Crisi climatica e ambientale: il nuovo vocabolario per capirne cause ed effetti

Riscaldamento globale ed effetto serra sono le più inflazionate, ma quali sono le altre parole che gli scienziati hanno coniato per spiegare la crisi climatica e ambientale del nostro secolo?

Le cause del cambiamento climatico hanno origini antiche, motivo per cui non si possono condannare solo le attività antropiche attuali, il cui contributo rimane indubbio. Invece, gli effetti si percepiscono soprattutto oggi e, infatti, assistiamo sempre più spesso a fenomeni naturali anomali per intensità e frequenza. Insomma, tale nuovo scenario, complesso e pericoloso, ha costretto la comunità scientifica a scrivere un nuovo vocabolario, così da comprendere meglio la crisi climatica e ambientale che stiamo vivendo.




Una grande confusione generale

Gli effetti del cambiamento climatico sono un argomento ormai estremamente attuale e, infatti, si è guadagnato un ampio spazio sui giornali, in televisione e su internet. Tuttavia, in questo bombardamento quotidiano di informazioni, il vero e il falso si intrecciano creando non poca confusione tra gli uditori, nonché una sostanziale e pericolosa disinformazione.

Quindi, dal momento che la crisi climatica e ambientale influenzano sempre più profondamente gli equilibri naturali e il nostro modo di vivere, produrre e consumare, un linguaggio specifico si è reso necessario. Ma quali sono alcuni di questi nuovi neologismi che sempre più utilizziamo per comunicare?

Firenado

Letteralmente significa “vortice di fuoco” e potrebbe verificarsi in presenza di un incendio di grandi dimensioni e di determinate condizioni ambientali. Infatti, qualora ci fossero una corrente forte, una particolare differenza di temperatura dell’aria e una specifica geometria della fiamma, il fuoco potrebbe formare un vortice che, ruotando molto velocemente, assomiglia a un tornado.

In genere, gli incendi scaldano notevolmente l’aria dell’ambiente dove si sviluppano. Essa, diventando più leggera, sale verso l’alto con le ceneri, mentre quella circostante, poiché più fredda, si muove in direzione contraria. Tuttavia, la presenza di vento, e ostacoli sul terreno potrebbero facilitare la formazione di una colonna vorticosa di fuoco.

I firenados raggiungono anche i 10-15 metri di altezza, non hanno un diametrocrisi climatica e ambientale particolarmente ampio e durano pochi minuti. Tuttavia, si sono verificati casi straordinari in cui hanno superato il chilometro di altezza e una velocità di oltre 160 km/h, rimanendo in azione per circa 20 minuti.

Attenzione all’uso delle parole

Talvolta, il termine viene impropriamente usato per descrivere fenomeni che, in realtà, non sarebbero classificabili come tali. Invece, tra i firenados più pericolosi e documentati si ricordano: il Giappone (1923), la California (1926), dopo un incendio in una fabbrica di petrolio, e il Carr Fire (2018).

Temporali secchi

Per quanto possa sembrare contradditorio e ossimorico, questo fenomeno esiste. Di solito, si verifica soprattutto nelle regioni del sud-ovest degli Stati Uniti, nel periodo tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate. In linea generale, siamo abituati a vedere la pioggia cadere durante i temporali, ma può anche capitare di non osservarla, poiché evapora prima di raggiungere il suolo.

crisi climatica

Durante un dry thunderstorm (temporale secco) sono comuni fenomeni quali lampi e tuoni, ma, in presenza di nuvole temporalesche molto alte e di bassi livelli di umidità, l’acqua evapora rapidamente, senza raggiungere terra. Ciò si verifica, se si accumula calore sotto la copertura nuvolosa, ovvero quando si forma il cosiddetto baldacchino aereo. In conclusione, osservando le nubi, si noterà un piccolo ramo di pioggia (la virga), che fuoriesce dalle nuvole, ma si interrompe subito.

