Credenze popolari: quando il folklore sopravvive alla scienza

Le credenze popolari sono un complesso di gesti e dicerie a cui siamo abituati, delle quali a volte non ci chiediamo il significato o l’origine. Possono essere considerate l’antenato delle fake news, a cui oggi siamo continuamente esposti. Hanno attraversato i secoli, forti della cultura popolare e favorite dalla tradizione orale, che le arricchisce di particolari ad ogni generazione. Come i miti e le leggende, nascono per dare una spiegazione a fenomeni naturali, una soluzione che nasce dal volgo, senza alcuna base scientifica.



Quante volte abbiamo provato i rimedi della nonna o ci siamo fidati dei racconti sentiti da qualcuno senza andare a cercare la motivazione scientifica? Secondo una statistica, gli italiani sarebbero al 3° posto nella classifica europea dei creduloni, subito dietro a Lettonia e Repubblica Ceca.

Non solo gatti neri, specchi rotti e scale sotto le quali non passare. Ecco alcune credenze popolari, da sfatare, e la loro origine storica.

Guarire l’orzaiolo guardando l’olio

C’è chi giura di essere guarito dall’orzaiolo fissando per qualche secondo l’olio d’oliva dentro una bottiglia. L’origine di questo rimedio della nonna sarebbe da ricercare nelle proprietà antiinfiammatorie dell’olio e di un suo composto, l’oleocantale. L’orzaiolo è un’infiammazione delle ghiandole sebacee che, salvo rarissime occasioni guarisce spontaneamente. A cosa serve allora guardare dentro la bottiglia dell’olio? Sembrerebbe assolutamente a nulla.

Bottiglie d’acqua anti-pipi

Molto utilizzate in alcune città, vengono poste delle bottiglie piene d’acqua ai lati delle porte, per evitare che gatti e cani decidano di urinare proprio in quel posto. Non si sa quando sia nato questo mito, ma l’origine potrebbe essere piuttosto recente visto l’utilizzo della plastica. La tradizione vuole che gli animali siano spaventati dall’acqua o dal proprio riflesso nella bottiglia. Risulta difficile da credere, ma un’interpretazione un po’ meno fantasiosa potrebbe essere quella di invitare i padroni a sciacquare i bisogni dei propri amici a quattro zampe

Credenze popolari antiche: alla larga dai carri funebri

Molte dicerie e credenze popolari hanno origine medioevale e, con qualche modifica, sono arrivate al giorno d’oggi. Ad esempio: perché si pensa che i carri funebri portino sfortuna? Questa credenza nasce nel 1300 con la peste, quando vedere un carro funebre girare per il proprio quartiere significava che un vicino era morto. Lo scompiglio interiore che questa notizia causava, e la possibilità di morire di li a poco, ha fatto nascere questa diceria (e il gesto scaramantico delle corna).

Il ferro e gli spinaci

Anche se i cartoni animati ci hanno sempre insegnato che mangiando spinaci saremmo diventati fortissimi in realtà non è cosi. Gli spinaci contengono sicuramente molto ferro, ma questo non è biodisponibile per l’assorbimento umano. Inoltre, altre sostanze presenti negli spinaci formano composti di coordinazione, rendendo il ferro ancora meno biodisponibile. Se siete alla ricerca di alimenti ricchi di ferro meglio mangiare lenticchie, fagioli e ceci.

Credenze popolari legate alle donne e la cucina

La tradizione popolare impone alle donne di non avvicinarsi alla cucina durante il ciclo mestruale. Sembrerebbe che, in quel periodo del mese, possano causare disastri incredibili! Maionese che impazzisce e vino che si inacidisce sono solo alcune delle preparazioni che risentirebbero degli sbalzi ormonali. Anche i prodotti che necessitano di lievitazioni, come pane e torte, sembra siano sensibili al tocco di una donna con le mestruazioni. Il mito è certamente legato al tabù del ciclo mestruale che nei secoli ha additato le donne come impure e inadatte alla vita sociale.

Strane tradizioni

Una signora era solita cucinare il cotechino tagliandone le estremità prima di metterlo a bollire nella pentola. La figlia incuriosita da tale pratica, chiese alla madre le motivazioni di questo gesto. La donna non seppe rispondere altro che “Così lo faceva mia madre”. Madre e figlia si recarono, quindi, dalla nonna per chiedere spiegazioni riguardanti questo metodo di cottura. La nonna, a sua volta, rispose che sua madre era solita tagliare le estremità del cotechino prima di cucinarlo. Le tre generazioni di donne, allora, si recarono dalla bisnonna, una vecchina che viveva ancora nella casa in cui era cresciuta da giovane. Interrogata su questa strana pratica, l’anziana donna rispose che non aveva una pentola abbastanza grande per cucinare il cotechino e aveva risolto questo problema semplicemente tagliandone le estremità.

Dicerie, credenze popolari e abitudini che si tramandano di generazione in generazione senza una reale ragione, solo perché siamo abituati così… e non ce ne siamo mai chiesti il motivo.

Giulia Fasano

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