Coronavirus, liberi gli elefanti in Thailandia: nuovo pericolo all’orizzonte

Coronavirus, la Thailandia chiude dopo 44 anni gli show con gli elefanti: i pachidermi sono ora liberi ma soggetti a nuovi pericoli.

 




Il Coronavirus ha messo i sigilli ai parchi in Thailandia, per la prima volta dal 1976 al Maesa Elephant Camp di  Chiang Mai gli elefanti hanno potuto essere liberati dalle sedute per i turisti: enormi costruzioni in legno e metallo che erano costretti a tenere sulle spalle per tutto il giorno.

Utilizzati per  il trasporto dei turisti, sfruttati in performance circensi e ridicolizzati per divertire ed intrattenere i turisti, i pachidermi sono una delle attrazioni più in voga del paese.

Il Coronavirus libera gli elefanti in Thailandia

Il proprietario del Maesa Elephant Campo a Chiang Mai,  Anchalee Kalampichit, ha rivelato alla CNN che già dallo scorso lunedì il numero dei turisti è precipitato da “centinaia” al giorno a circa 20.

La chiusura del parco, la prima volta dal 1976, ha dato a Kalampichit l’opportunità di rinnovare il parco rivedere la filosofia dell’azienda. L’obiettivo è quello di educare i turisti a un turismo più responsabile, volto alla conoscenza degli animali nel loro habitat naturale e non più al mero intrattenimento.

Maesa Elephant Campo a Chiang Mai

Il Maesa Elephant Camp di Chiang Mai è stato fondato nel 1976 ma sta andando incontro a una svolta storica, Kalampichit ha infatti rivelato alla CNN“Non sapevo cos’altro fare nel parco invece di spettacoli e cavalcate di elefanti.”

Kalampichit ha iniziato a cambiare la sua visione sul turismo dopo aver visitato Il Parco Naturale dell’Elefante, dove hanno trovato rifugio circa 80 esemplari soccorsi e curati, e nel quale i visitatori possono solo osservare, a debita distanza, gli animali nel loro habitat naturale.

Kalampichit, ispirato dal santuario degli elefanti, ha preso una decisione rivoluzionaria: “Daremo il benvenuto ai turisti per imparare a conoscere gli stili di vita degli elefanti in modo naturale invece di usarli per intrattenerli”

Tuttavia il Maesa Elephant Camp, così come altri parchi della Thailandia, si trova in sofferenza economica: “Il costo per prendersi cura di 78 elefanti e 300 addetti del personale è di cinque milioni di THB al mese”,  in sterline sono circa £ 130,399.

Pachidermi liberi ma in pericolo: perché?

Uno dei conduttori di elefanti del campo di Chiang Mai ha lanciato l’allarme“Il nostro campo sta facendo il possibile, ma non abbiamo denaro“. Con il turismo  fermo diventa difficile fare fronte alle ingenti spese di cura e manutenzione.

La  Thai Elephant Alliance Association ha poi denunciato le pessime condizioni nelle quali sono attualmente tenuti i pachidermi: legati a pali di legno, immobilizzati da catene ai piedi e sotto stress. Molti elefanti infatti sono stati immortalati mentre muovono la testa avanti e dietro, per effetto delle difficoltà che stanno vivendo.

 Theerapat Trungprakan, presidente dell’associazione, ha stimato che circa 2000 elefanti si trovano ora in uno stato di “disoccupazione” che si riflette in primo luogo sulla loro alimentazione. La scarsità di denaro limita infatti la disponibilità di fibre utilizzate per sfamare i pachidermi.

A questa situazione, già drammatica, si aggiunge lo stipendio medio dei mahout (conduttori di elefanti) che hanno visto un calo del 70%. Davanti a questi dati, la paura degli animalisti, è che i grandi mammiferi possano finire abbandonativenduti nei traffici illegali. 

L’improvvisa libertà metterebbe i pachidermi davanti a una prospettiva di morte quasi certa: si troverebbero, infatti,  a dover combattere per risorse e territorio con i loro simili, abituati alla vita selvaggia.

Stress e malnutrizione: il rischio

Come denunciato da Saengduean Chailert, proprietaria dell’Elephant Nature Park, la malnutrizione è solo la punta dell’iceberg: “Lo stress di cui soffrono gli elefanti, costretti in catene può indurli a cercare un modo per spezzarle, finendo così per ferirsi.”

Dato che la maggior parte delle strutture in Thailandia  non sono più in grado di fornire cibo a sufficienza e trattamenti medici veterinari necessari, l’auspicio è quello di un intervento governativo. Nell’attesa Chailert ha creato un fondo per il sostegno degli elefanti e dei loro conducenti in circa 50 campi thailandesi.

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