La crosta di Mercurio è meno spessa del previsto

Mercurio desta stupore negli scienziati per una nuova peculiarità: una crosta esterna spessa il triplo dell'Everest e densa come l'alluminio.

Il pianeta #Mercurio suscita molto fascino e curiosità negli scienziati per le anomale dimensioni del suo nucleo che occupa il 60% del suo intero volume (il nucleo terrestre ne occupa il 15%). Ora si scopre un’altra stranezza legata a questo pianeta: lo strato roccioso più esterno sarebbe più sottile del previsto.

Fonte: Wikipedia
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Mercurio desta stupore negli scienziati per una nuova peculiarità: una crosta esterna spessa il triplo dell’Everest e con densità simile all’alluminio.

Il pianeta Mercurio suscita molto fascino e curiosità negli scienziati per le anomale dimensioni del suo nucleo che occupa il 60% del suo intero volume (il nucleo terrestre ne occupa il 15%).

Ora si scopre un’altra stranezza legata a questo pianeta: lo strato roccioso più esterno sarebbe più sottile del previsto. Secondo uno studio pubblicato su  Earth and Planetary Science Letters, il pianeta  presenterebbe una crosta spessa mediamente 26 km e con una densità maggiore dell’alluminio.

Le precedenti stime, ottenute dall’elaborazione dei dati raccolti dalla sonda Messenger, suggerivano uno spessore di 35 km (il 25% in più).

Il nuovo modello di Michael Sori per spiegare la densità e lo spessore della crosta

Michael Sori, scienziato dell’Università dell’Arizona, ha elaborato i dati della sonda usando un  modello matematico differente per giustificare le osservazioni topografiche e gravitazionali del pianeta.
Sori ha sfruttato le informazioni sui minerali contenuti nelle rocce di Mercurio per creare una nuova mappa della densità del pianeta basata sull’abbondanza e la distribuzione di diversi elementi chimici rilevati sulla superficie mediante tecniche spettroscopiche.
Quindi ha confrontato la nuova mappa con le rilevazioni topografiche (valli, crateri, rilievi) raccolte dalla sonda, usando formule matematiche che esprimono la pressione esercitata dalla crosta sul mantello.




Il nuovo modello è  fondato sul concetto di compensazione isostatica di Airy.  Secondo questo principio la profondità della crosta di un pianeta cambia a seconda della sua topografia.
In parole povere, se un iceberg possiede la stessa massa dell’acqua che sposta, una montagna (insieme la sua parte “sommersa”) possiede la stessa massa della porzione di mantello che sposta.  Quindi in corrispondenza di crateri dove la massa da spostare è poca, il mantello si avvicinerà alla superficie.
Questo nuovo metodo ha consentito di effettuare stime migliori della densità  e dello spessore della crosta.
Le stime di Sori rappresentano il punto d’inizio per la formulazione di teorie più precise sull’origine di Mercurio, la cui crosta corrisponde al 7% della porzione originale di mantello, salita a “galla” in seguito a eruzioni.
Sori ricorda le due principali teorie che cercano di spiegare lo spessore del nucleo.
Secondo la  prima, Mercurio ha perso parte della crosta  in seguito a colossali, antichi impatti.
La seconda sostiene invece che la crosta sia stato “divorata” dal vento Solare, a causa della vicinanza con la nostra stella.
Alessia Cesarano

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