macchina risponde a dei comandi, restituendo esattamente quello che gli viene comandato, non si potrà parlare di intelligenza artificiale.

Ben lo sapevano due pionieri di questa disciplina, Warren McCulloch e Walter Pitts, che nel 1943 pubblicarono il progetto di un sistema di neuroni artificiali in grado di poter apprendere . Si trattava in altre parole di una macchina pensata per riprodurre il funzionamento di un cervello umano alla quale bastava dare un semplice input per creare un sistema di pensiero autonomo. Il progetto passò in sordina proprio perché si preferì sviluppare sistemi che rispondessero ad ordini precisi.




La computer art si inserisce in questo momento come campo di ricerca alternativo. Mentre si progettano computer pratici per rispondere a precise necessita, l’arte si impone sulle macchine per creare qualcosa di più etereo, affascinante e apparentemente fine a stesso.

Il Caos come elemento chiave

L’unico modo per rendere uno strumento tecnico-pratico un vettore artistico è proprio l’inaspettato. La ricerca del caos in un sistema ordinato è il punto di partenza di questo modernissimo ambito artistico.

Nascono formule matematiche innovative che invece di misurare la realtà definiscono l’astratto. Il Perlin Noise, ad esempio, è un algoritmo che prende il nome di Ken Perlin, un professore di informatica americano degli anni ’80, utilizzato per riprodurre la casualità della natura. Ha origine dal suono (il noise, appunto) e tramite l’applicazione pratica genera un caos controllabile. Per chiarire meglio, un’applicazione è in quelle splendide, frastagliate  e realistiche nuvole create per i film di animazione in 3D o per i videogame.

Si assiste quindi ad un evoluzione esponenziale della computer art parallela allo sviluppo tecnologico. Più complessi si fanno i calcoli, meno controllo possiamo esercitare su di essi e questo da vita all’inaspettato.

Notizia recente è, infatti, un linguaggio creato dall’intelligenza artificiale utilizzata dagli sviluppatori di Facebook. Il software creò un sistema di interazione con altre macchine per svolgere le sue funzioni, dando vita a qualcosa di nuovo. Il progetto è stato sospeso poiché gli sviluppatori non erano in grado di comprendere questo nuovo linguaggio.

 

Arte e Scienza

 

Applicazione in ambito artistico di questa incontrollabile complessità è,ad esempio, Fall of the House of Usher di Anna Ridler, un cortometraggio basato su una versione cinematografica dell’omonima storia di Edgar Alan Poe. L’intero cortometraggio è stato sviluppato da un intelligenza artificiale che sfrutta la capacità di un software di imparare e decidere generando quella che a tutti gli effetti si può definire un’astrazione.

Ma si può parlare anche di Mario Klingemann, con la sua arte prodotta da un network di neuroni artificiali.

 

Applicazione artistica dei frattali.
I frattali, esempio di algoritmo usato per creare opere artistiche.

 

L’integrazione fra computer art e industria pratica è proprio davanti ai nostri occhi. Quel pc, quel tablet, quello smartphone su chi si possono leggere queste parole. La loro evoluzione è proprio nell’intelligenza artificiale, in quel robottino Cloi che risponde e pensa al posto nostro.

E’ anche, però, il momento in cui perdete il controllo del vostro servitore elettronico, al quale il più delle volte ci rivolgiamo come se fosse vivo (“perché non funzioni?” è la frase che si sente, spesso supportata da un casuale turpiloquio), perché la complessità di ciò che riusciamo comodamente a tenere nel palmo di una mano avrà nettamente azzerato la nostra capacità di intervenire.

 

Sono dunque queste le nuove frontiere dell’arte e della scienza. Continuare come binari paralleli per creare qualcosa di straordinario e mai visto prima.

Se meraviglioso o terribile sia questo obiettivo lo si potrà apprendere solo una volta realizzato.

 

 

 

 Carrieri Cesare Luca

 

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