Cory Groshek: quando la truffa è legalizzata

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Chi non ha mai letto un libro, visto un film o semplicemente sentito parlare di una truffa?

Ultimamente un uomo del Wisconsin, Cory Groshek, ha gettato sicuramente le basi per una storia da cui forse un giorno nasceranno un romanzo o una pellicola. Il signore in questione si è reso infatti protagonista di eventi che, verificati o meno, lasciano comunque qualche perplessità. Nell’ultimo anno e mezzo, ha inviato il proprio curriculum ad alcune aziende a cui poi ha intentato causa, riuscendo ad ottenere rimborsi per un ammontare di circa duecentotrentamila dollari.

Fonte:intermarketandmore.finanza
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Ovvio lo scalpore suscitato da questa notizia, che ha portato l’opinione pubblica a dividersi tra coloro che giudicano l’uomo un truffatore e chi invece lo indica come un genio.

Probabilmente l’ingegnoso promotore di cause di lavoro avrebbe continuato e affinato il suo metodo di guadagno, se gli avvocati della Time Warner Cable, una tra le aziende prese di mira da Groshek, non avessero scelto di rifiutare la proposta di un accordo extra giudiziale da parte dello zelante candidato, e procedere per vie legali. Una volta reso noto il caso, il proficuo gioco è finito.

L’ideatore stesso della truffa ha rivelato che non era mai stato nelle sue intenzioni accettare un’offerta di lavoro da una delle quasi seicento ditte a cui aveva inviato la propria candidatura. Il suo scopo, peraltro raggiunto, era quello di identificare eventuali falle nell’iter di assunzione, per poi poter chiedere un risarcimento onde evitare, magnanimamente, di denunciare l’impresa.

Fonte:documentcloud.org
Fonte:documentcloud.org

Ben quarantasei società sono cadute nella sua rete, e più di venti hanno preferito cedere alla proposta di accordo arrivando a elargire fino a trentacinquemila dollari di rimborso, impauriti dalla minaccia di un’azione individuale e collettiva, che avrebbe coinvolto anche gli altri dipendenti assunti nell’ultimo anno.

Lo scaltro americano continua tuttavia a perorare la propria causa, insistendo di non aver agito da sprovveduto, ma di essersi ben documentato legalmente parlando, e ostinandosi nel sostenere che la violazione della legge da parte delle aziende, che previa assunzione hanno indagato su di lui e sulle sue finanze, è un dato di fatto.

Paola Bianchi

 

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