Crollo di università e scuole: quando l’indifferenza uccide

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Milioni di studenti annualmente entrano in scuole e università desiderosi di imparare e sviluppare le proprie passioni, tra convivialità e risate, per garantirsi un lavoro e un tetto sopra la testa. Ma molti studenti purtroppo, il tetto se lo vedono crollare addosso, a causa della negligenza delle istituzioni.

L’ultimo caso di cronaca riguardante il crollo di università e scuole è avvenuto proprio ieri 19 ottobre 2022, quando l’aula magna dell’Università di Cagliari è crollata poche ore dopo il termine delle lezioni, sfiorando per un breve lasso temporale di poco meno di 3 ore (l’aula è crollata intorno alle 21:50, mentre le lezioni sono terminate alle 19) le potenziali 150 vittime.

Una tragedia strutturale e quasi tragedia umanitaria che ci lascia sì interdetti, ma purtroppo non sorpresi, essendo che eventi come questi accadono con cadenza addirittura settimanale.

A testimoniare ciò è proprio il 20esimo Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” di Cittadinanzattiva, il quale ci mostra dati che sono oggetto di rabbia e rammarico.

A differenza delle strutture, i dati purtroppo non crollano

Secondo il medesimo rapporto, vi sono stati oltre quello cagliaritano, altri 10 casi di distacchi di intonaco o crollo di università e scuole dall’inizio dell’anno scolastico in Italia.

Da settembre 2021 ad agosto 2022, i casi di crollo di università e scuole ammonta a circa 45, una media di un crollo ogni 4 giorni.

Di questi 45 crolli, 19 sono avvenuti nelle regioni del Nord, 16 a Sud e nelle Isole e 10 al Centro.

A livello psicologico, circa il 30% tra 5.000 studenti teme che da un momento all’altro possa succedere qualcosa relativo al crollo di università e scuole.

Ragazze e ragazzi letteralmente schiacciati dall’indifferenza altrui, costretti a vivere nella paura, nella mancanza di sicurezza, nel braccio della morte che talvolta riesce anche a prenderli, come successe al 17enne Vito Scafidi dopo il crollo del liceo scientifico Darwin a Rimini.

Ma nonostante giovani vite strappate, l’indifferenza resta il motivo principale dei crolli di università e scuole, oltre che la mancata manutenzione spesso voluta per motivi economici da parte delle istituzioni.



I dati dell’indifferenza

La mancata documentazione che attesti la sicurezza delle strutture, è tra i principali fattori che determinano gli esorbitanti dati del crollo di università e scuole.

Dal rapporto emerge che solo un quarto delle scuole è in regola con agibilità/abitabilità, il 53% con il collaudo statico, il 55% è in possesso della certificazione di prevenzione incendi, mentre poco più del 36% è in possesso di quella igienico-sanitaria.

Solo una scuola su venti è in grado di resistere ad un terremoto, nonostante due scuole su cinque siano costruite in zone ad elevato rischio sismico.

Del 26% delle scuole non si conosce la data di costruzione, e tra gli edifici la cui data è stata riportata alla luce, il 42% è stato costruito dopo il 1976, il 27% tra il 1961 e il 1975, il 12% tra il 1946 e il 1960, l’8% tra il 1921 e il 1945, il 4% tra il 1900 e il 1920, il 3% nell’800, l’1% prima dell’800.

Una longevità tale necessita di cure e manutenzione costante, ma come abbiamo visto precedentemente, tutto ciò viene a mancare tra la pigrizia e la voglia di non spendere delle istituzioni, causando il crollo di scuole e università, e soprattutto distruggendo la vita di studenti desiderosi solo di passare nel migliore dei modi gli anni più belli della loro vita.

Conclusioni

Il crollo di università e scuole è solo un piccolo ma immenso tassello nell’enorme puzzle dell’egoismo e della superficialità delle istituzioni, le quali in una sorta di gara al risparmio, sceglie di non investire nel fattore più importante di tutti: la sicurezza.

E a pagarne le conseguenze non sono loro, bensì gli studenti che giornalmente si recano in barcollanti posti tra una trave che cade e un soffitto che crolla, imparando ad aver paura piuttosto che ad essere persone migliori e sapienti.

La vita delle persone è un bene che sta cadendo in disuso, il dio denaro e la dea indifferenza governano la psiche universale in un vorticoso circolo economico che mina le situazioni più importanti a favore dell’accumulo di capitale, costringendo ragazze e ragazzi a sottostare contro la loro volontà alle regole che impone loro di vivere sotto tetti velatamente fatiscenti, i quali si mostrano solo nel momento in cui una piccola o un piccolo portatore di sogni, termina il suo percorso non scolastico, ma di vita, per colpa di mostri egoisti.

Maurizio Incardona

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