Perché la coppetta mestruale cambia la vita delle donne e quella del pianeta

Storia di un'invenzione ottocentesca ostacolata dal bigottismo che piano piano si sta prendendo la sua rivincita

coppetta mestruale
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Nell’arco di una vita, una donna utilizza circa 12 mila assorbenti, spende circa 100 euro all’anno e passa i giorni del ciclo a cercare bagni, a sperare di non essersi sporcata e combattere con le irritazioni: in questo panorama la coppetta mestruale rappresenta una piccola grande rivoluzione femminile.

Se non siete donne, non avete la minima idea delle problematiche concrete che il ciclo mestruale vi pone dinnanzi, ogni singolo mese della vostra età fertile. Non avete idea delle irritazioni da contatto, della ricerca disperata di un bagno, del costo esorbitante degli assorbenti, siano essi interni o esterni. Per non parlare dell’ossessione di sporcarsi, del timore che bustine in delicate tinte pastello scivolino fuori dalla borsa quando estraete l’agenda, e della scomodità generica di tutte queste operazioni, mentre le vostre sorelle, mamme, compagne e amiche sgattaiolano furtive alla ricerca di un bagno, muovendosi come agenti 007. Non avete mai pensato a cosa comporti andare in una spiaggia libera oppure a un concerto, in cui i bagni pubblici sono distanti, orrendi e rendono impossibile qualsiasi manovra all’interno del cubicolo.

Non avete poi idea, uomini, dell’alone di imbarazzo che ognuna di noi, prima o poi, ha percepito intorno all’argomento del ciclo mestruale, solo perché, tra le altre cose, qualcuno ha inculcato nella testa delle donne l’idea che il ciclo debba essere trattato con discrezione, quasi alla stregua di una malattia imbarazzante di cui si sa, ma non si parla. A cui, per giunta, si cambia pure nome per non scandalizzare i maschi presenti.

Finalmente, però, almeno nel mondo occidentale le cose stanno cambiando. Il ciclo mestruale è sempre meno un tabù e questo permette alle donne di parlare, confrontarsi, leggere e documentarsi, presentando alle altre (e auspicabilmente) anche agli altri le proprie problematiche per arrivare a una soluzione. La discussione porta a una maggiore consapevolezza del proprio corpo che, in questi casi, si traduce nella modifica delle abitudini di consumo delle donne.

Un’invenzione ostacolata dal bigottismo

coppetta mestruale

Tra le piccole grandi rivoluzioni al femminile di quest’ultimo periodo c’è sicuramente la coppetta mestruale, paladina della libertà ritrovata delle donne in età fertile di tutto il mondo. Igienica, pratica, comoda, ecologica e davvero facile da utilizzare, per molte donne ha rappresentato una svolta da tanti punti di vista. Ma perché solo ultimamente? il primo brevetto industriale risale al 1867. Nel corso di tutto il Novecento, però, i materiali effettivamente non performanti e una buona dose di bigottismo relativo al corpo femminile impedirono il successo del prodotto.

Le difficoltà della prima azienda produttrice

Una delle prime società a produrre coppette mestruali, la californiana Tassette Inc., riscontrò difficoltà nel reperire personale medico a cui far testare i prodotti, per non parlare delle campagne di marketing impossibili da realizzare. Non era infatti consentito utilizzare in modo esplicito i termini “vagina” e “vaginite”. Impensabile, poi,  illustrarne il funzionamento. Vi furono proteste a Broadway, per un cartellone pubblicitario, e fu realizzato uno spot radiofonico che parlava troppo genericamente della coppetta mestruale Tassette come di una “benedizione mensile”. Nel 1963, quindi, l’azienda dovette cancellare il prodotto dai suoi cataloghi. Nel 1970 la stessa azienda ritentò l’esperimento, questa volta cambiando e migliorando i materiali. Gradualmente, sempre più donne si avvicinarono al prodotto, finché, con l’avvento di Internet, diventò più facile reperire informazioni e capirne il funzionamento.

