Cosa sta succedendo in Libano? Cento anni di storia per capire il presente

Cosa sta succedendo in Libano? La terribile esplosione avvenuta a Beirut il 4 agosto ha riportato il Paese al centro del dibattito internazionale. Ma per capire il Libano di oggi, tra povertà, scontri e movimenti di riforma, è necessario gettare uno sguardo alla sua (burrascosa) storia.

Una Nazione, molte anime

Per capire cosa stia succedendo in Libano, è necessario considerare prima di tutto l’assetto culturale e religioso del Paese.

Il Libano vanta una storia antichissima, contraddistinta dall’incontro tra un gran numero di popolazioni differenti, dai fenici agli arabi, dai cristiani europei agli ottomani. La sua posizione strategica sulla sponda asiatica del Mediterraneo ne ha fatto un crocevia tra Occidente e Oriente. Gli italiani, “popolo di navigatori” (e di mercanti) hanno instaurato fin dal Medioevo profondissimi rapporti con gli abitanti di queste terre. E ancora oggi il Libano rimane uno dei nostri principali partner commerciali.

Proprio in virtù della sua posizione e della sua storia, il Libano moderno si contraddistingue per una grande mescolanza etnica e soprattutto religiosa. Per buona parte del Novecento, la componente arabo-cristiana (soprattutto quella marotina, ossia cattolica) è stata tendenzialmente maggioritaria a livello demografico e, di conseguenza, politico.




La Repubblica libanese poggia infatti sul confessionalismo, un sistema istituzionale che mette al primo piano l’appartenenza religiosa dei cittadini nel determinare il funzionamento elettivo e giuridico della Nazione. Per capirci, le cariche principali dello Stato sono assegnate sulla base di criteri religiosi, in modo che ogni confessione abbia un’adeguata rappresentanza, proporzionale al proprio peso demografico.

Stesso ragionamento per i deputati, che devono essere per metà cristiani, e per metà musulmani. Tale suddivisione sostituì in realtà solo nel 1989 la precedente ripartizione dei seggi, fino ad allora assegnati in maggioranza ai cristiani.

La questione demografica è quindi centrale in Libano: la componente cristiana ha infatti conservato per lungo tempo una certa predominanza politica, in quanto fazione maggioritaria. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’esplodere delle tensioni in Medio Oriente ha invertito drasticamente i rapporti numerici, e di conseguenza l’equilibrio di forze.

Cent’anni di storia

Alla caduta dell’Impero Ottomano, la Francia, che aveva ottenuto il protettorato dell’area, stabilì l’indipendenza della regione che noi oggi conosciamo come Libano, ma che fino ad allora era stata considerata un corpo unico con la vicina Siria. Era il 1920.

Fu tuttavia solo durante la Seconda Guerra Mondiale che le autorità libanesi (dopo alterne vicende) ottennero l’indipendenza effettiva, liberandosi del mandato francese. Ma la pace durò ben poco: già nel 1948, il Libano si trovò coinvolto, anche se piuttosto marginalmente (rispetto ad altri Stati della Lega Araba), nell’attacco alla nascente Israele. Da allora, i rapporti con questa potenza sono sempre stati conflittuali.

In guerra, dentro e fuori

La sconfitta della fazione palestinese provocò infatti un vero e proprio esodo di profughi, che cercarono rifugio proprio nel vicino Libano. Una migrazione di massa che continuò per i decenni successivi, in concomitanza con i nuovi scontri che coinvolsero Israele e Palestina. Oltre ai civili, in Libano trovarono rifugio anche associazioni militanti come l’OPL (Organo per la Liberazione della Palestina).

Questa presenza attirò le attenzioni dello stato israeliano, che per ben due volte, a cavallo tra anni ’70 e ’80, invase il Libano, accusato di dare sostegno a ribelli e terroristi. Nel frattempo, si erano acuite anche le tensioni interne, che portarono, nel 1975, allo scoppio di una guerra civile che si protrasse fino al 1990. A contrapporsi furono la componente cristiana, tradizionalmente maggioritaria, e quella musulmana. Quest’ultima, anche in virtù della crescita demografica raggiunta con l’arrivo dei profughi palestinesi, rivendicava maggiore rilevanza politica.

