Conoscere le proprie paure è l’unico modo per avere coraggio

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Avete presente il noto film con Ben Affleck e Gwyneth Paltrow, “Bounce”? Quello in cui il giovane pubblicitario Buddy (Ben Affleck) incontra in aeroporto Greg (Tony Goldwyn), scrittore televisivo e commediografo. Tutti i voli sono stati sospesi a causa di una tempesta di neve, ma quello di Buddy è l’unico che riuscirà a partire in  serata. Greg racconta a Buddy della sua difficile situazione a casa: purtroppo il lavoro lo tiene lontano da sua moglie e i suoi figli. Buddy decide di cedere il suo biglietto al suo nuovo amico per farlo partire prima. Il mattino dopo, però, Buddy scopre che l’aereo su cui si trovava Greg (e che avrebbe dovuto prendere lui) è precipitato e non ci sono sopravvissuti.

Altro che panico e paura, eh?

Il mio scopo non è raccontarvi il film. Spero che lo abbiate visto e se non lo avete fatto, fatelo! Perché è una bellissima storia d’amore. Detto questo, il motivo per cui vi ho citato questo film è per una frase, ripetuta spesso dai protagonisti, che mi è rimasta impressa:

Non è coraggio se non hai paura

Al di là del fatto che la frase faccia da collante alla storia d’amore tra i due protagonisti (e non vi svelo il perché, nel caso non lo sappiate e vogliate scoprirlo), mi ha dato spunti su cui riflettere, perché mi sono ritrovata a chiedermi:

Cosa significa veramente? Cos’è la paura? A cosa serve? Ma soprattutto: è proprio vero che meno si ha paura e più si è coraggiosi?

Pensiamo un attimo a quante cose ci fanno paura e a quante forme di paura esistono: paura dei ladri, della morte, delle malattie, paura di non farcela o di rimanere soli. E ancora: paura dell’ignoto, delle forze della natura, paura degli altri, della sofferenza, di quello che potrebbe capitare a noi o a qualcuno a noi caro in futuro.

Sicuramente questa emozione, a differenza di altre, non è considerata piacevole. Il più delle volte si cerca di evitarla: più forte è la paura che proviamo, più tendiamo a fuggire da essa. Pensiamo solo a quanti miti, leggende, rituali e magie abbiamo creato fin dai tempi antichi per tenere a bada le nostre paure. Spesso, inoltre, la paura viene vista come qualcosa di negativo e chi vive nel terrore, chi non l’affronta con coraggio è considerato debole.  Al contrario, chi “sembra non provare paura”, viene considerato temerario e impavido.

Indipendentemente da queste considerazioni sulla paura, una cosa è certa:

La paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza

La paura è la sofisticata reazione del nostro organismo (ai pericoli) e alle minacce. Ci permette di valutarne le conseguenze e di provare ad evitarle, circoscriverle e, in alcuni casi, a dominarle. Un vero e proprio sistema difensivo.

La paura è una delle nostre emozioni più antiche, inscritta nel nostro patrimonio genetico fin dalla nascita, quindi, per quanto si cerchi di rifuggire da essa, è fondamentale alla nostra sopravvivenza.

La paura, come ci difende?  Per prima cosa, quando siamo in una situazione di pericolo e abbiamo paura, il nostro sistema nervoso si predispone completamente verso lo stimolo che ha generato la reazione di terrore, mettendo in secondo piano tutto il resto. Davanti ad un pericolo mortale o ad un grande spavento, il nostro apparato digerente, quello riproduttivo e tutti gli altri apparati secondari si bloccano immediatamente e il cervello si concentra solo sul pericolo, preparando il corpo a fronteggiarlo.

Quando siamo in preda alla paura perdiamo ogni desiderio.Tutto il nostro sistema nervoso è occupato a fronteggiare il pericolo e a rispondere allo stimolo della paura

In secondo luogo, quando facciamo esperienza di un evento pauroso, di un momento in cui ci siamo trovati in pericolo, il nostro corpo ne conserva un ricordo vivido nella memoria, così quando percepiamo uno stimolo, un rumore o un altro segnale, che ci “ricorda” il pericolo già vissuto, la nostra capacità di attenzione aumenta e i nostri stimoli a quel determinato pericolo diventano immediati, veloci, rapidi, aumentando la nostra capacità di fronteggiarlo.

