Cos’è la cultura: leggere libri, visitare musei? No, è molto di più.

Cos’è la cultura: leggere molti libri, visitare musei, andare ai concerti di musica classica?

No, questo non basta. Per avere cultura non basta essere un mero fruitore, ma è necessario condividere intimamente un patrimonio spirituale di conoscenze. È questa l’opinione di Hermann Hesse, che nel suo scritto “La ricchezza interiore” ci illumina su cosa sia la cultura per lui e quale importanza debba avere nella nostra vita.
La prima domanda da porsi è proprio: cos’è la cultura?

La cultura, in opposizione alla natura, rappresenta tutto ciò che come valore spirituale l’uomo ha trovato e creato al di là dei bisogni contingenti e della nuda esistenza.

La cultura è dunque una creazione umana, un valore spirituale che l’uomo si è  dato per rispondere a delle esigenze immateriali. Per Hesse, a rispondere a questa definizione sono in primo luogo le religioni, le arti e le filosofie. Ma ad esse sono aggiunti anche altri elementi, come la canzone popolare, l’amore per la patria e per gli ideali di partito. Tutto questo è “cultura”, patrimonio spirituale, umanità.

Questo patrimonio si è conservato nel corso della storia mondiale e del cammino dei popoli. E si è venuto a configurare come un possesso indistruttibile, di cui nessuno può defraudarci, perché intimamente custodito e conservato nelle nostre anime. Il possesso di questo patrimonio ci ha resi parte di un’unica comunità basata sulla condivisione dello spirito. Come afferma Hesse:

Chi condivide intimamente questo patrimonio appartiene a un’indistruttibile comunità dello spirito e possiede qualcosa di cui nessuno lo può defraudare.

Secondo Hesse, nella vita possiamo perdere qualunque cosa: denaro, salute, libertà… Ma solamente la morte ci può privare dei valori spirituali che abbiamo davvero fatto nostri e custodito dentro di noi. Si potrebbe in realtà aggiungere al pensiero di Hesse che questo patrimonio continua a vivere anche dopo, e anche senza di noi. Le nostre idee e i nostri pensieri sopravvivono nei libri che scriviamo, nelle persone a cui insegniamo, nei figli che mettiamo al mondo.

Questo possesso viene messo davvero alla prova solamente nei momenti critici.

Nei periodi di prosperità e benessere siamo tutti in grado di interessarci alla cultura. È nei periodi di crisi che invece si può mettere alla prova quanto sia forte e stabile questo possesso. Come afferma Hesse:

È solo nei momenti difficili della vita che il carattere dell’uomo si manifesta senza veli. Allo stesso modo anche il rapporto con l’elemento spirituale o ideale, con tutto ciò che non si può gustare o afferrare, si mostra in tutta la sua vera natura e in tutto il suo valore solo quando i consueti sostegni della vita esteriore hanno ceduto o sono stati sconvolti

Hesse, con queste parole, sembra descrivere i tempi che stiamo attraversando. Tempi di incertezza e precarietà totale, sotto tutti i punti di vista. I parametri, gli schemi, le costruzioni esteriori che ci hanno sempre sostenuto sono caduti in rovina, si sono rivelati effimeri.

Un periodo di crisi è un periodo di scelta, di analisi, di separazione tra ciò che è utile conservare e ciò che invece va cambiato. Anche la cultura è un elemento che viene passato al vaglio. In questi giorni si parla dell’importanza dell’aspetto culturale nella vita del nostro Paese, della necessità di riportare al centro del dibattito la condizione delle librerie, dei musei, dei cinema, dei teatri, ma anche dei centri di culto. Ci si è chiesti che ruolo abbiano davvero per noi questi luoghi, che sono a tutti gli effetti luoghi dell’anima.



Ognuno di noi ha potuto interrogarsi sul ruolo che riveste la cultura nella propria vita. Per alcuni, quelli che la possiedono interiormente, si è rivelata un’ancora di salvezza, l’unica certezza su cui fare affidamento. Altri, che fino a qualche mese fa si dicevano patiti del cinema, avevano l’abbonamento al teatro o ai concerti, hanno invece perso totalmente contatto con questo mondo spirituale.

