Crisi idrica di Flint: quando il sogno americano è una chimera

La crisi idrica di Flint sembra sulla via della risoluzione, ma la pandemia e la sfiducia dei cittadini dicono il contrario

immagine da: wikimedia commons
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Quanti di voi hanno sentito parlare della crisi idrica di Flint in Michigan? Forse solo alcuni; magari gli appassionati di Michael Moore che, nel suo docu-film Fahrenheit 11/9 sulle elezioni di Trump, gli ha dedicato uno spazio.
Ma cos’è la crisi idrica di Flint? In breve, la città del Michigan non può utilizzare la sua acqua perché inquinata da piombo. Com’è potuto accadere, e perché ha senso parlarne ancora? Per rispondere a queste domande dobbiamo fare un passo indietro.

L’origine del problema

La crisi idrica di Flint inizia nel 2014, quando un gruppo di funzionari della città inaugura una nuova fonte di acqua: la sorgente di approvvigionamento di Flint non sarà più il lago Huron ma il Flint River.
Le conseguenze, nonostante si fosse sostenuto il contrario, cominciano a farsi sentire da subito. L’acqua è visibilmente torbida, ha un cattivo odore e sapore. Presto la gente comincia a stare male, a perdere capelli, a presentare eritemi sul corpo; ad essere maggiormente colpiti sono i bambini, avvelenati dal piombo.

La scelta di cambiare la sorgente da cui attingere acqua è figlia della crisi finanziaria in cui versa la città, che ha richiesto dei tagli di bilancio. Flint, infatti, è tra le città più povere d’America.
La decisione prende avvio nel 2013 quando l’allora governatore del Michigan, Rick Snyder, chiude il contratto di fornitura dal lago Huron (da cui si rifornisce anche la vicina città di Detroit) per attingere dal fiume Flint. Questa manovra doveva essere temporanea, nell’attesa di costruire un sistema di approvvigionamento proprio, così da risparmiare 19 milioni di dollari in 8 anni.
In realtà, secondo il regista Michael Moore, originario della città, le motivazioni alla base della crisi idrica di Flint sarebbero altre.

Interessi economici

Nel 2010 Rick Snyder, amico di Trump già da prima che fosse presidente, viene eletto Governatore del Michigan e intraprende una “scalata” per aumentare potere e consenso. Comincia a destituire alcuni assessori per insediarci amici e sostenitori, così da privatizzare l’amministrazione pubblica; firma una legge sull’amministratore per le emergenze: nelle città con questo tipo di gestione il 50% degli afroamericani è sottoposto a uno stretto controllo, contro il 2% dei banchi.
Si tratta di una discriminazione razziale in piena regola, una delle discussioni più calde in America, soprattutto nell’ultimo mese dopo la morte di George Floyd.
È così che la città di Flint, povera e a maggioranza afroamericana, è il target perfetto per l’ascesa di Snyder.

Il Governatore decide di firmare per il citato acquedotto, della cui costruzione avrebbero beneficiato i suoi investitori, i finanziatori della sua campagna elettorale e le banche. E mentre l’acquedotto era in fase di costruzione, la città avrebbe ricevuto l’acqua dal suo inquinatissimo fiume, bacino di liquami industriali. Michael Moore, da sempre senza peli sulla lingua, dice che si tratta di “pulizia etnica a rallentatore”. Sono molti, specialmente i cittadini, a sostenere che una situazione del genere non si sarebbe verificata in una città benestante e a maggioranza bianca.

I danni alla salute

La situazione precipita quando, oltre che ad ammalarsi, la gente comincia a morire di legionella (si contano circa 91 decessi). È così che nel clima di proteste il Governatore Snyder decide di mandare un inviato per monitorare la situazione. Il report che ne viene fuori non è per niente rassicurante e tra le righe si legge la forte raccomandazione di tornare a prendere acqua dal lago Huron (“they should try to get back on the Detroit [Lake Huron] system ASAP before this thing gets too far out of contol”).

