Corpi senza vita ritrovati sulle coste turche: un’inchiesta ne svela i responsabili

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Nel mese di settembre due corpi senza vita sono stati ritrovati sulle coste turche. Inizialmente si pensava si trattasse dell’ennesimo naufragio ma, dopo una serie di indagini condotte dal Lighthouse Reports, The Guardian, Mediapart e altre testate giornalistiche, si è scoperto che la responsabilità dell’accaduto sarebbe da imputare alla Guardia Costiera Greca.

I corpi senza vita sarebbero di Sidy Keita, della Costa d’Avorio, e Didier Martial Kouamou Nana, del Camerun. Secondo un testimone i due sarebbero stati prelevati con la forza dalla Guardia Costiera Greca, costretti a salire su un motoscafo, gettati al largo senza salvagente e lasciati in acqua a morire.



Il testimone in questione di nome Ibrahim racconta di essersi ritrovato sul motoscafo della Guardia Costiera Greca. Il ragazzo spiega di essere stato prelevato con la forza insieme ai suoi due compagni, Sidy e Didier, e di essere stato costretto a salire a bordo del motoscafo. A un certo punto i tre, dopo essere stati picchiati, sono stati buttati in mare senza salvagente. Le onde erano alte, il mare era molto agitato e Sidy e Didier sono annegati. Ibrahim è l’unico superstite di questo “tentato omicidio”, lo possiamo ben dire.

Ibrahim ha nuotato instancabilmente fino alla costa. Dopo aver raggiunto la riva il giovane ha scoperto il corpo senza vita di Sidy. Quello di Didier sarebbe stato ritrovato alcuni giorni dopo dalla Guardia Costiera Turca.

Non è la prima volta che la Guardia Costiera Greca fa ricorso a mezzi barbari per allontanare i richiedenti asilo. Spesso questi ultimi vengono messi su gommoni molto piccoli e vengono gettati in mare, lasciati a morire tra le onde.

Queste verità raccapriccianti sono venute fuori in seguito all’inchiesta condotta da Lighthouse Reports, The Guardian, Mediapart e altre testate giornalistiche e hanno messo in luce come le autorità greche non si pongano il problema del mancato rispetto dei diritti umani.

La  Grecia ha risposto alle accuse ribadendo che la sua polizia salva molte vite. Questa è soltanto una faccia di una medaglia che presenta molte sfaccettature. Il governo greco, infatti, ha un regime di detenzione dei richiedenti asilo. Questi ultimi, inoltre, subito dopo essere sbarcati sulle coste greche, vengono prelevati con la forza, messi su un gommone e mandati nuovamente alla deriva. Tutto questo è realtà ed è documentato dall’inchiesta.

Questa è la nuova strategia messa in atto dalla Grecia contro i richiedenti asilo che sbarcano sulle loro coste. Tutto questo è stato anche avvalorato dal racconto di altri due testimoni che hanno avuti rapporti diretti con la Guardia Costiera Greca e che, per questo, hanno preferito rimanere nell’anonimato. I due testimoni hanno infatti spiegato che, effettivamente, questo è il nuovo metodo di azione, la nuova strategia pianificata e messa in atto.

Una strategia che punta al terrore, alla persecuzione e alla morte. L’ONU ritiene che più di 3000 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo e l’Egeo. Grazie all’inchiesta che è stata condotta sono state messe in luce le atrocità commesse. Non si può, a questo punto, lasciare impunita una simile barbarie.

Irene Amenta

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