Quando la convivenza diventa una cura: il progetto IESA

Questo servizio si sta diffondendo nelle ASL italiane e conferma il successo di un approccio più "umano" alla malattia.

fonte immagine; http://www.lafonte.tv/centri-salute-mentale-molise-numerosi-scarsamente-efficaci/
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La diversità. Un elemento chiave nella costruzione della società umana e allo stesso tempo un fattore destabilizzante.  Tra le diversità che hanno storicamente causato più diffidenza e paura, spicca quella legata alle patologie psichiche.  Infatti, per lungo tempo, le persone affette da disturbi psichici sono state etichettate sbrigativamente come “matte” ed isolate all’interno dei famigerati manicomi. Una strategia diametralmente opposta all’isolamento è quella proposta dal progetto IESA ( acronimo di Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti sofferenti di disturbi psichici).



In cosa consiste il progetto I.E.S.A.

Questo servizio consente a pazienti già in cura presso i Centri di Salute Mentale di vivere all’interno di nuclei famigliari, selezionati su base volontaria. Alla base del sistema ci sono le foster families, le famiglie ospitanti che aderiscono al progetto. Presso questi nuclei famigliari, vengono inviati pazienti ritenuti idonei dal personale medico che li ha in cura. Si tratterà quindi di persone che non hanno precedenti per aggressione o furto.

In cambio della propria disponibilità, la famiglia riceve dall’ASL un contributo di circa 1.000 euro mensili. Il loro esperimento di convivenza  è costantemente monitorato dagli operatori dei centri Salute Mentale, pronti ad intervenire in qualunque momento per emergenze e necessità.

Dopo essere stato introdotto nel 1997 sul territorio di Collegno (TO) nell’area di competenza dell’ASL TO3 dal dottor Aluffi, questo progetto si sta diffondendo non solo nel resto del territorio piemontese ma anche in altre Regioni d’Italia.

Attualmente nel territorio dell’ASL TO3, che comprende circa 600.000 abitanti,  sono stati ospitati 50 utenti psichiatrici. Inoltre il progetto I.E.S.A. è stato ufficialmente riconosciuto dalla direttiva regionale DGR29, come confermato anche dal quotidiano “La Stampa”. Come già anticipato, questo modello è stato esportato anche nel resto del Piemonte, come ad ad esempio l’area di competenza dell’ASL TO4 che si avvale della collaborazione di un’associazione specializzata. Per quanto riguarda le altre Regioni,  questo modello è presente in altri importanti centri quali ad esempio: Firenze, Treviso, Bologna, Modena, Lucca, Pisa, Barletta ed Oristano.

Le origini di questo progetto e i vantaggi sociali

Lo I.E.S.A. trae ispirazione dall’esempio della città belga di Geel, dove l’inserimento di persone con di persone con disturbi psichici è una consuetudine storica che dura da 700 anni. La città belga ha infatti candidato il proprio sistema di accoglienza a diventare patrimonio UNESCO, nell’ambito delle Buone pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. L’efficacia di questo modello è stata ampiamente riconosciuta in quanto favorisce la creazione di nuovi legami sociali e favorisce l’indipendenza del paziente ed il suo inserimento in un contesto sociale reale.

Infine, queste forme di convivenza costituiscono una soluzione meno costosa del ricovero in struttura, che costa allo Stato dai 50 ai 200 euro giornalieri.

In conclusione, si può affermare che lo I.E.S.A. è un progetto con grandi potenzialità. Il suo principio di cura sociale può essere applicato anche ad altre forme di disabilità e patologia: non resta che attenderne gli sviluppi.

Gessica Liberti

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