“Siete gay, non vi affitto casa”: coppia omosessuale discriminata a Verona

Cercavano un appartamento più grande e l'avevano trovato, ma qualcosa è andato storto

Stavano per chiudere le trattative, quando hanno ricevuto una comunicazione che li ha scioccati ed umiliati.

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Ogni giorno tantissime coppie cercano case in affitto in cui poter cominciare o proseguire una vita assieme. È del tutto normale che dopo alcuni mesi o alcuni anni si decida di andare a convivere, dando così inizio ad un percorso nuovo e condiviso. Di appartamenti vuoti ce ne sono tanti, ma se la coppia in cerca di una dimora è gay la ricerca potrebbe rivelarsi tutt’altro che così semplice e scontata. Anzi.

Coppia omosessuale discriminata in provincia di Verona

L’ultimo caso di coppia omosessuale discriminata si è verificato a Camalavicina, frazione di Castelnuovo del Garda, in provincia di Verona, nelle scorse settimane. Protagonisti di questa triste vicenda sono Marco e Girogio, conosciutisi nel 2011 e da due anni e mezzo conviventi. Cercavano una casa più grande in cui poter vivere assieme ai loro due gatti, sembrava che ce l’avessero fatta, ma, sul più bello, il sogno di una nuova vita assieme è sfumato.

I due erano riusciti a trovare una casa “perfetta per le [loro] esigenze a Camalavicina“, ma il proprietario non gliel’ha affittata “perché non siamo una coppia tradizionale, ci hanno detto proprio così“.

“Un episodio assurdo, [raccontato dai due ragazzi] per rompere quello che evidentemente è ancora un tabù, una mentalità chiusa che fa soffrire tante persone. Il giorno in cui avremmo dovuto chiudere ufficialmente, dopo che l’incontro era stato rinviato un paio di volte, dall’agenzia ci hanno telefonato per comunicarci che non ci avrebbero affittato l’appartamento perché i proprietari non volevano, visto che non siamo una coppia tradizionale. Dopo un primo momento di stupore, abbiamo realizzato. E ci siamo rimasti malissimo”.

Malgrado siano passate alcune settimane dall’episodio, Marco e Giorgio non riescono ancora a mandare giù questo boccone così amaro. Loro credevano veramente che fosse tutto a posto, i documenti erano stati compilati e presentati, la proposta economica era stata fatta ed avevano anche versato la cauzione. Sembrava che avessero le chiavi in mano e invece si sono ritrovati con un pugno di mosche e per di più umiliati.




Marco e Giorgio, una coppia come tutte le altre

Marco Biasetti ha 41 anni, è originario di Mantova e fa il musicista, Giorgio Colpani ha 30 anni ed è ballerino ed insegnante di danza. Come spiegato da Marco:

“Proprio perché intendiamo dare a questa relazioni basi più solide e, diciamolo, anche a causa del fatto che io, con i miei strumenti musicali, sono ingombrante, un paio di mesi fa abbiamo cominciato a cercare un appartamento più grande”. Dopo qualche “bidone da parte di agenzie poco professionali”, sembrava che ce l’avessero fatta. “Siamo andati a vederlo, già allora l’agente immobiliare, senza che noi avessimo detto nulla sul nostro essere una coppia, fece riferimento a una certa rigidità dei proprietari, che, a quanto ci risulta, lavorano in una scuola di Verona. Noi non ci facemmo caso, non avremmo neanche lontanamente immaginato che arrivasse un epilogo come quello che c’è stato”.

Ma questa coppia omosessuale discriminata ha deciso di chiedere chiarimenti all’agenzia, precisando che il rifiuto, dovuto al loro non essere  “la classica famiglia con una mamma e dei figli“, li ha profondamente mortificati.

“Ci siamo sentiti ghettizzati, ammutoliti e vuoti. Ci vogliamo bene, stiamo costruendo un futuro con le nostre mani, i nostri sacrifici”.

