“Comunismi” : sospesi fra utopia e nostalgia del comunismo

La storia del comunismo danza intorno alle catastrofi
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Una serie di conferenze, laboratori, manifestazioni artistiche e teatrali rimettono al centro dell’attenzione l’idea comunista a cent’anni dalla Rivoluzione russa

“Il comunismo, non si può dire che sia fallito, perché non è mai stato realizzato”.

Così parlo Mario Tronti, l’altroieri a Roma al centro sociale Esc, a conclusione del suo intervento.

E non possiamo evitare di domandarci se, tutto sommato, questa non sia la dimostrazione del fallimento più grande.

Di cosa parliamo, quando parliamo di comunismo ?

comunismo
La storia del comunismo danza intorno alle catastrofi : Berlino 1945

C17. La conferenza sul comunismo a Roma

“C17. La conferenza di Roma sul comunismo” è la nuova edizione di una serie di iniziative cominciate dopo la deflagrazione del capitalismo nel 2008.

Proprio dalla crisi, ormai innegabile, del modello sociale, culturale e politico imperante, ha preso forza la riproposizione di quest’antica parola : comunismo.

Come in una moderna favola (un horror? Per molti di sicuro) la mummia congelata e talvolta rinnegata del comunismo ha ripreso vita, grazie al sangue donato insperatamente dai suoi nemici.

Il comunismo è quindi vivo? Insomma. Non vi galvanizzate, e non vi spaventate. Al momento ha ripreso a respirare, di più non si può dire.

Già il titolo della conferenza introduttiva, “Comunismi”, gettando via l’antico impulso unificante di marca leninista-staliniana, ci fa capire che quello sul tavolo è un puzzle molto difficile.

E sempre Tronti lo mette in chiaro : i concetti, sono sempre da declinarsi al singolare, se sono concetti forti. (Il concetto della sua adesione al Pd, di cui è parlamentare, dopo aver professato l’operaismo da protagonista . questo concetto richiederebbe almeno un altro convegno).

Uno, centomila e nessun comunismo

Ma ridurre la storia dei comunismi a un concetto è forse impossibile, e probabilmente ingiusto: è stata la storia di tantissime esistenze, di tante speranze, lotte, discussioni.

E di sicuro, di una serie di grandiosi fallimenti.

Forse, a ben vedere, non più importanti, nella storia umana, dei numerosi successi ascrivibili a quell’Idea.

Ma probabilmente conta il fatto che il fallimento del comunismo è stato davvero grandioso : spettacolare.

Anche di più della sua affermazione : e siccome certo il crollo è più recente, al momento il peso delle rovine dei Lenin di marmo, sbriciolati in giro per l’Europa e l’Asia, conta ben più delle memorie dei trionfi.

Nel 1950, o 1970, la bandiera rossa innalzata sulle rovine di Berlino prefigurava il definitivo trionfo futuro.

Dopo l’89, ciò che abbiamo presente tutti sono le scene di gioia dei cittadini berlinesi in cima al Muro che si fanno innaffiare dalle guardie ormai ridicolizzate – forse l’immagine più punk della storia del mondo.

Tanto più che dopo il novembre ’89 di punk non se ne sono proprio più visti, in giro.

Siamo diventati tutti yuppies che fanno gli hippies nel tempo libero.

Il capitalismo salvato dai comunisti?

L’altra immagine che domina le coscienze è quella del giovane che si para di fronte ai carri armati a Tien An Men.

Oggi il presidente cinese va a Davos a difendere la globalizzazione – cioè il capitalismo.

E gli stessi, che nel giugno ’89 additavano la repressione cinese come ennesima prova della barbarie comunista, oggi pendono dalle labbra di Xi e ci commerciano avidamente.

I comunisti salveranno il capitalismo? (Di nuovo! Visto che già lo han fatto nel 1941).

Forse è questa l’ennesima prova che il comunismo ha fallito ? Che magari è proprio contrario alla natura umana? In definitiva, è una forma ipocrita ed edulcorata del nichilismo nazifascista?

O semplicemente, il fatto è che l’internazionalismo socialista si è mutato (evoluto?) in globalizzazione commerciale e finanziaria ?

Dal crollo del Muro al crollo delle Torri

Tutto oggi si può dire, meno quest’ultima cosa.

Se il socialismo ha ispirato regimi fallimentari, pare chiaro ormai a chiunque che il neocapitalismo sia una macchina altrettanto cigolante.

La nostra epoca di catastrofi – lumeggiata come tale, fra gli altri da Baudrillard – ha promosso sul proscenio dei megaspettacoli planetari almeno un’altra immagine.

Un’altra immagine in grado di fronteggiare quella della caduta del Muro : e mi riferisco naturalmente al fotogramma del crollo delle Torri Gemelle.

