Cotone: in Cina la più grande produzione, anche a costo di sfruttamento

Cotone e sfruttamento: la Cina ne è responsabile.

Ad oggi la Popolare Repubblica Cinese è responsabile della distribuzione di più di ¼ del cotone mondiale.  La maggior parte dell’area di coltivazione di cotone è presente nella regione occidentale dello Xinjiang. In questi campi, ancora oggi, oltre 1 milione lavoratori sono abusati e costretti a lavori forzati e massacranti. Grazie ad un’inchiesta la BBC ha portato alla luce i soprusi che migliaia di vite umane sono costrette a sopportare ogni giorno. In particolare, nei campi riformatori, sono imprigionati gli Uiguri. Questi ultimi sono una minoranza di religione musulmana che risiedono nella provincia dello Xinjiang. Sono vittime di una forte politica di repressione da parte del governo cinese, poiché visti come possibili terroristi (soprattutto dopo l’attentato del 2001 alle Torri Gemelle).

Cosa accade nei centri di “formazione professionale”?



I prigionieri subiscono torture, non vengono curati al bisogno, sono sottoposti a violenze di qualsiasi genere. In particolare, le donne vengono sterilizzate e sono costrette ad assumere farmaci anticoncezionali, così da non avere figli e bloccare la discendenza della minoranza islamica. L’ex detenuta Ziyawudun afferma in un’intervista: “Le urla, le suppliche, i pianti sono ancora nella mia testa”. 

La risposta di Pechino alle accuse




Pechino ha cercato di negare, nei limiti del possibile, l’esistenza dei campi. Grazie anche al forte controllo dei media, ogni tentativo di denuncia è stato stroncato dalla stampa cinese, che impedisce il veicolare  di informazioni “scomode” fuori dai confini nazionali. Recentemente, invece, il presidente Xi Jinping ha iniziato a descrivere le strutture come “collegi” che forniscono formazione professionale agli uiguri. Inoltre, proteggono il Paese dall’estremismo islamico e contribuiscono ad un massiccio e volontario programma di “riduzione della povertà”. La professione di “concezioni religiose troppo forti” e di “idee politicamente scorrette” sono alcuni dei pretesti che spingono il governo all’arresto.

L’inchiesta della BBC

Già nel 2019 il New York Times ha pubblicato più di 400 pagine di documenti riservati, scoperti dalla BBC, nei quali vi sono anche discorsi di Xi Jinping. Il presidente nel 2014 si assicurò che non si avesse “nessuna pietà” nei confronti della minoranza etnica. Nella documentazione vi erano tutti i dettagli sulle punizioni da infliggere e dai comportamenti da adottare.




Adrian Zenz, un membro della Victims od Communism Memorial Foundation di Washington, ha affermato alla BBC: “Chiunque abbia a cuore le ragioni dell’etica deve guardare allo Xinjiang, che rappresenta l’85% del cotone cinese e il 20% di quello mondiale, e dire: no, non possiamo più farlo”.

Mariachiara Giorgia Grosso

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