Piombo nel sangue

non c’è una soglia di sicurezza quando si tratta di piombo. È potente e irreversibile” sono queste le parole della dottoressa pediatra Mona Hanna-Attisha, che si è occupata di portare all’attenzione pubblica quello che stava succedendo alla salute di migliaia di bambini.

“Il piombo diminuisce il quoziente intellettivo dei bambini, causa disturbi al controllo degli impulsi e della memoria; ha anche effetti sul DNA”.

La responsabile del Dipartimento della Salute a Flint, April Cook-Hawkins, denuncia un tentativo di insabbiamento, da parte della autorità, dei dati da lei raccolti sulle analisi del sangue dei bambini della città. Quando le hanno chiesto di mentire e falsificare i reali valori di piombo presenti nel sangue, si è rifiutata.




La General Motors

Snyder continua però a ignorare ogni appello e gesto di buonsenso, decidendo di approvare un cambio di approvvigionamento dell’acqua solo per la fabbrica della General Motors. Si, perché Flint è la città dove la GM fu fondata. Questo l’ha portata ad essere per anni una cittadina ricca, con 250mila abitanti, molti dei quali impiegati nell’industria automobilistica, con molte altre attività sorrette dall’economia generata dagli operai.
La città entra in crisi quando la General Motors comincia licenziamenti di massa in concomitanza con la chiusura di alcuni stabilimenti, con un conseguente declino economico per tutta la popolazione: gli abitanti si dimezzano e la povertà cresce (oggi con un tasso del 40%).

Ma torniamo alla crisi idrica di Flint: cosa c’entra l’industria automobilistica? Nonostante la grave situazione a danno della salute dei cittadini, sono nuovamente gli interessi economici a farla da padrone. Come accennato, infatti, Snyder concede solo alla General Motors di rifornirsi dalle acque del lago Huron perché l’acqua inquinata del fiume Flint corrodeva le componenti delle auto in produzione. Questa mossa è stata fatta per accontentare un’industria, la GM, che ha investito nelle associazioni di governatori repubblicani, finanziandone di fatto le elezioni.

Ascesa di Trump

Di fronte la “gestione” della crisi idrica di Flint, vedendo come un governatore possa minare alla vita e alla salute di comuni cittadini (afroamericani per lo più) rimanendo impunito, un Donald Trump non ancora presidente decide di cavalcare l’onda. Comincia a scagliarsi pubblicamente contro le minoranze etniche, gli afroamericani e gli immigranti, come continua a fare ancora oggi.

Un atteggiamento, in realtà, che non ha mai tenuto nascosto e che è stato il cavallo di battaglia nella sua candidatura. La sua ascesa alla presidenza è stata poi aiutata dalla latitanza del Partito Democratico e dell’allora presidente Obama che non si è interessato in modo adeguato alla vicenda di Flint sottostimandone la portata e minimizzando i danni.

La sfiducia nei democratici e nella democrazia

Nel maggio del 2016 Obama fa visita alla città, accolto e atteso con ansia da tutti i cittadini che credevano nella sua rappresentanza. Nonostante avesse già dichiarato l’emergenza nazionale, in quell’occasione perde molti consensi: prima di intervenire ci sono voluti due anni e dopo quell’incontro ci ha messo mesi per stanziare dei fondi (170 milioni di dollari) per risolvere la questione. Si deve, infatti, attendere il dicembre dello stesso anno per vedere realizzato l’accordo sugli aiuti economici necessari a sostituire le tubature della città. Dopo quell’incontro molte persone non si sono più recate alle urne, ponendo l’attenzione su un atteggiamento sempre più diffuso anche da noi, in risposta a un sistema democratico percepito come carente.

La crisi del Partito Democratico sta riguardano anche l’Europa, in particolare l’Italia: da anni si lamenta una sua scarsa presenza e forte opposizione alla controparte. È naturale che una lacuna simile venga colmata nel modo più semplice dagli autocrati di destra e dalla loro imperante presenza mediatica.