Sono evidenti le differenze fra i due eventi (uno festoso, l’altro tragico).

Ma Bin Laden e i suoi sono stati frutto della civiltà che dopo l’89 si è estesa in tutto il mondo – e chi dice il contrario, non sa di che parla.

La fine della storia ha fatto il suo tempo

Se poi il sistema ha continuato a marciare, ciò non toglie che dal 2001 tutti abbiamo perduto la nostra residua innocenza.

Cioè siamo usciti dall’Eden (dal Mito) e siamo entrati (rientrati) nella Storia.

(E la crisi ormai decennale in cui ci troviamo lo dimostra.)

La storia non è finita, manco per niente.

Finirà solo quando non esisteranno più esseri umani.

L’utopia della fratellanza

Ma la fine della storia – quell’altra immagine, uscita dalla penna di Marx, di una umanità mite e armoniosa, dedita al lavoro, alla musica, e alla cura dei figli – deve tornare ad essere il nostro orizzonte.

Mobile, come ogni orizzonte.

Un invito al movimento, e quindi alla possibilità di essere : e quindi, alla libertà di essere.

Abbandonando, come fosse un primitivo carapace, l’armatura dell’ideologia, e recuperando la dimensione dell’utopia – come ormai sempre più numerosi studiosi e commentatori sostengono – ciò che chiamiamo comunismo tornerà ad essere la ricerca, da parte dell’ umanita, della propria libertà.

Libera da un involucro soffocante, ciò che chiamiamo umanità tornerà a crescere e ad approfondire la conoscenza di sé stessa.

Di un altrove, sempre necessario, sempre distante.

Nostalgia ed utopia cesseranno così di essere i due estremi di quel sottile e fragile filo cui siamo appesi.

Nostalgia ed utopia diverranno la stessa cosa, cioè la meta di un viaggio mai concluso, mai finito.

Il ritorno a sé stessi, la riscoperta di sé stessi.

Come in ogni Odissea : come l’Itaca di Ulisse.

Le due rivoluzioni

Si tratta di recuperare, accanto a libertà e uguaglianza, il terzo e più sfortunato termine del motto rivoluzionario francese: fratellanza.

Il comunismo, ma forse parliamo adesso di socialismo, tornerà allora ad essere la manifestazione dell’evoluzione sociale ed umana – e non un regime fra tanti.

Nel convegno sul Comunismo, che si tiene fino a domenica sia all’Esc a San Lorenzo, che alla Galleria nazionale d’arte moderna, e comprende laboratori, conferenze, dibattiti – e numerose presentazioni di esperienze artistiche e teatrali d’avanguardia – si affrontano questi ed altri argomenti.

Il pluralismo, e il riferimento alla concretezza delle persone e delle loro vite – alle soggettività, con gergo neopostleninista – sono i cardini di ogni ragionamento.

Insomma, se il comunismo rinasce, al momento rinasce come movimento, certo non come Partito.

Sentieri nel bosco

Nessuno, crediamo, sa bene che strada prendere . Teoricamente e praticamente.

Forse, non c’è nemmeno un sentiero.

Forse, ci siamo perduti in una foresta fittissima e buia.

Proprio per questo, conosciamo una sola direzione sicura : quella da non prendere. Quella che abbiamo alle spalle.

C17 è importante perché vuole ricordare e anche celebrare il centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Di per sé, l’Ottobre rappresenta meno un fatto che una epopea.

Quanto accadde fra l’8 e il 9 novembre 1917, infatti,  fu meno importante di quello che se ne disse, scrisse, pensò, parlò, temette e sognò.

Ma vale lo stesso per la presa della Bastiglia, o per la Crocifissione.

Il capitalismo: un grande futuro dietro le spalle

Sanno tutti, però, che quell’evento e quanto ne seguì non sarebbe mai potuto accadere, senza il precedente scoppio della Grande Guerra.

L’evento catastrofico che ha cancellato quanto c’era prima, e portato il mondo in un nuovo livello del grande videogioco chiamato storia.

Un livello gremito di progressi strabilianti e, appunto, disastri epocali.

La storia è tornata al 1914, con le guerre commerciali e i nazionalismi, e tutto il resto?

Non possiamo saperlo con certezza, ma sappiamo tutti che anche la strada seguita dopo il 1989 è sbagliata, e ci sta conducendo per contrade molto pericolose.

Non aspettiamo, dunque, che si presenti, sul proscenio globale, l’immagine di un’altra megacatastrofe, più grande delle altre.

Comunista, socialista, o altro che si professi, chiunque abbia a cuore null’altro che la propria esistenza dovrebbe tener presente quanto scrisse Rosa Luxemburg.

L’alternativa è fra il socialismo e la barbarie.

ALESSIO ESPOSITO

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