Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite: i paesi non eletti

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Sono stati eletti dall’Assemblea Generale dell’ONU i nuovi stati membri del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, tra i 17 candidati il Venezuela, la Corea del Sud e l’Afghanistan non entrano nell’UNHRC.

Il consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite

L’Human Rights Council (UNHRC), il Consiglio per i Diritti Umani, è l’organismo politico che si occupa di promuovere la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. É un organo sussidiario dell’Assemblea Generale dell’Onu, fa parte quindi degli organi che vengono istituiti per necessità dei principali che sono l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Segretariato Generale, il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria, il Consiglio Economico e Sociale e la Corte Internazionale di Giustizia.

Il Consiglio, istituito nel 2006 in sostituzione della Commissione per i Diritti Umani, promuove il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali supervisionando le attività degli stati aderenti alle Nazioni Unite. Insieme al Consiglio di Sicurezza e al Consiglio Economico e Sociale, l’UNHRC svolge quindi un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell’ONU: pace, sicurezza e sviluppo per tutti.

Il Consiglio è composto da 47 stati membri che vengono eletti con scrutinio segreto dall’Assemblea Generale dell’ONU secondo il criterio di equa ripartizione geografica: vi sono 13 seggi disponibili per i paesi africani, 13 per i paesi asiatici, 6 per i paesi dell’Europa Orientale, 8 per l’America Latina e 7 per l’Europa occidentale. Il mandato dei paesi eletti ha una durata di tre anni e questi possono essere riconfermati solo per sei anni consecutivi.

12 nuovi paesi eletti

L’11 ottobre sono stati eletti i 12 nuovi membri per il mandato del 2023-2025, che sostituiranno una parte dei paesi membri il 31 dicembre 2022. Il presidente dell’Assemblea, Csaba Kőrösi, ha nominato: Algeria, Bangladesh, Belgio, Cile, Costa Rica, Georgia, Kirghizistan, Maldive, Marocco, Romania, Sudafrica e Vietnam; inoltre Germania e Sudan sono stati riconfermati per un secondo mandato.

I paesi sono stati scelti secondo le proposte avanzate dai gruppi regionali di America Latina e Caraibi, dell’Asia, dell’Europa orientale, dell’Europa occidentale e dell’Africa. I candidati erano diciassette e con dodici nuove nomine e due riconferme, vi sono stati tre paesi esclusi: il Venezuela, l’Afghanistan e la Corea del Sud.

L’esclusione dal Consiglio non è vincolante, tuttavia questo organo ha una forte influenza politica perché aiuta a costituire l’agenda politica a livello globale.

Esclusione della Corea del Sud, del Venezuela e dell’Afghanistan

I quattro seggi destinati ai paesi asiatici sono stati assegnati al Bangladesh, alle Maldive, al Vietnam e al Kirghizistan, dunque la Corea del Sud, con 123 voti, è arrivata quinta e ha perso la sua rappresentanza nel Consiglio per i Diritti Umani. Per questa esclusione il partito al governo ha incolpato la precedente amministrazione liberale di Moon Jae-in e il suo fatale tentativo di dialogo con Kim Jong-un. La mancata presa di posizione verso il regime della Corea del Nord e alcuni casi di rimpatrio di cittadini fuggiti in Corea del Sud hanno avuto un peso decisivo per l’esclusione del paese dal Consiglio. Phil Robertson, vicedirettore della divisione asiatica di Human Rights Watch, in un’intervista al The Korea Times ha dichiarato: “Moon si è vergognosamente allontanato da qualsiasi presa di posizione per affrontare le violazioni dei diritti e le sofferenze del popolo nordcoreano, assumendo una posizione estrema che non avrebbe nemmeno riconosciuto, e tanto meno contrastato, le sistematiche violazioni dei diritti umani di Pyongyang”.

Anche il Venezuela, eletto nel precedente mandato, non è tra gli stati membri eletti per il Consiglio 2023-2025. Louis Charbonneau, direttore delle Nazioni Unite presso Human Rights Watch, su twitter ha scritto a riguardo: “L’Assemblea Generale ha giustamente rifiutato il tentativo del Venezuela di rimanere nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite”. In Venezuela c’è un regime autoritario con a capo Nicolas Maduro, eletto in modo iniquo perché numerosi oppositori non hanno avuto modo di partecipare alle elezioni e sono stati minacciati, perseguitati, arrestati o uccisi.  Non ci sono, nel paese, istituzioni governative che possano limitare il potere del leader e ogni forma di opposizione è perseguita con violenza e intimidazioni.  I delegati delle Nazioni Unite, a seguito di una missione di assistenza, hanno riscontrato violente repressioni delle agenzie militari gestite dal presidente venezuelano, anche attraverso l’uso della tortura e di diffusi atti di violenza sessuale. Cina e Russia, con l’eliminazione del Venezuela dal Consiglio, hanno perso un importante sostegno politico.

