Coronavirus, primo farmaco ad hoc per combatterlo

Gli studi sono in corso e non ci sono risultati definitivi. Ma bisogna essere fiduciosi nella ricerca e nelle nuove sperimentazioni

La notizia è questa. Finora per curare i malati affetti da Covid-19 sono stati utilizzati farmaci già esistenti e utilizzati per altre malattie, come quelli anti-Aids o quelli contro l’artrite reumatoide. Invece ora è stato messo a punto un nuovo farmaco creato appositamente per aggredire il Coronavirus Sars-CoV2.
Lo studio è stato pubblicato sul sito BioRxiv dal gruppo dell’Università olandese di Utrecht guidato da Chunyan Wang. È disponibile la sintesi dello studio, dove si specifica che i risultati raggiunti sono comunque dei report preliminari che non vanno riportati dai media come studi conclusivi o informazioni definitive.




Nello specifico, cita testualmente il sito olandese:

“BioRxiv sta ricevendo molti nuovi articoli su coronavirus 2019-nCoV. Un promemoria: si tratta di relazioni preliminari che non sono state sottoposte a revisione. Non dovrebbero essere considerati conclusivi, guidare la pratica clinica o il comportamento relativo alla salute o ancora essere riportati nei media come informazioni consolidate”.

Come funziona

Il farmaco è un anticorpo monoclonale specializzato nel riconoscere la proteina chiamata spike (artiglio) o indicata con la lettera S, che il virus utilizza per aggredire le cellule respiratorie umane. Quindi l’anticorpo, legandosi alla proteina che si trova sulla superficie del Coronavirus, gli impedisce di attaccare le cellule e di penetrare all’interno e quindi evita di replicarsi. Quindi pare che l’anticorpo abbia delle grandi potenzialità in termini di trattamento e prevenzione. Al momento della diffusione del Covid-19, i ricercatori stavano già studiando un anticorpo contro la Sars e si sono resi conto che erano efficaci anche per il Coronavirus.

Che tempi ci sono?

Occorreranno mesi prima che il farmaco sarà disponibile: i ricercatori dovranno fare una serie di sperimentazioni sugli animali e poi sull’uomo prima di arrivare in commercio. Gli studi sono in corso, la speranza degli scienziati olandesi è trovare una casa farmaceutica disposta a produrre l’anticorpo; questo  richiederebbe meno tempo che sviluppare un vaccino per il nuovo Coronavirus.

Le altre sperimentazioni

Il plasma dei pazienti guariti

In parallelo, poiché la ricerca sta cercando soluzioni in più direzioni, sono allo studio altre ricerche.
Tra queste, la possibilità di utilizzare il plasma di pazienti guariti dalla Covid-19, con alti livelli di anticorpi, è stato per questo firmato un protocollo in Italia da alcuni centri regionali con capofila il Policlinico San Matteo di Pavia. Per le infusioni di plasma ai malati si attende adesso il via libera dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Il farmaco contro l’artrite reumatoide

Il farmaco contro l’artrite reumatoide – chiamato con il difficile nome di tocilizumab – ha iniziato a essere sperimentato a da Napoli e si sta progressivamente estendendo in altre regioni italiane. Un anti-artrite che sembrerebbe prevenire l’esplosione delle citochine come reazione del sistema immunitario (considerata una delle ragioni dell’insufficienza d’organo che porta alla morte alcuni pazienti con coronavirus). La Roche ha annunciato la distribuzione gratuita.
Ma gli scienziati sono cauti, dopo gli studi in Cina, in Italia è ancora oggetto di forti sperimentazioni e non ci sono ancora conclusioni definitive in merito. Gli stessi medici affermano che al momento i farmaci maggiormente utilizzati sono le combinazioni sperimentali dei vecchi farmaci contro l’Aids, progettati per bloccare l’enzima che permette al virus Hiv di penetrare nelle cellule.

Perplessità sugli anti-infiammatori

Per dovere di cronaca, è bene dire che dalla Francia sono invece arrivate serie perplessità sull’utilizzo dei farmaci anti-infiammatori. Il ministero della salute francese ha specificato che prendere anti-infiammatori – come ibuprofène o cortisone – potrebbe essere un fattore aggravante dell’infezione. In caso di febbre, bisogna prendere paracetamolo. Un appello principalmente  rivolto ai medici e ai malati che sono in isolamento e non necessitano di cure particolari. Tali persone  devono comunque essere seguite dai medici.

Marta Fresolone

 

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