1° gennaio 1948: entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana

Dopo infinite lotte al popolo italiano vennero riconosciuti i propri diritti

Il 2 e 3 giugno 1946, il popolo italiano votò per determinare la forma di governo da dare all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Nasce così la Repubblica Italiana. Il 1° gennaio 1948 entrò in vigore l’attuale Costituzione.

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Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”

Il 1946 è stato per l’Italia l’anno in cui un pezzo di storia si è concluso. In un referendum istituzionale, tenutosi il 2 e 3 giugno 1946, il popolo italiano ha votato per determinare la forma di governo da dare all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Nasce così la Repubblica Italiana.

 

Due date storiche

Il 22 dicembre 1947 è una data storica, il giorno in cui venne approvata dall‘Assemblea Costituente la Costituzione della Repubblica Italiana, con 215 voti favorevoli e 145 contrari. La stessa divenne effettiva il 1° gennaio 1948.




L’analisi di tutti e 139 gli articoli sarebbe impossibile, ma su alcuni vale la pena soffermarsi. Gli artt. che vanno dal numero 1 al numero 12 sono detti “principi fondamentali”, sarebbe cosa opportuna che fossero insegnati e ricordati, data la loro importanza. Allo stesso modo sarebbe doveroso tenere a mente che dietro ogni articolo della Costituzione, c’è chi ha dato la vita perché libertà e giustizia potessero essere pilastri fondanti della Carta Costituzionale.

In particolare gli articoli 1-2-3 dovrebbero essere monito per tutti coloro che scelgono di sopravvivere, piuttosto che vivere, sotto un Governo che non è più quello che la Costituzione descrive. Insegnamento per uomini che non si sentono responsabili per i fallimenti di un potere che hanno votato o peggio ancora che non si ribellano ad un Governo che non hanno voluto.

 

Il principio di sovranità popolare

L’Italia è una Repubblica democratica, e per espressa disposizione dell’art. 139 non potrà mai tornare monarchia. Una sorta di promemoria, perché gli italiani, qualcosa dalla storia, forse, l’hanno imparata. Nella nostra Costituzione democrazia equivale a governo del popolo, che è sovrano e ha un grande potere: il diritto\dovere di votare. Questo va insegnato ai giovani, tra i banchi di scuola. Va ricordato loro che per quanto sia comodo lamentarsi senza agire abbiamo il potere di farlo. L’educazione civica, materia oggi sottovalutata e spesso del tutto assente nelle scuole, dovrebbe avere un’importanza del tutto diversa. Ma in fondo si sa: il governo vuole “pecore” e non cittadini consapevoli.



I diritti inviolabili e doveri inderogabili

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2).

Si tratta di diritti assoluti, indisponibili, intrasmissibili, irrinunciabili, imprescrittibili e soprattutto sottratti alla revisione costituzionale, qualcosa che una volta conquistato, nessuno potrà più togliere. Per quanto incredibilmente idilliaco sia un discorso in merito ai diritti inviolabili dell’uomo, lo stesso art. 2 contiene le due facce della stessa medaglia, infatti chi non compie il proprio dovere non merita alcun diritto.

“la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Ciò che in Italia ormai si ignora è che ogni diritto comporta un dovere. Sarebbe bello un mondo in cui tutto ci viene concesso senza che nulla ci venga chiesto in cambio. Tuttavia i nostri diritti non sono altro che i doveri degli altri nei nostri confronti e viceversa.

Lo stesso articolo sottolinea quanto di più importate andrebbe tenuto a mente il “dovere di solidarietà”. L’uomo deve essere indotto a limitare la propria autonomia quando l’esercizio di essa può incidere su quella altrui così da sovvertire i bisogni degli altri. Si tratta di un concetto unico nella sua semplicità ma difficile da accettare: “limitarci” così da permettere a chi ci circonda di esercitare la propria libertà.

 

Il principio di uguaglianza formale e sostanziale

L’art. 3 della Costituzione stabilisce che:

tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”.

Il primo comma sancisce quello che è conosciuto come principio di uguaglianza formale, cioè il presupposto dell’uguaglianza giuridica dei cittadini. Perfettamente in linea con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che afferma: “tutti gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti”.

Il secondo comma, sancisce l’uguaglianza sostanziale, assegnando allo Stato il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini“.  Più semplicemente è il principio che dà al legislatore le linee guida per garantire che a tutti siano date le giuste opportunità.

 

Bisogna far vivere la Costituzione

Quella italiana è forse una delle più belle Costituzioni esistenti. È nata dalla lotta di uomini che volendo essere liberi, si sono opposti ad un’Italia che gli stava stretta. Ma è solo un documento cartaceo, non si applica da sola. Ogni singolo uomo, nella misura in cui può, deve impegnarsi affinché le “belle parole” che in essa sono scolpite diventino fattispecie concreta.




Una delle più grandi offese alla Costituzione, e ancor peggio a chi è morto per essa, è l’indifferenza. Il popolo italiano dovrebbe riflettere su chi è caduto per restituire all’Italia la libertà, che giorno dopo giorno, silenziosamente ci viene tolta. Di soppiatto, in mezzo a tante belle parole, così che il popolo non se ne accorga. Ma la verità è che libertà è come l’aria, prima o poi gli uomini non riusciranno più a respirare. Saranno soffocati da chi pretende diritti ma non adempie ai propri doveri.

Jessica Di Vita

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