Coronavirus: perchè in Italia si muore e in Germania no?

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Con i bollettini degli ultimi giorni e il picco di contagi sempre più vicino, una riflessione sui numeri diventa d’obbligo. L’Italia registra un tasso di mortalità incredibilmente alto che si aggira attorno all’8.5%. Abbiamo superato il numero delle morti in Cina in poche settimane e, per quanto consapevoli che fare valutazioni numeriche quando un’epidemia è agli inizi è molto difficile, le prime domande iniziano a venire a tutti.

La domanda “perchè in Italia si muore così tanto?” diventa sempre più importante mano a mano che i giorni passano. Se guardiamo la mappa mondiale sul Covid-19 giornalmente aggiornata dall’OMS ci rendiamo conto infatti di vivere una vera e propria peculiarità.

Va specificato che tutti gli altri paesi occidentali sono di diverse settimane in ritardo rispetto all’Italia. Per questo possiamo ragionalmente supporre che il tasso di mortalità di Spagna e Francia si avvicinerà di molto a quello italiano nei prossimi giorni. Questa supposizione invece sembrerebbe non poter riguardare la Germania dove solo lo 0.3% delle persone affette da Covid-19 muoiono.

L’ultimo aggiornamento dell’Oms sulla situazione tedesca è del 21 marzo e segnala su 18.323 casi confermati solo 45 morti. La John Hopkins University ha aggiornato il dato della Germania ad oggi: 23.974 casi e 93 morti. Sono numeri che segnalano una rapida evoluzione della situazione, ma che confermano anche un mortalità molto bassa. Alla luce di questi numeri è prevedibile che la domanda di cui dicevamo sopra possa diventare “perchè in Italia si muore e in Germania no?”




Da scansare subito è l’ipotesi che vi sia un popolo geneticamente più resistente al virus ed uno meno. Anche se spesso per parlare di coronavirus usiamo la metafora della guerra, forse è ora di abbandonare l’immagine dei vincitori e dei perdenti prima che questo ci conduca a dire che Hitler aveva ragione sulla razza ariana.

Le ragioni del basso tasso di mortalità tedesco sono principalmente tre, e nessuna di questa ha a che fare con le teorie del terzo Reich. Lo 0.3% registrato è probabilmente dovuto in parte alle tecniche di conteggio, in altra parte alla struttura sociale che caratterizza la Germania e infine all’uso massiccio dei tamponi fin dall’alba dell’epidemia combinato ad un alto numero di letti di terapia intensiva.

Per quanto riguarda il primo punto è piuttosto difficile avere informazioni certe riguardo le modalità con cui i vari stati stiano contando contagi e morti. Questo sia perchè ogni sistema sanitario è diverso – e il numero dei casi rilevati è strettamente dipendente dalla quantità di test che sono stati fatti – ma anche perchè ci sono due diversi modi di contare i decessi dovuti al virus. Il primo è quello che usiamo in Italia e che possiamo riassumere dicendo che contiamo tutti i morti con coronavirus. Il secondo invece è quello che presumiamo usino i tedeschi: contare solo i morti per coronavirus.

Ogni volta che il ministero della salute pubblica sul suo sito il bollettino giornaliero con il numero di contagiati, guariti e morti, a fianco di quest’ultimo inserisce una specifica. Ossia puntualizza che è da verificare quanti decessi siano dovuti al Covid-19 e quanti invece a patologie preesistenti.

L’epidemiologo Carlo Signorelli ha spiegato che esistono tre diverse voci riportate sulla scheda di un decesso: causa iniziale, causa intermedia e causa finale. In Italia laddove la causa iniziale del decesso è un cancro, se il tampone ha rilevato la positività al Covid-19 il paziente finirà comunque nei morti per coronavirus. In poche parole, anche se senza il cancro il coronavirus non avrebbe fatto morire il paziente, questo verrà comunque considerato come morto per Covid-19 e non per cancro. Ecco perché risulta dai dati che in Italia si muore e in Germania no.

Infatti guardando i soli 93 morti della Germania è ragionevole supporre – almeno secondo gli epidemiologi italiani – che i tedeschi stiano contando solo coloro che sono morti esclusivamente per coronavirus. Questo tipo di conteggio da un lato permette di avere una previsione più razionale dell’effettiva potenza del virus, ma dall’altro incoraggia la sottovalutazione della pandemia.