Inoltre, se pensiamo, più nello specifico, a come si presenta ai nostri occhi una persona in preda al panico o spaventata, possiamo dire che la paura è un’emozione che parte da dentro e si trasferisce verso l’esterno.

Cosa intendo? La paura ci serve per comunicare

La paura è qualcosa che ci assale da dentro; infatti il nostro battito cardiaco aumenta, cominciamo a sudare e a tremare. Poi, dall’interno, si trasferisce verso l’esterno, cioè quando sentiamo l’impulso di urlare e gridare. La nostra espressione facciale cambia così come cambiano i movimenti del nostro corpo. La voce di una persona spaventata o in preda al panico è notevolmente diversa dalla voce di una persona tranquilla.

Le frasi pronunciate da una persona spaventata sono più brevi e il ritmo è più veloce: chi ha paura tende ad esprimere quello che deve, sfruttando al massimo il tempo a sua disposizione. Cerca di esprimere il concetto che “non ci sia tempo da perdere”.

L’eloquio è veloce, ma interrotto da numerose pause, questo perché una persona in preda al panico respira in modo affannoso. Inoltre la sua voce tende ad essere acuta, stridula e spesso caratterizzata da un volume elevato: è una voce quasi gridata. La “voce della paura” ha delle funzioni comunicative importanti.

Non è un caso che la paura acuta si traduca spesso in  un urlo di spavento. Il tono forte della voce ci consente di essere uditi anche a lunghe distanze e da un gran numero di persone. Questo serve a richiamare l’attenzione di qualcuno che ci possa aiutare. L’urlo ci permette di non restare soli a fronteggiare il pericolo.

Oltre a rappresentare una richiesta d’aiuto, l’acutezza della “voce della paura” può servire anche a suscitare timore. Può rappresentare una minaccia o risultare spaventosa per chi ci sta attaccando.

Se spaventiamo a nostra volta il nostro aggressore possiamo aspettarci che desista dal suo desiderio di attaccarci, aggredirci o farci del male

E’ stato dimostrato, inoltre, che la “voce della paura” non solo è riconoscibile e identificabile dagli altri, ma, insieme alla “voce della collera” e a quella della “tristezza” è tra le più riconosciute.

Questa cosa non è così difficile da credere se solo si pensa al pianto dei bambini nei primi mesi di vita che serve ad esprimere il suo disagio e manifestare sensazioni di dolore, paura, collera, tristezza e che serve a produrre, come conseguenza, l’intervento di un adulto in aiuto.

L’errore che spesso si fa parlando di paura è credere che sia qualcosa di “esterno” a noi, che ci aggredisce. Questo accade se pensiamo alla paura come causa del nostro malessere.

La paura, al contrario, è la risposta a qualcosa che ci turba, a qualcosa che ci è oscuro, che non conosciamo o ci minaccia. Se affrontiamo la paura per quello che è, essa passa dall’essere “qualcosa di incontrollabile” a qualcosa che possiamo gestire.

La paura non abita fuori da noi, ma è il nostro modo di rispondere al pericolo

Non è un aggressore esterno, ma un regolatore interno.  Qualsiasi paura, per quanto profonda sia, dal semplice timore al vero e proprio panico, può essere controllata. Basta conoscerla! Maggiore è la consapevolezza che abbiamo della nostra paura, maggiore è il controllo che possiamo esercitare su di essa.

Di fronte alla paralisi che il timore genera, la nostra capacità di individuare una via di fuga o utilizzare strategie utili a tenere a bada il panico e il terrore, fanno la differenza nel controllare la paura e non farci bloccare da lei.

Ecco perché si può dire che il coraggio è un prodotto della paura.

Gli antichi sumeri, infatti, affermavano:

La paura evitata diventa timor panico, la paura guardata in faccia diventa coraggio.

Milena Capriuolo

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