Coordinatori d’intimità: cosa si cela dietro una scena d’amore “controllata”

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Immaginate di dover girare una scena. Non una scena qualsiasi: parliamo di una scena d’amore, erotica. Come agireste? Come pensate che si muova il regista in questi casi? In molti pensano che, una volta convocati gli attori sulla scena, li si lasci in balia di una improvvisazione spontanea e naturale. Questo forse si faceva tempo fa. Infatti la lunga serie di scandali nati dal caso Weinstein hanno messo in discussione lo status quo, mettendo in primo piano la tutela delle attrici.

Il movimento #metoo ha rappresentato una vera e propria ventata di rinnovamento nel campo dei diritti delle donne, troppo spesso non tutelate e maltrattate. Probabilmente il segno più evidente e tangibile della rivoluzione #metoo è stato il “Coordinatore di Intimità”. All’interno del cast agisce come intermediario tra attore e regista, per tutelare gli interpreti durante le riprese delle scene intime o erotiche (in un precedente articolo si affronta la questione).

Appena introdotto l’Intimacy Coordinator, le critiche non sono mancate in nome di un principio di naturalezza e spontaneità degli attori, che verrebbe completamente a mancare. Un’altra osservazione fatta è inerente al regista: qual è la linea che delimita uno sguardo estetico esperto da una violazione di diritti? Al momento le più importanti case di produzione si servono di Coordinatori d’intimità all’interno del proprio cast, ma la novità ha portato ad un effettivo miglioramento?  Ciò che è certo è che queste scene non sono più lasciate al caso, ma l’eccessivo controllo e supervisione sta aiutando gli attori oppure no? Tramite alcune testimonianze sembra giusto fare delle considerazioni.

 

Emily Berrington in Close to the Enemy

Anno 2015. L’attrice Emily Berrington riceve la parte per la serie tv “Close to the Enemy”, diretta da Stephen Poliakoff e ambientata negli anni ’40 durante la guerra. L’attrice, entusiasta per la parte, riceve la sceneggiatura, in cui compaiono scene di nudità. Emily, intenzionata ad accettare la parte, cerca di mettersi in contatto con Poliakoff, semplicemente per avere maggiori informazioni sulle scene di nudo.  Ne è scaturita un’accesa discussione, dove il regista dichiara addirittura:

Con scene così io riprendo e mostro quello che voglio

A sentire parole simili Emily Berrington decide di rifiutare la parte. Poliakoff si scuserà poco dopo, facendo notare come queste scene siano sempre stressanti per gli attori.

 

Non solo la Berrington

La Berrington non è la sola ad aver parlato della sua esperienza sul set, in questi anni, grazie anche a #metoo, molte sono le attrici che si sono fatte avanti, raccontando le proprie difficoltà. Una su tutte è Emilia Clarke. L’attrice londinese, divenuta famosa per il ruolo di Daenerys ne “Il trono di Spade”,in un podcast ha raccontato di essersi trovata a piangere prima di girare le scene di nudo. Quei momenti erano per lei terrificanti. L’attrice Ruth Wilson ha abbandonato la parte del film “The Affair” per un’eccessiva presenza di scene di sesso. Di fronte a questi disagi, ancora molto presenti e molto forti, l’industria del cinema tenta di venire in soccorso attraverso i Coordinatori d’intimità, i quale promulgano principalmente 2 linee guida.

La prima è che non bisogna improvvisare niente: ogni singolo bacio o respiro viene scritto, diretto e sceneggiato, al pari di un inseguimento in auto. Tramite un dialogo costante tra attore e coordinatore si è in grado di capire quali sono i limiti degli attori, fisici e psicologici. Nel video seguente si può assistere ad una spiegazione di ciò che fanno i Coordinatori d’intimità sul set.




Mettere a proprio agio gli attori potrebbe essere la seconda linea guida, tramite le modalità più varie. In alcuni casi, come suggerisce il video, si possono utilizzare protesi da applicare sui genitali, per evitare il contatto. Addirittura in alcuni si sono girate scene con addosso la biancheria e, tramite post-produzione, si è “creata” la nudità. Nella serie tv “Sex Education”, ad esempio, sono state utilizzate sia protesi che effetti di post-produzione.

Attualmente la figura dell’Intimacy Coordinator si sta pian piano inserendo nel mondo del cinema, appianando tensioni laddove le attrici si sentono sfruttate o incomprese: questo è senz’altro un punto a favore nella rivoluzione cinematografica in atto. Il ruolo dell’attore, tuttavia, sarà destinato a cambiare? Diverrà un mero esecutore, che compirà meccanicamente il suo dovere, quasi alienato? Questa è l’unica riflessione che si potrà chiarire con il tempo.

 

 

Jacopo Senni

 

 

 

 

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