Coronavirus in Russia: 21mila casi e il peggio deve arrivare

Fonte: Pixabay
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 Il coronavirus in Russia è in netto aumento, sono aumentati del 16% i casi e, di conseguenza, anche i decessi: oltre 21mila i contagi, 170 i morti.

In ripido aumento i contagi e anche i decessi. È la situazione del coronavirus in Russia che, nel corso degli ultimi giorni, ha visto un vero e proprio peggioramento, come conferma lo stesso presidente Vladimir Putin: “La situazione del coronavirus in Russia sta cambiando ogni giorno e non per il meglio perché la malattia nei pazienti diventa grave”, ha spiegato durante una riunione sulla situazione sanitario-epidemiologica del paese. Nel corso della riunione, in videoconferenza, il presidente ha aggiunto:

“Le prossime settimane saranno in gran parte decisive. Tutte le azioni delle autorità
dovrebbero essere strutturate in modo ottimale
con margine e tenendo conto di tutti i fattori”
.

In effetti i numeri in Russia sono preoccupanti: è stato registrato un aumento del 16% per quanto riguarda i contagi, rispetto alle 24 ore precedenti, con circa 2500 nuove infezioni. Dai dati diffusi dalla Tass, il totale dei contagi arriva a 21.102 casi, di cui nella regione della capitale +460, San Pietroburgo +121, la Repubblica di Comi +97, la regione di Nizhny Novgorod +68 e la più colpita, Mosca +1489,  già rafforzata la scorsa settimana con misure più contenitive. Tuttavia, i morti salgono a 170, ma con 1500 guariti in tutto lo Stato.

Provvedimenti russi contro il coronavirus

Le misure restrittive del presidente Putin riguardano soprattutto l’esercito. Lo stesso capo di stato ha dichiarato in riunione in teleconferenza:Sapete che il personale militare del ministero della Difesa lavora piuttosto efficacemente all’estero, aiutando i nostri colleghi a combattere questa infezione”, come fatto con la bonifica delle case di cura per anziani nel Nord Italia. L’esercito ha così “acquisito una notevole esperienza lavorando in condizioni piuttosto difficili. È necessario utilizzare questa esperienza e tenere presente che, se necessario, possono e dovrebbero essere utilizzate qui”.




Oltre all’esercito, per la crisi del Covid-19, il Presidente russo, ad oggi al 20esimo anno della sua carica, ha prorogato a fine mese il periodo di astensione retribuito dal lavoro per i lavoratori con occupazioni non essenziali all’epidemia. Tuttavia, il provvedimento più importante riguarda la gestione interna delle regioni. In un discorso alla comunità trasmesso in diretta televisiva, il presidente ha assegnato ai governatori dei poteri speciali. Ogni capo regionale potrà avere la libertà di decidere le attività sospese, come proseguire e quali misure introdurre, in base alla situazione sanitaria locale. La scelta ha reso ogni capo responsabile al 100%, mentre Putin è riuscito a defilarsi da certi suoi oneri. D’altronde Putin avrebbe anche altro a cui pensare quali problemi per quanto riguarda le risorse sanitarie.

Quando la Russia si scontra con le difficoltà del Virus (e non lo ammette)

L’inevitabile crisi a livello di personale sanitario e materiale medico è arrivata anche nel continente russo. Oltre a pochissimo organico, anche i dispositivi di produzione stanno venendo meno. Anche il direttore di uno degli ospedali più importanti di Mosca, evidentemente in una situazione disperata, ha chiesto aiuto ad una fondazione benefica. Eppure, pur di non mostrarsi debole, la “scenetta” della nazione forte e senza problemi, continua.

A metà marzo Tatyana Golikova, a capo della task force nominata da Putin per il coronavirus, aveva assicurato al governo che la Russia aveva tutte le risorse per affrontare l’epidemia e non c’era nessuna ragione per allarmarsi”. Ovviamente, ritrattata: Obiettivamente non avevamo prestato abbastanza attenzione a come dovevano essere preparati i servizi per gestire una malattia infettiva”, ha ammesso Golikova in un’intervista andata in onda domenica sera.

Eppure la stessa Russia all’inizio ha minimizzato, sminuendo l’epidemia o non ragguagliando il Paese sull’aggressività del virus. Ancora il 26 marzo, un portavoce del Cremlino aveva detto ai mass media che “in Russia di fatto non c’è un’epidemia”, mentre fake news e dati non diffusi hanno reso la nazione una “negazionista del virus”, portandola a mostrarsi come al solito pronta e orgogliosa. In aggiunta, adesso, con i primi casi che la fanno tremare, lo Stato non smette di occultare le informazioni. Così continua il controllo dei media, con una repressione anche per i dati non diffusi sul coronavirus.

A conferma arriva anche una lettera firmata dal capo del dipartimento della santità di Mosca. Aleksei Khripun ha ammesso che i test sono stati compromessi “da un alto numero di risultati falsi”. Ha anche aggiunto come le cifre reali sui contagi sono molto più alte. Anche Anastasia Vasilieva, a capo di un sindacato indipendente di dottori, ha accusato il governo. L’accusa è di aver classificato le morti per coronavirus come normali polmoniti (Vasilieva è stata poi arrestata). In queste settimane, inoltre, Putin è rimasto piuttosto estraniato nella gestione della crisi, ritirandosi nella residenza presidenziale fuori Mosca e lasciando il compito di gestire la situazione al sindaco della capitale Sergei Sobyanin e al primo ministro Mikhail Mishustin Dunque, fino a che punto, Russia, vorrai arrivare pur di non mostrarti debole mentre, come specificato dallo stesso presidente, “Il peggio dell’epidemia deve ancora arrivare”?

Anna Porcari

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