Ritornando all’esempio del cancro infatti dobbiamo considerare che è molto difficile nella situazione attuale capire quanti dei pazienti oncologici sarebbero sopravvissuti senza coronavirus, e quindi vanno legittimamente inseriti nel bollettino gionaliero, e quanti di loro invece sarebbero deceduti anche per virus “minori”.

Va poi anche considerato che il Robert Koch-Intitut – che si occupa del controllo e della prevenzione di malattie infettive in Germania – ha specificato che i test postmortem non sono ancora una pratica diffusa. Mentre in italia il paziente che è sospettato di aver contratto il virus viene sottoposto al tampone anche dopo la sua morte, questo in Germania non succede sempre.

Il secondo motivo per cui in Italia si muore e in Germania no è la diversa struttura sociale dei paesi. Secondo quanto comunicano i maggiori media tedeschi infatti ad ammalarsi sarebbero soprattutto i giovani, che spesso sono portatori asintomatici del virus. Molto probabile è che anche in Italia e nel resto del mondo la dinamica sia questa, anche se al momento, data la scelta di non fare tamponi di massa, non possiamo confermarlo. La differenza non sta nell’età media della popolazione, come si potrebbe pensare. Semplicisticamente potremmo dire che in Italia si muore di più perchè si è più anziani. In realtà la Germania è un paese altrettanto anziano, ma la sua peculiarità è la distanza sociale tra giovani e meno giovani.

Italia e Cina infatti sono accomunate da percentuali piuttosto alte di giovani che vivono a stretto contatto con genitori e nonni. Al contrario in Germania i ragazzi lasciano il nucleo familiare in media a 23 anni. Possiamo supporre quindi che molti giovani sia in Italia che in Cina abbiano preso il virus, senza manifestarne i sintomi, e abbiano rapidamente contagiato i genitori con cui vivono. Mentre in Germania, dove la distanza sociale tra le generazioni è alta, è probabile che il virus abbia continuato a circolare tra chi è più resistente ad esso e quindi di conseguenza abbia provocato meno vittime.

Questa ipotesi è fortemente sostenuta anche da Bruce Aylward ossia il vicedirettore dell’OMS. Secondo quest’ultimo a supportare questa tesi è il fatto che in Cina e in Italia si siano ammalati soprattutto gli anziani, in Germania invece è successo l’esatto contrario.

Il terzo motivo per cui in Italia si muore e in Germania no si può ricavare guardando all’altro paese che si contraddistingue per i pochi morti: la Corea del Sud. I dati coreani parlano ad oggi di 104 morti su 8.897 casi. Cosa hanno in comune Germania e Corea del Sud? I tamponi di massa e i molti posti in terapia intensiva.

L’OMS si è mossa solo negli ultimi giorni per incoraggiare il modello tedesco e coreano, ossia quello dei test di massa. Nelle prime settimane dell’epidemia i tamponi effettuati all’interno degli ospedali e delle cliniche in Italia sono stati pochi, e questo soprattutto per l’incapacità del sistema di supportare un ampio numero di esami.

Solo in un secondo momento il numero di test è salito, permettendoci quindi anche di avere previsioni molto più reali di altri paesi. In Germania e in Corea del Sud ad ogni rilevamento di un caso positivo è corrisposto un ampio testing di tutti i suoi contatti. Stessa cosa non si può dire sia avvenuta in Italia, e questo potrebbe aver penalizzato la capacità di risposta del sistema sanitario e quindi aumentato la letalità del virus.

La differenza la fa anche e soprattutto il numero di letti in terapia intensiva. Secondo la Deutsche Krankenhausgesellschaft – ossia la confederazione degli ospedali tedeschi – i posti letto disponibili per il trattamento dei pazienti più gravi sono 28.000.

Sicuramente i 5.000 posti di terapia intensiva in Italia confrontati ai 28.000 della Germania chiariscono molte cose. Il sistema tedesco non rischierebbe il collasso neanche se l’epidemia raggiungesse le stesse proporzioni di quello che viviamo in Italia. Questo spiega l’ottimismo degli ospedali tedeschi rispetto alla situazione, e la relativa tranquillità nell’affrontare l’emergenza.

Ciò che spiega meglio di tutto perché in Italia si muore e in Germania no è la capacità del sistema sanitario. Una capacità che in Italia è stata drasticamente ridotta dal 2010 ad oggi, con decine di miliardi di tagli alle strutture e al personale che ad oggi condanno l’8% dei contagiati a morire.

Marika Moreschi.

 

 

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