Chi insieme con la sua biblioteca perda il mondo spirituale e con l’abbonamento ai concerti perda anche la musica, è un pover’uomo, che indubbiamente non aveva stabilito neanche in precedenza un vero e giusto rapporto con quel sublime mondo dello spirito.

Secondo Hesse, il giusto rapporto con questi interessi non è quello del mero fruitore, per quanto colto, istruito ed esperto che sia. Costui è paragonabile ad un ricco possidente sfaccendato, che ripone nelle ricchezze tutta la sua identità e che una volta perso il denaro, si ritrova più povero di un mendicante. Il patrimonio culturale non è infatti qualcosa che si possa acquistare, comprare ed utilizzare. È invece qualcosa di intimamente condiviso.

Cosa intende Hesse con “condivisione intima” del patrimonio culturale?

Ogni grande artista, per dar forma alla sua arte, affronta conflitti interiori profondi e sconvolgenti. Di quest’arte non possiamo appropriarci alla leggera, standocene pigramente seduti su un divano. C’è bisogno di un’immedesimazione, di una compartecipazione. Come si risveglia questo senso di condivisione? Nell’esperienza personale del sacrificio e del dolore. Ognuno di noi si rende conto, nel corso della vita, di quanto le relazioni, le amicizie o i sentimenti duraturi siano il frutto di sofferenze e battaglie. Tutto ciò che è duraturo viene conquistato duramente. L’amore, i sentimenti più importanti non si possono comprare. Richiedono uno sforzo personale, continuo.

Inoltre, secondo Hesse, per capire cos’è la cultura è necessario considerare un’altra esperienza condivisa: quella del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Diventare adulti vuol dire saper riconoscere una continuità per mantenere la quale è necessario essere in grado di sottomettere e sacrificare le proprie voglie personali. Hesse afferma:

Come la società umana tollera e sostiene il singolo solo quando questi la riconosce e le tributa sacrifici, così la cultura comune a tutti gli uomini e a tutti i paesi richiede da parte nostra un’accettazione e una sottomissione, non una mera conoscenza, un mero uso e godimento.

Per acquisire davvero il patrimonio comune della cultura è necessario accettarlo interiormente e sottomettersi ad esso. Farsene carico, considerarlo parte di noi, lasciarci attraversare.

Solamente nel momento in cui nel nostro intimo avviene questo profondo riconoscimento, acquisiamo davvero la compartecipazione ai beni della cultura. Secondo Hesse, “chi abbia messo in pratica anche solo una volta un sublime pensiero, chi abbia portato un sacrificio a un atto di comprensione, uscirà dalla schiera dei puri fruitori per far parte di coloro cui il proprio patrimonio spirituale rimarrà fedele e inalienabile in qualsiasi situazione”.  Chi canticchia una canzone o ripete un verso dentro di sé andando a lavoro è in grado di possedere questo patrimonio spirituale più dell’uomo raffinato che ormai si sente “arrivato” e non dimostra più curiosità per questa sublime bellezza.

Hesse rivolge ai lettori un’esortazione che oggi assume un significato ancor più pregnante del solito:

Tu che sei triste e lontano dai tuoi cari, leggi di tanto in tanto una buona sentenza o una poesia, richiama alla memoria una bella musica, un bel paesaggio, un momento puro e onesto della tua vita!

E osserva, qualora le tue intenzioni siano serie, come quel momento diventa, quasi per miracolo, più luminoso, il futuro più consolante e la vita più piacevole!

In questi giorni, in cui il dolore fa venire a galla la verità su molti aspetti della nostra vita, è necessaria una riflessione collettiva e personale su cos’è la cultura. I posti in cui coltivare i nostri bisogni immateriali sono poco accessibili in questo momento, e a volte ci sentiamo abbandonati. Hesse, tuttavia, ci dà un messaggio di speranza: ognuno nel suo piccolo può riportare la propria mente ad un pensiero puro e onesto, una poesia, una canzone, un bel paesaggio. Lasciamoci sorprendere da questo piccolo spiraglio di luce, che può illuminare una giornata intera. La cultura non si fa nei salotti, né richiede sempre specifici luoghi. Cos’è la cultura dunque? È parte viva e pulsante della nostra anima, patrimonio condiviso intimamente, che ci fa sentire sempre vicini, anche se lontani.

 

Giulia Tommasi

 

 

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