Un pericolo di incendio

I temporali secchi sono spesso la causa di incendi, poiché i fulmini, in assenza di acqua, sono dei veri e proprio combustibili. Inoltre, la condizione di siccità facilita il diffondersi del fuoco sulla vegetazione, la quale è spesso in queste zone particolarmente secca. Talvolta, può verificarsi la presenza di pioggia, ma si parla comunque di un fenomeno minimo, inutile a contrastare gli eventuali incendi.

Nuvole “pyrocumulonimbus”

Anche dette cumulonimbus flammagenitus, si formano al di sopra di intense fonti di calore, ad esempio le eruzioni vulcaniche, e sono la manifestazione più intensa di un processo convettivo innescato dal fuoco stesso. In pratica, rappresentano un’evoluzione dei pirocumuli, in quanto presentano una maggiore estensione verticale, grazie alla quale possono raggiungere l’alta troposfera e anche la bassa stratosfera.

Il fumo caldo del fuoco forma un pennacchio di calore nell’atmosfera, la cui aria comincia a salire verso l’alto, dove si raffredda e si espande. Di conseguenza, il vaporecrisi climatica acqueo si condensa sulla cenere e genera una nuvola grigio-marrone, da cui potrebbe svilupparsi un temporale. Quest’ultimo talvolta trasferisce le braci del fuoco lontano dalla area di origine.

Il problema degli inquinanti e del cambiamento climatico

Secondo diversi studi, le nuvole di pirocumulonembo sono responsabili di una serie di sostanze pericolose trasportate sotto forma di aerosol. Inoltre, il riscaldamento globale sembra incrementare la frequenza degli incendi e, quindi, dello sviluppo di tali nuvole. Tra il 2019 e il 2020, i boschi dell’Australia sono stati colpiti da una serie di eventi incendiari, durante i quali sono stati superati gli 800 °C.

Pochi giorni fa un’ondata di caldo anomala ha colpito il Canada e gli Stati Uniti, che hanno raggiunto temperature record: 49,6 °C. Purtroppo, valori così alti facilitano il divampare degli incendi e la formazione dei pirocumulonembi, a loro volta responsabili del divampare di nuove fiamme.

Solastalgia e crisi climatica

Termine coniato nel 2003 dal filosofo australiano Glenn Albrecht, descrive un sentimento di nostalgia e stress emotivo, causato dai cambiamenti ambientali. In particolare, tale malessere si manifesta in risposta a un’incapacità di controllare i mutamenti sia di piccola entità, ad esempio un’eruzione vulcanica, sia di portata maggiore, quale è il riscaldamento globale.

Per ragioni facilmente intuibili, la solastalgia è una malattia dell’Antropocene, ovvero dell’era nella quale si osserva maggiormente l’impatto dell’uomo sul Pianeta. A tal proposito, diversi studi hanno già confermato quanto eventi estremi come alluvioni, ondate di caldo e tempeste possono facilitare manifestazioni di stress e ansia.

La sintomatologia caratteristica può avere durata breve, ma anche protrarsi nel tempo e diventare cronica. In particolare, si registrano casi di depressione, stress, ansia, alienazione e, non di rado, sono stati registrati casi di aumento dell’aggressività e delle pulsioni suicide. In genere, queste problematiche abbassano le difese immunitarie rendendo le persone più vulnerabili alle malattie.

La nostra sfida più pressante è mantenere il nostro pianeta sano. Questa è la più grande responsabilità e opportunità dei nostri tempi.

Una maggiore consapevolezza degli effetti della crisi climatica e ambientale che stiamo vivendo oggi c’è, ma non basta.  É urgente anche un drastico cambiamento culturale da parte di tutta la popolazione, nonché l’appoggio di tutte le istituzioni.

Insomma, bisogna creare un clima di partecipazione e collaborazione mondiale non solo nel trovare un lessico comune, ma anche, e soprattutto, nell’agire: le parole aiutano a capirci, ma i fatti, forse, ci salveranno dall’irreparabile.

E se la scienza oggi è troppo impegnata a trovare soluzioni agli errori del passato, noi dobbiamo necessariamente imparare a comportarci bene, per tutelare ora quello che potrebbe essere un ricordo domani.

Carolina Salomoni

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