Criopreservazione: nuova tecnica di scongelamento

Fin dai primi anni ’80 sappiamo come conservare tessuti viventi a bassissime temperature, un processo chiamato criopreservazione che porta alla vetrificazione degli organi conservati, la tecnica funziona gli organi si mantengono, il problema sorge quando li andiamo a scongelare.

criopreservazione tramite nanoriscaldamento
Fonte: stm.sciencemag.org

Attualmente non possiamo scongelare campioni più grandi di 1ml, si provocano danni e vere e proprie fratture nei tessuti. Navid Manuchehrabadi dell’università del Minnesota e colleghi hanno appena pubblicato un articolo a proposito di un’innovativa tecnica da loro ideata che sembra molto più efficace nel fare quel che serve per minimizzare questi danni.
La chiave si chiama rapidità e uniformità del riscaldamento, finora si è sempre utilizzato il riscaldamento per convezione, la nuova tecnica usa invece tecniche di nanoriscaldamento utilizzando nanoparticelle riscaldate tramite un campo magnetico. I ricercatori hanno messo in una soluzione particelle di ossido di ferro rivestite di silicone e le hanno riscaldate applicando un campo magnetico, questo ha permesso di riscaldare il campione in maniera molto uniforme. Gli scienziati hanno testato la tecnica su campioni (cellule di pelle umana, tessuto dal cuore di maiali e altri campioni biologici) fino a 50ml e i tessuti ne sono usciti praticamente intatti. Naturalmente questo è solo un inizio, a detta degli stessi ricercatori per essere applicata su più vasta scala la tecnica avrà bisogno di aggiustamenti.
Importanza in prospettiva della nuova tecnica
Non stiamo pensando (per ora) a fantascientifici viaggi spaziali in ibernazione, c’è un problema molto più immediato e terreno che potrebbe giovarsi di questa nuova tecnica. Sapete che attualmente non possiamo conservare organi e tessuti per più di quattro ore? avrete visto in qualche film la corsa spericolata per portare il cuore di un donatore a un paziente in attesa, come detto la conservazione per vetrificazione a bassissima temperatura finora non era applicabile a causa dei danni subiti in fase di scongelamento. Sapete che buona parte degli organi che vengono donati vanno sprecati per l’impossibilità di conservarli? e magari in quel momento non ci sono pazienti compatibili tra quelli che si possono raggiungere. Avendo la capacità di conservare e scongelare in maniera sicura organi e tessuti si azzererebbero le liste di attesa, non solo gli organi non andrebbero sprecati ma si avrebbe più tempo per controllare le compatibilità.

Roberto Todini

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