Considerazioni sparse su quello che è accaduto fuori da San Siro

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Di Selvaggia Lucarelli


  1. I corsivi di oggi, i discorsi di oggi, i buoni propositi di oggi sulla necessità di norme, regole, punizioni, controlli più severi si infrangeranno come sempre su interessi superiori ed economici delle società e della lega. Siamo il paese del ministro dell’interno che abbraccia l’ultrà condannato, dei presidenti tiranneggiati dalle curve, della politica che dalle frange violente delle curve ha sempre succhiato voti e consensi. Di calciopoli.
  2. Gli arbitri di solito non sospendono o bloccano le partite perché gli arbitri che lo fanno il giorno dopo vanno a dirigere il traffico in una rotonda di Via della Magliana.
  3.  L’uomo morto durante gli scontri al termine della partita Inter – Napoli non era un tifoso. Era uno con due daspo in curriculum che allo stadio non ci poteva entrare, era partito da casa per tendere un agguato ai tifosi del Napoli. Un atto violento, premeditato e in accordo con altri personaggi del suo calibro. Faceva parte di un gruppo neonazista (Blood and Honour) per cui gli stadi sono campi di guerra e il calcio il luogo in cui incanalare frustrazioni, aggressività represse e ideologie sintetizzate nei loro simbolini simil-svastiche. Se l’è cercata? Sì. Meritava di morire? Ovviamente no. Uno Stato serio difende noi che andiamo allo stadio per divertirci da gente come Daniele Belardinelli e difende gente come Daniele Belardinelli da se stessa.
  4.  E infatti, il daspo temporaneo per chi commette violenze e devastazioni come il gruppo varesino di cui faceva parte Belardinelli, è un buffetto sulla guancia. Il daspo, per i violenti, per chi porta simboli nazisti allo stadio, per chi minaccia società e forze dell’ordine, deve essere definitivo. Il caro Lucci abbracciato da Salvini ha reso cieco ad un occhio un uomo che si è suicidato. Gente come lui allo stadio non dovrebbe entrare più. La sua presenza in uno stadio abbracciato dal ministro dell’interno è il sunto perfetto del lassismo dello Stato nei confronti dei violenti.
  5. Il fatto che Salvini desideri incontrare la parte sana della tifoseria organizzata fa abbastanza ridere. Se è sana cosa la incontra a fare? Perché mai i tifosi dovrebbero diventare interlocutori? La verità è banale e risaputa, è che Salvini e la Lega pescano valanghe di voti dagli ambienti di estrema destra e dalle curve. Non sentirete mai utilizzare da Salvini le espressioni becere, feroci, rabbiose, propagandistiche che usa sistematicamente nei confronti degli immigrati nei confronti dei tifosi violenti.
    Con i tifosi tratta, media, distingue il bene dal male, dialoga. Lo straniero che non paga il biglietto va preso “a calci nel sedere”. Quello che ruba “in carcere e si butta la chiave”. Quello che violenta “Castrazione chimica!”. Per i tifosi che vanno fuori dallo stadio con la mannaia e si ammazzano tra di loro “I delinquenti vanno fermati ma incontrerò la parte sana delle tifoserie organizzate”. Non promette ruspe in curva. Se allo stadio esistesse una frangia estremista di intellettualmente onesti, Salvini – per prudenza- dovrebbe vedere le partite su Sky.

Per il resto, stiamo chiedendo soluzioni e pareri sul razzismo a San Siro e allo stadio in generale al Ministro dell’Interno. Uno che cantava “Vesuvio lavali col fuoco”.

Capite che il corto circuito non è in curva. E’ sul rettilineo che ci porta dritti verso l’abisso.

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