Crisi economica in Libano: lo spettro del Venezuela

La crisi economica in Libano ha portato alla carenza di beni di prima necessità, tra cui il latte per i neonati. Una commissione del parlamento si è riunita per parlare del problema. Ma non è l’unico, e forse non basterà.

Il problema del latte

Tra le teorie riguardo l’etimologia del nome Libano, una vuole che il nome derivi dalla radice araba لبن (laban), ossia: latte.

Il latte, solo l’ultimo dei tanti incubi di un paese in difficoltà.

Il 12 aprile la commissione del parlamento libanese per le donne e i bambini si è riunita per discutere il problema della malnutrizione infantile. In diverse aree del paese la crisi ha portato ad una carenza di latte in polvere, fondamentale per la crescita dei bambini. 

La deputata Inaya Ezzedine ha dichiarato che la commissione, insieme al Ministero della Salute, lavorerà ad un piano per aiutare le famiglie ad ottenere latte artificiale. Bene che scarseggia dagli scaffali al pari di tantissimi altri prodotti essenziali. 

L’orlo del baratro

La crisi economica in Libano dal 2019 in poi ha portato il paese sull’orlo del baratro, con uno dei più alti debiti pubblici al mondo. La lira libanese il 2 marzo del 2021 ha toccato il record di svalutazione rispetto al dollaro statunitense, e ora si prospetta un conseguente enorme problema. Si pensi che il paese importa l’80% dei suoi beni di consumo, e la svalutazione della Lira porta conseguenze rilevanti in questo senso.

La crisi economica in Libano non sembra devastante se ci si riferisce al cambio ufficiale, secondo il quale oggi un dollaro varrebbe 1.523,66 lire libanesi. Nel mercato nero, tuttavia, il cambio sale a circa 12.000 Lire ogni dollaro. La scarsità nelle casse dello stato di liquidità in dollari fa il resto, portando ad una difficoltà nell’importazione dei prodotti.

Come riporta Al Jazeera, il risultato è uno: il cibo nel paese costa cinque volte di più rispetto al 2019.  

Il volto della crisi

Un report della Commissione economica e sociale per l’Asia Occidentale ha mostrato come i libanesi in povertà siano saliti dal 28% nel 2019 al 55% nel 2020. Ad oggi più della metà della popolazione del Libano è in una situazione di difficoltà nel reperire beni essenziali. Le proteste antigovernative sono state violentissime e andate avanti fino allo scoppio della pandemia, che ha congelato la situazione. La successiva esplosione nel porto di Beirut avvenuta nell’agosto del 2020 ha accelerato dunque una crisi economica già pesante. Il porto della capitale costituisce uno snodo fondamentale per le importazioni del paese, e ad oggi lavora solo in parte.

La situazione preoccupa anche l’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Il Libano ha uno dei più alti tassi di presenza dei rifugiati pro capite. Tantissimi di questi, soprattutto siriani, vivono sotto la soglia di povertà.

Il paese mediorientale attraversa dunque uno dei momenti peggiori della sua storia, fatta anche di anni di prosperità nei quali veniva chiamato “la svizzera del medio oriente”. Quegli anni, come spiega un articolo di Ultima Voce, rappresentano un lontano ricordo.

Oggi, la crisi economica in Libano sta portando la nazione davanti allo spettro del burrone, nel quale sta precipitando da anni il Venezuela di Maduro.

Emanuele Di Casola

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