L’Onu sembra aver finito i soldi: a rischio gli stipendi di novembre

La causa è da attribuire ai ritardi nei pagamenti da parte di sessanta stati membri

Onu
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Non ci sarebbero più soldi nemmeno per far funzionare le scale mobili e gli ascensori secondari. A rischio i progetti e le riforme previste per il prossimo anno. E gli stipendi dei dipendenti per il prossimo mese. L’incredibile crisi di liquidità dell’Onu. 




Un’importante crisi di liquidità sta riguardando le Nazioni Unite in questo periodo. L’organizzazione ha infatti diramato una lettera, tramite il segretario generale Onu Antonio Guterres, e si è rivolta a tutti i dipartimenti, gli uffici e le missioni politiche speciali, riservandosi di varare alcune misure.

Il problema è collegato ai ritardi nei versamenti dei contributi da parte di alcuni membri, tra cui Usa, Israele, Brasile, Messico, Argentina, Iran e Venezuela. Le conseguenze in cui questi Stati potrebbero incorrere riguardano il blocco delle assunzioni, l’acquisto di beni e servizi (comunque non essenziali), le limitazioni nelle traduzioni dei documenti e dei viaggi. Il livello di preoccupazione è tangibile,  visto che anche il riscaldamento, l’aria condizionata, gli ascensori non essenziali e scale mobili non di primaria importanza e la fontana esterna lavoreranno a regime ridotto.  Se la situazione di insolvenza dovesse protrarsi ancora a lungo, l’Onu potrebbe avere problemi nell’erogazione degli stipendi di novembre ai propri dipendenti.





A subire le conseguenze di questi ritardi saranno poi anche i progetti e le riforme già previste, compresa tutta l’attività di organizzazioni interne come l’UNICEF. Basti pensare che l’Assemblea Generale di settembre è stata coperta solo dai tagli portati avanti dall’inizio del 2019.

Il sistema di contribuzione

Il finanziamento dell’Onu avviene su base obbligatoria e su base volontaria. La parte del budget ordinario che riguarda la normale gestione degli organi e del personale. I contributi dei vari stati sono proporzionali rispetto al PIL e al livello di indebitamento di ogni stato membro. I cinque paesi permanenti (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) sono tenuti a versare una quota più alta.

L’attacco di alcuni politici statunitensi contro l’insolvenza del loro Paese 




Il budget previsto dalle Nazioni Unite per il prossimo anno contabile ammonta a 2,87 miliardi di dollari: da versare restano ancora 1,3 milardi. Gli Stati Uniti sono lo stato ad avere la “responsabilità” maggiore: il loro contributo ammonta al 22 per cento del budget ordinario. Per il 2019 gli Stati Uniti non hanno ancora versato i loro 670 milioni di dollari e hanno ancora 381 milioni arretrati. relativi ad anni precedenti.  Trump si è più volte scagliato contro l’Onu e ha spesso invocato una riforma per riequilibrare il sistema di quote, ritenuto troppo gravoso da parte degli Stati Uniti. Solo 133 stati (Italia compresa) su 193 risultano al momento in pari con la contribuzione.

Elisa Ghidini

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