Le cause concomitanti

La crisi idrica di Flint nasce da una concomitanza di cause. L’acqua inquinata non è l’unico problema di per sé: questa va a corrodere le vecchie tubature di piombo della rete idrica, facendo trasportare il metallo dall’acqua e causando l’avvelenamento. Nella sua visita a Flint, Obama aveva ribadito come un sistema di filtraggio avrebbe permesso la normale fruizione e potabilità dell’acqua. Miglioria che spetterebbe allo Stato anche tenendo conto del fatto che sia stata l’avidità di un Governatore a portare a questa situazione.

I problemi, o meglio i suoi strascichi, sono dunque più profondi. Si tratta di una vicenda lunga anni, mal gestita, insabbiata, in cui giocano un ruolo fondamentale corruzione ed avidità da un lato, e razzismo e povertà dall’altro. È per queste ragioni in particolare che si prefigura come questione attualissima, riflesso di quell’America satura del pensiero calvinista che vuole mascherare gli abusi e le mancanze nei confronti delle persone situate in basso nella scala sociale. La stessa America che ha dato il via alle proteste per la morte di George Floyd, risvegliando le coscienze e i problemi analoghi in tutta la società occidentale.

I test militari

A minare ulteriormente la fiducia nel governo entra in gioco anche un’altra questione che vede protagonista la città. Nel giugno 2016 il Dipartimento della Difesa decide di fare di Flint un campo di addestramento militare. L’esercitazione nella città non era la prima ed era stata programmata da tempo, ma la popolazione non è stata messa al corrente dalle amministrazioni. Su questa faccenda non ci sono stati chiarimenti.
È così che i cittadini di Flint si ritrovano, senza preavviso, una città militarizzata: aerei, soldati, spari fino a tarda notte. I test sarebbero serviti per sperimentare una nuova tattica di difesa dalla guerriglia urbana. E quale città poteva prestarsi meglio di Flint, considerata tra le più pericolose in America e con un’enorme quantità di edifici abbandonati?

Come già detto, infatti, Flint è una città povera che ha conosciuto una profonda crisi a seguito dei tagli al lavoro della General Motors. I gravi problemi economici in cui versano hanno creato una situazione di stallo per i suoi abitanti che, pur desiderando di andare via, non possono farlo senza un acquirente disposto a comprare la loro casa. Ma chi sarebbe pronto ad investire in una città con un background simile? Ad aggiungere beffa al danno, il costo dell’acqua in bottiglia è molto elevato. Ironico, per non dire assurdo, in uno Stato (il Michigan) che “possiede” il 20% di acqua dolce del mondo grazie al lago Huron.

I problemi continuano

Anche se i lavori per cambiare le tubature procedono e l’acqua è stata dichiarata sicura e potabile, i cittadini non si fidano più delle dichiarazioni dei rappresentanti politici. Anche i bambini sono rimasti colpiti negativamente dall’accaduto, alcuni di loro hanno sviluppato una vera e propria fobia nei confronti dell’acqua.

Ma pur non volendo tenere conto della componente psicologica, c’è da dire che ancora molte famiglie della città non possono utilizzare l’acqua neanche per lavarsi.
Con la pandemia da Covid-19, da cui l’America è stata molto colpita, la situazione si è aggravata. Il rischio è quello di una seconda e pesante crisi per la città, sia sanitaria che economica.

La crisi idrica di Flint rappresenta l’altra faccia della medaglia del sogno americano: quella di chi non ce l’ha fatta; dei cittadini inascoltati e dimenticati. Questa vicenda è l’ennesima riprova di un’ingiustizia sociale, a base classista e razziale; una contraddizione non solo americana, ma anche europea. Non parla solo di un’America ormai sull’orlo dell’esasperazione, ma di un sistema di cose, fin’ora accettato perché l’unico che conosciamo, che coinvolge tutto l’Occidente. Un sistema socioeconomico che mantiene il suo equilibrio precario eretto su una base di profonda ineguaglianza sociale.

 

Marianna Nusca

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