Crisi di governo: il vangelo secondo Matteo, Renzi o Salvini?

Il dibattito politico di ieri, tra i più tragicomici degli ultimi anni, è stato così condito dalla morale cattolica, retaggio di ogni italiano, palla al piede per alcuni, catenina al collo per altri.

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Secoli e secoli di battaglie, tanto sangue versato in nome di un dio, contro un altro dio, o contro la sua strumentalizzazione in politica. Nella giornata di ieri, lo strumento religioso è ritornato protagonista della dialettica parlamentare.

 

Il capo politico della Lega (non più Nord) Matteo Salvini ha citato il Papa Giovanni Paolo II. Immediatamente fischiato dagli avversari, ha risposto con una delle sue consuete provocazioni ormai da manuale, ponendo a paragone il santo con Saviano. Due figure così diverse che solo chi è scevro di cultura politica e di complessità intellettuale può ardire un tale paragone.

Il Vangelo secondo Matteo Renzi

È stata poi la volta di Matteo Renzi che ha cavalcato l’onda del suo avversario per colpirlo e scavarne le debolezze. Dopo aver accusato quella parte politica di essere l’artefice del clima di odio che si respira attualmente in Italia, un clima da Alabama anni ’50, ha citato il Vangelo secondo Matteo, ‘avevo freddo e mi avete accolto, avevo fame e mi avete dato da mangiare’. “Se crede in quei valori – ha concluso l’ex segretario del Pd – faccia sbarcare quelle persone che sono ferme, ancora adesso, ostaggio di una politica vergognosa”.




Quelle persone sono finalmente sbarcate ma non grazie ad un ripensamento dell’umile servitore Salvini, ma grazie a tutte quelle Istituzioni ancora esistenti in grado di contrastare una politica folle e disumana.

Contrastare chi strumentalizza la religione è ardua impresa

Il difficile percorso verso la laicità dello Stato è un percorso a ostacoli il cui finale è ancora da scoprire. Appellarsi alla religione per ottenere il consenso del popolo è uno strumento sovente efficace e ardua impresa è contrastarlo. Ci ha provato anche un esponendo del M5S ieri, Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia al Senato. “A mio avviso, anche da credente – ha asserito il senatore Morra – quanto dichiarato dal Ministro Salvino offende la sensibilità di tanti. In relazione a quanto gli è stato eccepito dal Presidente del Consiglio in merito all’uso di simboli religiosi, questo Paese ha una lunga storia di dibattito e di riflessione per cui in tanti abbiamo imparato che la laicità dello Stato è un valore indiscutibile, su cui soprattutto l’uomo politico deve essere molto molto prudente”.

Per ignoranza e non per intenzione?

Il senatore Morra, al suo secondo e probabilmente ultimo mandato, ha infine aggiunto: “Matteo Salvini, l’8 di agosto, ha fatto sapere, urbi et orbi, dando la benedizione dal papeete beach, che bisognava interrompere l’esperienza di governo. Ha poi avviato un tour (non un pellegrinaggio)ed è venuto anche in Calabria, passando per Isola Capo Rizzuto e per Soverato, incontrando cittadini e venendo contestato da cittadini, ma soprattutto ostentando rosario. Ora, in terra di Calabria, ostentare il rosario, votarsi alla Madonna, laddove c’è il santuario cui l’ndrangheta ha deciso di consegnarsi, significa mandare messaggi in codice a certe forze, che uomini di Stato soprattutto debbono combattere. Sicuramente, però, è stato per ignoranza, non per intenzione – ha concluso ironicamente Morra – Voglio concedere che in Italia ci sono 60 milioni di innocenti fino a prova contraria. Quindi, padre perdonalo perché non sapeva quello che faceva”.

Il dibattito politico di ieri, tra i più tragicomici degli ultimi anni, è stato così condito dalla morale cattolica, retaggio di ogni italiano, palla al piede per alcuni, catenina al collo per altri. Mentre il Presidente Mattarella sta vagliando la possibilità di superare la crisi di governo all’interno dell’attuale Parlamento, non ci resta che pregare per un governo migliore del precedente.

Giulia Galdelli

 

 

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