Un mercato sconfinato

Coppette mestruali ve ne sono di ogni tipo. Si differenziano per marchi, taglie, capienza ai fori e per consistenza. Ci sono modelli maggiormente noti sul mercato o considerati validi da un più alto numero di utilizzatrici. La coppetta mestruale è comunque una scelta personale, legata alla fisicità e alle esigenze di ognuna. Su vari siti le possibilità presenti sul mercato vengono messe a confronto e ogni donna può valutare, magari anche con la consulenza di un professionista, quella che le si adatta maggiormente.

In generale il vantaggio più evidente della coppetta mestruale è quello legato al miglioramento dell’igiene. Il sangue rimane infatti all’interno del corpo e, non entrando a contatto con l’aria, non emette odori. Particolarmente interessante anche la sparizione delle irritazioni da contatto: le plastiche degli assorbenti e i materiali dei tamponi sono terreno fertile per infezioni e batteri. Deve essere tolta e sciacquata ogni 8 ore circa e questo consente una buona autonomia.  Dopo una fase iniziale di adattamento ed esercizio, la coppetta mestruale diventa molto comoda e confortevole. Si tratta comunque di una parte del corpo molto delicata, ma con la giusta consapevolezza e qualche tentativo la coppetta si indossa senza difficoltà.

Fino a 10 anni di durata

La coppetta mestruale è fatta in silicone medicale. Si sciacqua con cura e si può disinfettare bollendola (tra un ciclo e l’altro, ma non è necessario se non sono sorte infezioni). Inoltre, può durare anche 10 anni. Comprando assorbenti igienici di una buona marca, invece, si spendono anche 100 euro l’anno. Una coppetta mestruale costa tra i 15 e i 30 euro. Una volta scelta la tipologia, poi, si adatta al flusso, senza bisogno di comprare assorbenti per la notte, per il giorno, tamponi interni per la piscina e salvaslip per gli ultimi giorni di ciclo.

L’intervento di Linda B. Rosenthal, membro Democratico dell’Assemblea dello Stato di New York,  al TEDMED, in cui si scaglia contro la Tampon Tax, l’aliquota su assorbenti e tamponi pari a quella dei beni di lusso. 

L’impatto degli assorbenti igienici sul pianeta

Oggi le ricerche ritengono che una donna nell’arco della sua vita utilizzi almeno 12.000 assorbenti . Nella sola Europa occidentale 90 milioni di donne ne consumano 24 miliardi, andando ad accrescere la mole di rifiuti indifferenziati (cioè non recuperabili) del nostro pianeta. In Italia le 700.000 tonnellate di prodotti assorbenti monouso per la persona destinati alla discarica una volta usati rappresentano il 2,5% dei rifiuti solidi urbani (dati ISPRA). Si parla di pannolini per bambini, pannoloni, assorbenti e tamponi interni. La percentuale è addirittura superiore se riferita al totale dei rifiuti non trattabili. Esistono sì gli assorbenti lavabili, ma comportano la scomodità del lavaggio, della sostituzione e del portarsi in borsa il  ricambio e l’assorbente utilizzato.

Anche questo, però, è un settore in cui si fa del benaltrismo. C’è chi dice che il problema ambientale deve cercare altre soluzioni e che non saranno certo le coppette mestruali a cambiare il mondo. Le tre R della sostenibilità (Reduce-Reuse-Recycle) ricordano invece che i cambiamenti si fanno poco alla volta. Per ogni donna di 30 anni che può e sceglie di passare alla coppetta mestruale, ci saranno oltre 20 kg di rifiuti in meno sul pianeta, da oggi fino alla sua menopausa. Ci sono voluti quasi cento cinquant’anni ma, forse, la coppetta mestruale è un modo per riappropriarsi del proprio corpo, riappropriandosi del proprio pianeta.

Elisa Ghidini

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