Cuore sbagliato? La morte dopo il trapianto

Roma, il caso di un uomo di 61 anni

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È successo a Roma: la speranza di un trapianto che potesse salvargli la vita si è trasformata in un triste epilogo. Muore un uomo di 61 anni già ricoverato in più occasioni per scompensi cardiaci.
Tante domande e una diffidenza crescente nei confronti dell’ambiente medico che però risponde tempestivamente alle accuse. Il Centro nazionale trapianti assicura che il cuore, proveniente da Milano, era in ottime condizioni. La morte dell’uomo (operato il 30 agosto 2016) è già un caso nazionale.

La versione dei medici

Il professor Francesco Musumeci, direttore dell’unità di cardiochirurgia del San Camillo di Roma, risponde: “il cuore era stato sottoposto a esame ecocardiografico al San Raffaele di Milano ed era risultato in condizioni ottimali per il trapianto”. Stesso esito, precisa Musumeci, “dall’esame di coronografia”.




L’accusa è però di omicidio colposo contro ignoti e ha come allegato al fascicolo anche l’accertamento tecnico del medico legale che conferma la versione del “cuore sbagliato”, nonostante però l’intervento sia stato eseguito in maniera corretta.

Le indagini

La procura della Repubblica di Roma infatti ha disposto una consulenza medico legale dalla quale è emerso che il cuore trapiantato non era idoneo. Confermata quindi la versione del “cuore sbagliato”. Il fascicolo è stato trasmesso ai colleghi di Milano poiché l’errore medico si sarebbe consumato al San Raffaele. Il cuore, appartenente ad un 48 enne arrivato al San Raffaele in seguito ad un annegamento, era stato espiantato solo dopo un’attenta valutazione da parte dei medici, secondo i quali era in condizioni perfette, “sano”, e con tutti i parametri nella norma.

Il ministro

Sulla vicenda interviene anche il ministro della salute Beatrice Lorenzin che, pur riconoscendo il Centro nazionale trapianti Italiano come uno dei migliori al mondo, annuncia un’indagine ministeriale e afferma: “La notizia se confermata è gravissima e inaccettabile, anche perché riguarda un sistema come quello italiano sui trapianti che ha una procedura tra le migliori al mondo”.

                                                                                                                                                                  Stefano Bazzoni 

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