L’indomani hanno visto l’agente immobiliare, ma la situazione era

“piuttosto imbarazzante, sembrava quasi che volesse giustificare la decisione dei proprietari e avanzò una serie di motivazioni, tra le quali il fatto che né io né Giorgio abbiamo un contratto a tempo indeterminato. Io ho una partita Iva, il mio compagno è dipendente di una cooperativa, lavoriamo entrambi, paghiamo le tasse, siamo persone oneste e comunque prima di quel momento alla nostra situazione lavorativa non era stato fatto cenno. Se ci avessero detto “siete due poveracci” ci avrebbero fatto meno male. E poi ci è spiaciuto che i proprietari non abbiano sentito neanche l’esigenza di conoscerci di persona”.




Una storia a lieto fine

Fortunatamente, questa triste storia ha avuto un lieto fine e la coppia omosessuale discriminata ha finalmente trovato la casa dei suoi sogni:

 “La casa in questione è ben più grande di quella vista precedentemente, siamo in mezzo alla natura, i proprietari disponibilissimi e sorridenti”.

Ad annunciarlo sono stati Marco e Giorgio che su Facebook hanno pubblicato una foto che li ritrae sorridenti, alla fine hanno vinto loro e i tanti messaggi di solidarietà nei loro confronti li hanno fatto sentire meno soli:

“In tanti ci hanno fatto notare che purtroppo in Veneto questa mentalità chiusa, omofoba, è piuttosto radicata e questo vuol dire che la strada da fare per arrivare alla piena eguaglianza è ancora lunga. Episodi come quello che, nostro malgrado, ci siamo trovati a vivere io e Giorgio lo dimostrano. Ma non hanno minato la nostra identità. Noi siamo e continuiamo a sentirci uguali a tutti gli altri”.




Coppie gay discriminate perché contrarie al “buon costume”

Le discriminazioni contro le coppie gay ormai non si contano più, già nell’estate del 2017 alcuni casi avevano indignato l’opinione pubblica: dai due ragazzi allontanati per abbracci ed effusioni in una piscina a Salerno, perché il loro modo di fare era ritenuto contrario al “buon costume”; fino ai due che cercavano una casa per le vacanze al mare a Santa Maria, vicino Tropea (vicenda molto simile a quella di Marco e Giorgio), che si sono visti recapitare un sms con l’avviso “Non accettiamo gay e animali”. 

Ora, chi fa simili discriminazioni, innanzittto mostra una grande ignoranza e tanta arretratezza mentale, ma va anche contro i propri interessi. Se non affitti una casa ad una coppia gay o non consenti ad essa l’ingresso e l’uso della piscina, a perderci sei tu proprietario e/o titolare, perché sei tu che devi guadagnare ed intascare soldi per “mandare avanti la baracca”. Sono i clienti a farti campare con i loro soldi, a te non deve interessare quale sia il loro orientamento sessuale, l’unica cosa di cui dovresti preoccuparti è che siano puntuali nei pagamenti. Fossero stati dei criminali o persone con precedenti penali, allora potresti anche aver avuto ragione nel non volerli in casa tua o nella tua struttura. Ma il denaro che ti danno gli omosessuali è uguale in tutto e per tutto a quello degli eterosessuali, lo hanno guadagnato onestamente e con il sudore della loro fronte. O forse pensi che i loro siano “soldi sporchi” e qualora li toccassi potresti anche tu diventare gay? L’omosessualità non è una qualche strana malattia infettiva, il problema non ce l’hanno gli omosessuali, il problema ce l’ha chi li percepisce come ‘infetti’, come ‘diversi’ e perciò da emarginare.

Una volta non si affittavano case ai meridionali, poi siamo passati agli immigrati ed ora tocca ai gay essere discriminati. Essere meridonali, stranieri o omosessuali non è sbagliato, è sbagliato chi percepisce ciò come tale. Il vero male della società è l’ignoranza, che genera paura e diffidenza verso “l’altro”. Si discute spesso dell’obbligatorietà dei vaccini contro le malattie infettive: a quando un vaccino contro l’idiozia, l’ignoranza e l’intolleranza?

Carmen Morello

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