Coronavirus e animali da allevamento: negli USA uccisi a milioni a causa del lockdown

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Le misure per contrastare il coronavirus si abbattono sugli animali da allevamento: negli USA, milioni tra polli, bovini e altre creature verranno uccisi. L’annuncio arriva dal colosso Tyson Food. Si tratta di uno dei più grandi impianti di lavorazione delle carni. La decisione è stata annunciata dal presidente John Tyson.

Gli allevatori americani non sanno dove andare a vendere il loro bestiame. Così, milioni di animali tra polli, maiali e bovini saranno uccisi a causa della chiusura dei nostri impianti di lavorazione.

Nel settore, infatti, la diffusione del Covid-19 è stata molto rapida. I positivi sono centinaia, e iniziano a contarsi i primi morti. Tra le probabili cause del contagio c’è la mancanza di sistemi di protezione adeguati.




Coronavirus e animali da allevamento: continua la strage degli innocenti

Ammassati in condizioni igieniche precarie. Stipati a centinaia in ambienti inadatti a garantirne il benessere etologico. È questa la triste sorte di esseri senzienti, il cui ciclo di vita è finalizzato unicamente alle logiche del profitto. Secondo i dati della FAO, gli USA sono i maggiori consumatori di carne, insieme all’Australia. Il consumo ammonta a 115 kg pro capite annui. Ovvero, più di 2 kg di carne pro capite a settimana: il doppio rispetto a quanto raccomandato dall’USDA. Non solo un rischio per la salute. Gli allevamenti intensivi hanno conseguenze disastrose in termini di deforestazione e inquinamento. Si tratta di politiche di consumo irresponsabili che il genere umano non può più permettersi. Da tempo, infatti, gli studi scientifici sottolineano la necessità di mangiare meno carne e più vegetali.

La risposta al coronavirus: cambieranno i modelli di consumo?

Tyson Food ha annunciato che la disponibilità di carne nei punti vendita sarà ridotta per l’emergenza. Questo, però, non cambierà il destino di milioni di animali da allevamento. Importante, tuttavia, è anche una riflessione più ampia. Le logiche di mercato della società contemporanea promuovono uno stile di vita incompatibile con le risorse del pianeta. L’avvertimento, prima di questa pandemia, era giunto attraverso la comparsa, negli ultimi anni, di altre zoonosi. C’è da chiedersi, dunque, se continueremo ad attuare soluzioni inefficaci, nel tentativo di tamponare problematiche connesse con la  preservazione della nostra stessa specie. Oppure se, finalmente, riusciremo ad adottare modelli di consumo sostenibili.

Laura Bellucci

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