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Home Economia e Politica

La resilienza del comunismo negli Stati Uniti

by Sara Coico
20 Feb 2025
in Economia e Politica
Reading Time: 4 mins read
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comunismo negli Stati Uniti
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Il comunismo negli Stati Uniti, nonostante l’era maccartista  del terrore rosso, è esistito per molto tempo e esiste ancora oggi, in piccola scala e perlopiù in modo silenzioso. Nonostante le persecuzioni di massa, la dottrina marxista negli USA è stata lungamente associata alle Black Panthers e più di recente al gruppo di Redneck Revolt. In seguito, politici come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez hanno aperto lo spiraglio di una possibile ribalta del socialismo nella terra dell’imperialismo e del consumismo capitalista. La difficoltà nel staccarsi nettamente dai Dem e conseguentemente nell’affermarsi in un ambiente così pregiudiziale, insieme alla rielezione di Donald Trump alla Presidenza, lasciano credere che il comunismo americano sia destinato a rimanere chiuso in vecchio e polveroso scantinato.

Differentemente dal pensiero comune, il comunismo (sia in forma dottrinale che partitica) ha fatto parte anche della storia americana: si tratta però di una cronaca travagliata, fatta di repressioni e stereotipi. Il legame alla Guerra Fredda e i rimandi a un passato che sembra lontano sono imprescindibili ma esistono anche piccole realtà poco conosciute in cui la fiamma del socialismo è rimasta viva.

La storia del comunismo negli Stati Uniti: il CPUSA

Il Partito Comunista degli Stati Uniti, fortemente legato al movimento operaio di fine Ottocento, nasce ufficialmente nel 1919 dalla scissione con i socialisti in seguito allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, durante l’ondata del Red Scare che pervase l’Europa e il mondo intero.

Dopo le direttive del Comintern di Mosca, le due fazioni si riunificarono ufficialmente anche se continuarono a operare in modo pressoché indipendente nonostante gli arresti di massa (i cosiddetti Palmer Raids). Al fianco di leader più moderati come C. E. Ruthenberg e Jay Lovestone, c’erano anche personalità più radicali come il sindacalista William Z. Foster e il trotskista James P. Cannon. 

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Il CPUSA fu fondamentale nello sviluppo dei sindacati all’interno del Paese, oltre che nella ripresa economica durante la Grande Depressione e nella lotta per i diritti civili, toccando fino a 60 mila membri tra gli anni ’20 e ’30.

Oltre alle lotte interne tra le varie fazioni che sgretolavano la stabilità del Partito, lo scoppio della Guerra Fredda contribuì in maniera significativa a minare l’operato dei comunisti americani, la cui lotta all’antifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale non venne mai riconosciuta – infatti, dagli anni Cinquanta il CPUSA visse in clandestinità.

Iniziò così l’epoca più soffocante per il comunismo negli Stati Uniti, quella del Maccartismo: la paura endemica nei confronti dei comunisti, associati a spie del nemico sovietico, portò a un’ondata drammatica di persecuzioni, indagini e processi contro chiunque potesse essere vagamente vicino ai “Rossi”.

In seguito, il CPUSA ha seguito la parabola degli altri partiti comunisti del mondo e della stessa URSS, oscillando tra continui rinnovamenti, disgregazioni e ricostruzioni.

Dagli anni Settanta ai rednecks: diversi modi di fare comunismo negli Stati Uniti

Tra gli anni ’60 e ’70, periodo di proteste e rivoluzioni, il comunismo negli Stati Uniti sembra ritornare in auge, rimanendo tuttavia isolato a causa del sostegno all’Unione Sovietica: in questi anni i comunisti americani si scagliavano contro le politiche imperialiste e l’interventismo militare statunitense.

Emerse poi sulla scena politica il gruppo della Black Panthers, che raggiunse enorme popolarità tra gli afro-americani: apertamente marxista-leninista, l’organizzazione è stata cruciale nella lotta alla segregazione razziale, unendo sapientemente l’anticapitalismo all‘orgoglio nero.

 Si trattava tuttavia di battaglie che sono rimaste abbastanza “nicchia” e che non hanno mai raggiunto sufficienti consensi per agire su larga scala; lo stesso discorso può essere fatto per un caso più moderno, quello di Redneck Revolt. 

Redneck Revolt è un’organizzazione nata nel profondo Sud degli USA agli inizi degli anni ‘2000, che porta avanti gli interessi della classe lavoratrice attraverso la lotta armata, allo scopo di fermare l’avanzata del conservatorismo e del populismo bianco razzista.

Quello di Redneck Revolt è un modo del tutto americano di rispondere all’oppressione capitalista, dove i white trash si spogliano degli stereotipi e iniziano ad abbracciare le armi in senso collettivista. 

Bernie Sanders ha davvero riportato il comunismo negli Stati Uniti?

Oggi il CPUSA persiste, anche se ha cambiato volto in continuazione per adattarsi alle svilenti pratiche repressive della politica americana: dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il Partito ha sicuramente adottato toni più moderati e ha spesso appoggiato i candidati Dem.

Il CPUSA, che oggi conta circa 15 mila associati, basa il suo programma sui seguenti punti: solidarietà tra la classe lavoratrice, salario minimo, previdenza sociale pubblica e lotta al sessismo.

Il Partito è però rimasto pressoché irrilevante all’interno della scena politica ma l’apparizione di una nuova generazione ha riacceso la speranza nel socialismo: Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Jill Stein, ecc…

Il programma del socialismo democratico della “Squad“- caratterizzato da sanità e istruzione gratuite e dal Green New Deal – ha a lungo costituito una valida alternativa alla stagnazione della “sinistra” americana dimostrandosi capace di captare le problematiche della classe popolare.

Di recente però Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez hanno perso alcuni consensi a causa dell’endorsement a Joe Biden durante le ultime elezioni e della mancanza di un supporto netto alla causa palestinese.

Questi esempi mostrano come nel panorama politico statunitense, dove la parola “comunista” è ancora usata a sproposito e in maniera dispregiativa verso qualsiasi outsider (Donald Trump l’ha addirittura usata per riferirsi alla sua avversaria Kamal Harris), anche le figure che inizialmente si propongono come “rivoluzionarie” poi finiscono per diventare più accomodanti, forse come strategia di sopravvivenza in una realtà così spregiudicata e lontana da quella europea.

La seconda Presidenza di Donald Trump di certo non lascia ben sperare ai nostalgici ma è indubbiamente riscontrabile una certa resilienza del comunismo statunitense, che rimane pur certamente relegato a determinati microcosmi ma comunque degno di nota e dotato di una propria unicità. La crescita esponenziale dei divari di classe sembra gettare i presupposti per un risveglio delle coscienze anche nella terra dal capitalismo più crudele.

Sara Coico

 

Tags: Alexandria Ocasio-CortezBernie Sanderscomunismomaccartismomarxismostati uniti
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