La lotta fratricida è un elemento indispensabile per comprendere meglio cosa stia succedendo in Libano ai giorni nostri. Essa provocò infatti instabilità e distruzione in un Paese che, nei decenni precedenti, aveva conosciuto una crescita economica e infrastrutturale superiore a quella di molte nazioni confinanti. Si pensi che Beirut, città di antichissima origine, veniva definita, fino agli anni ’60, “la Parigi del Medio Oriente“.

Scende in campo la Siria

Falliti i tentativi di USA, Francia e Italia di riportare l’equilibrio nella regione, nel 1990 l’intervento della Siria mise la parola fine alla guerra civile. Tuttavia, la fase contraddistinta dall’influenza siriana fu tutt’altro che pacifica. Le ingerenze nella politica libanese da parte dell’ingombrante vicino non erano viste di buon occhio dai cittadini. Fu così che la morte, nel 2005, del primo ministro Rafiq Hariri scatenò una grande protesta, nota come Rivoluzione del Cedro.

Il governo siriano, accusato di essere responsabile dell’attentato ai danni di Hariri, fu costretto a ritirare le truppe. Ancora una volta, tuttavia, la situazione libanese era tutt’altro che stabilizzata. Ripresero infatti fin dal 2006 gli scontri lungo le zone di confine tra militari israeliani ed Hezbollah, il gruppo musulmano paramilitare nato negli anni ’80 durante la prima guerra israelo-libanese.

Proprio la questione Hezbollah è uno dei punti più complessi della storia libanese. Nemici giurati di Israele e Stati Uniti, appoggiati dalle autorità iraniane, i suoi militanti hanno raggiunto nel tempo una forza superiore a quella delle stesse milizie regolari. Arrivando addirittura a istituire un controllo alternativo a quello statale su certe zone del Paese. Ad oggi costituiscono un partito considerato legittimo anche da molte potenze europee, le quali, pur riconoscendo la natura terroristica di alcuni loro attacchi, preferiscono non bollarli come gruppo terroristico in toto.

Gli ultimi anni, tra elezioni e attentati

Cosa sta succedendo in Libano ad oggi? Gli ultimi 15 anni hanno visto, oltre alle tensioni mai sopite con Israele, il coinvolgimento del Paese nella crisi siriana. Anche in questo caso, le vicende politiche dell’ingombrante vicino hanno avuto significative ripercussioni sulla società libanese, tanto da condizionare le elezioni del 2009.

In questa occasione, infatti, i partiti si sono presentati in coalizioni miste sul piano religioso, ma unite dal punto di vista dell’atteggiamento nei confronti della Siria. Per la prima volta, il principio confessionale è sembrato venire meno, per lasciare spazio alla contrapposizione ben più concreta tra i fautori del governo siriano e i sostenitori dei ribelli.

La situazione politica è rimasta comunque traballante nelle due elezioni successive, mentre la guerra in Siria sconfinava in territorio libanese, con scontri e attentanti, e la crisi economica raggiungeva livelli critici. Dopo il default annunciato lo scorso marzo, il Libano si è trovato costretto a chiedere un prestito da oltre venti miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale.

Nel frattempo aumenta il numero dei suicidi per indigenza e nascono nuovi movimenti di protesta. Movimenti che, superando la tradizionale divisione religiosa, attaccano la classe politica a prescindere dal credo, accusandola di corruzione e di incapacità.

Cosa sta succedendo in Libano?

Questo il quadro della situazione libanese quando, il 4 agosto, il mondo accende la TV, sblocca lo smartphone, avvia il computer, e si trova di fronte le immagini di Beirut mangiata dalle fiamme. Una notizia che richiama subito alla memoria tutti gli eventi storici conflittuali fin qui ripercorsi: la guerra degli anni ’80, il conflitto civile, gli attentati di israeliani ed Hezbollah, la crisi siriana.

Le dinamiche dell’esplosione sono ancora poco chiare, tra chi parla di un incidente e chi sostiene invece la tesi dell’attentato. Di sicuro, la tragedia segna un nuovo, sanguinoso capitolo nella storia di un Paese travagliato.

Elena Brizio

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