L’Afghanistan non è stato eletto, ricevendo solo 12 voti. Il paese si trova in una condizione politica particolare: è controllato dai Talebani, ma era il governo Afghano a essere candidato per il Consiglio e che, ad oggi, ancora è il rappresentante nelle Nazioni Unite. L’assenza di sostenitori e la conseguente esclusione è da ricercare nelle violenze perpetuate su donne e minoranze da parte dei talebani che impongono nel paese un regime fondato sulla Sharia. Come riportato da Amnesty le forze governative perpetuano uccisioni e atti di violenza indiscriminata colpendo civili, attiviste, giornalisti e minoranze etniche. Secondo la Missione di assistenza dell’ONU i talebani stanno azzerando i progressi compiuti in Afghanistan nel campo dei diritti umani. Particolarmente colpite, dal regime fondamentalista sono le donne, vittime di violenze e divieti hanno perso quei diritti fondamentali che, a fatica, erano stati ristabiliti nel paese negli anni precedenti. Sono state escluse dal governo, sono state private della formazione, escluse da molte delle occupazioni e sono state interrotte le forme di protezione contro le violenze di genere. Dal 2018 al 2020 il paese era parte del Consiglio e non ha favorito il supporto dei diritti umani di individui dell’Iran, del Venezuela e del Burundi. Per questa ragione Un Watch ha valutato come destructive l’attività dell’Afghanistan nell’UNHRC.

Alcuni dubbi sui paesi membri

Nel Consiglio vi sono stati membri che hanno regimi di governo autoritari che perpetuano, verso i propri cittadini o verso altri individui, quelle forme di violenza e di oppressione che minano al raggiungimento degli obiettivi dell’organo stesso. Irwin Cotler, capo del Raoul Wallenberg Center for Human Right, in vista delle nomine per l’UNHRC ha dichiarato: “Purtroppo, quando le stesse Nazioni Unite finiscono per eleggere coloro che violano i diritti umani nel Consiglio per i Diritti Umani, si legittima la cultura dell’impunità che bisognerebbe combattere. Le democrazie del mondo devono unirsi per la conservazione e la protezione del mandato del Consiglio, e non diventare complici della sua violazione”.

Il 3 ottobre UN Watch, Human Rights Foundation e Raoul Wallenberg Center for Human Rights, in un rapporto hanno evidenziato le violazioni dei diritti fondamentali commessi dai paesi neoeletti, alcuni dei quali sono stati definiti unqualified.

L’esclusione dell’Afghanistan e dalla Corea del Sud ha permesso che emergesse con il Vietnam che ha ricevuto 145 voti; è uno stato comunista con un sistema politico a partito unico che sopprime i diritti civili e politici dei cittadini per costituire il consenso. Nel rapporto le ONG hanno evidenziato episodi di uccisioni e arresti arbitrari, rappresaglie, censura, limitazioni delle libertà personali, di espressione, di associazione e di religione. L’elezione del Vietnam secondo Charbonneau mina alla credibilità del Consiglio per i Diritti Umani.  Inoltre il paese, nei precedenti mandati, ha votato contro soluzioni volte al sostegno delle vittime dei conflitti in Iran o in Siria.

Anche il Sudan, rieletto per un secondo mandato, secondo il rapporto di UN Watch, Human Rights Foundation e Raoul Wallenberg Center for Human Rights commette gravi violazioni dei diritti umani ed è unqualified. Le organizzazioni hanno rilevato e denunciato episodi di esecuzioni arbitrarie, torture, arresti o persecuzioni per motivi politici, episodi di censura e di impedimento della libertà di associazione, la diffusione della pratica lavoro minorile o leggi contro i membri della comunità LGBT+. Inoltre, il Sudan, con la sua attività nel Consiglio per i Diritti Umani, non ha tutelato i diritti delle vittime dei conflitti in Bielorussia, Burundi, Iran, Siria e Venezuela.

La presenza di paesi che sistematicamente violano i diritti umani contraddice la missione stessa del Consiglio. Secondo le regole costitutive dell’organo i membri dell’Assemblea Generale dovrebbero eleggere solo gli stati che contribuiscono attivamente alla protezione dei diritti umani.

Ludovica Amico

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