Cucinare non è solo cosa da femmina

donna Si da il caso che io non sappia cucinare ma nutro profonda stima per chi ha questa passione, non so fare i brownie tanto in voga in questo momento e nemmeno la parmigiana di melanzane e credo che questa sia un’abilità che ormai non acquisirò più, ci rinuncio, mi arrendo, abbiate pietà per me, persino mettere l’acqua sul fuoco e aspettare che inizi a bollire per buttar giù la pasta mi mette una tensione addosso che neanche le mie domande notturne sull’annullamento ontologico e sulla finitudine esistenziale.

Premetto io convivo benissimo con questo dato di fatto, ho la fortuna di avere chi si prende cura di me o in alternativa posso sempre confidare nella rosticceria sotto casa, ma sempre più spesso mi rendo conto che questo aspetto diventa un problema più per gli altri che per me.

Provo a spiegarmi meglio, ogni qual volta salta fuori la storia della mia inabilità culinaria, e credetemi salta fuori molto spesso, tutti mi dicono ma come puoi non saper cucinare e tua mamma, tua nonna non ti hanno insegnato proprio nulla? poi ora c’è Giallo Zafferano, Benedetta Parodi, Masterchef, le tagliatelle di Nonna Pina, come farai quando avrai un marito, dei figli, la cena di Natale con i suoceri e il pranzo di Pasqua con gli zii del Canada.

La mia risposta è sempre la stessa e con estrema disinvoltura dico che la questione non si pone, che potrebbe occuparsene il mio compagno e che io potrei sempre offrirgli il mio supporto morale, incoraggiarlo mentre  con il suo super grembiule schiva da vero eroe gli schizzi di olio bollente mentre frigge le frittelle di fiori di zucca, passargli il sale, apparecchiare la tavola.

Le espressioni dei miei interlocutori passano in un lasso di tempo brevissimo dal mediamente sconvolto al puro terrore e poi ecco arriva la frase, la solita, quella che contemporaneamente ti provoca una circonvoluzione delle ovaie, i conati di vomito e per finire un lungo brivido che parte dall’alluce per arrivare fino all’ultima doppia punta, ma a fimmina si tu traduzione la donna sei tu.

Quanta scelleratezza può contenere una sola frase, siamo ancora fermi a questo punto, da una parte ci sono i maschi sul divano a leggere il giornale e dall’altra le femmine in cucina alle prese con un forno a cottura lenta. Probabilmente mi ripeterò ma vorrei ricordare che alla base di ogni forma di violenza c’è la disuguaglianza di genere, chi pensa che esistono cose che possono fare solo i maschi e cose che possono fare solo le femmine non fa altro che alimentare quella cultura fondata su una dualità antitetica e asimmetrica in cui uno dei due deve necessariamente soccombere.

Svincoliamoci dalle categorie, superiamo i ruoli imposti, andiamo oltre, recidiamo una volta per tutte i fili che tengono in piedi questo modello fondato sulla contrapposizione e viviamo nella mescolanza di passioni, di attitudini, di istinti.

Un’ultima doverosa precisazione io signu comunque na fimmina anche su un sacciu cucinare.

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