Cresce il numero di laureati in Italia, ma non al Sud

Boom al Centro. Ma l'Italia resta penultima in Europa

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Il 26% di laureati tra i cittadini italiani di età compresa tra i 30 e i 34 anni. Numeri per nulla entusiasmanti ma tuttavia in crescita rispetto al 2015 e che fanno sperare in una ripresa per i prossimi anni. Crescono dunque i dottori al Nord, al Centro si parla addirittura di un vero e proprio boom con quasi 4.500 laureati in più, con un incremento del 6,2%. La stessa cosa non si può dire però del Sud, dove il numero dei laureati è addirittura in calo.

È il meridione dunque a far abbassare la media dei cittadini in possesso di una laurea, stando ai dati pubblicati dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’Italia, seppur crescendo rispetto all’anno precedente, si trova infatti al penultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea, seguita solo dalla Romania ultima in classifica. Persino la Turchia è riuscita a fare meglio di noi nel 2016, mentre Spagna, Grecia e Francia ci staccano nettamente con oltre il 40% di laureati. Irraggiungibili poi, con tassi attorno al 50%, le regioni scandinave come Svezia, Norvegia e Finlandia




Ma come dicevamo, in Italia qualcosa si sta muovendo. Nell’ultimo anno nel Belpaese si registrano infatti circa 3mila dottori in più, segnando un incremento dell’1%. Un segnale che lascia ben sperare per il futuro, soprattutto se si tiene conto del fatto che negli ultimi anni il numero degli immatricolati è sensibilmente calato. Ciò vuol dire che la maggioranza degli studenti riesce a portare a termine gli studi in tempi non più lunghissimi, segno di una maggiore efficienza nelle organizzazioni universitarie.

Segnali che vanno invece in controtendenza al Sud, dove appunto i laureati continuano a calare, evidenziando sempre più il divario Nord-Sud in termini di occupazione e di ripresa dalla crisi economica. Senza contare che ormai sono sempre di più i giovani che scappano al Nord o nel resto d’Europa in cerca di un futuro più stabile e rassicurante.

Se nelle università del Centro Italia escono circa 4.500 laureati, nelle regioni meridionali ne escono sono 1.500, pari all’1,7%. E le previsioni per il futuro non sono delle più rosee. Al Nord, invece, nonostante i numeri non siano in forte crescita come al Centro, si registra tuttavia un incremento rispetto al 2015. L’Italia passa dunque dall’ultimo al penultimo posto nella classifica Ue, ancora lontana, purtroppo, dagli obiettivi fissati dalla Commissione europea per il 2020, tra cui uno di questi riguarda proprio il numero di possessori di diploma terziario (laurea) nella fascia d’età tra i 30 e i 34 anni.

Se infine si tiene conto che nel 2016 la percentuale di laureati nella fascia 30-34 anni è cresciuta in tutta l’Unione, toccando quota 39,1%, ci si rende maggiormente conto della precaria situazione del Sud Italia. Che contribuisce a far scendere la media nazionale, attualmente stabile al 26%, lontana da quella fissata dalla Commissione europea che è del 40% per tutti i paesi. “I 12,9 punti di differenza tra noi e la media europea sono davvero troppi – ha dichiarato il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi – e fanno pensare che sulla Buona Scuola bisognerà ritornare”.

Gianni Chiarappa

 

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