Dal food delivery al weed delivery: l’innovazione di Uber

A tre settimane dall’accordo sulla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo, l’azienda di trasporto automobilistico si fa sentire: Uber passa dalla consegna di cibo alla consegna di stupefacenti

Ricerca, educazione, sicurezza pubblica. È così che Crystal Peoples-Stokes, leader della maggioranza dell’Assemblea di New York, ha commentato l’approvazione dell’uso legale della cannabis a scopo ricreativo. Un grande passo per lo Stato della Grande Mela, che pur non essendo l’unico orientato in tal senso è bastato a destare l’attenzione una delle aziende di trasporto automobilistico più diffuse. È così che Uber annuncia la novità: la compagnia potrebbe iniziare a proporre assieme ai servizi di trasporto e di consegna  di cibo e bevande a domicilio anche la consegna di ‘erba a domicilio’, un nuovo ‘weed delivery’.

Ad annunciarlo è stata l’amministratore delegato dell’azienda, Dara Khosrowshahi, durante un’intervista rilasciata a CNBC:

Quando la cannabis avrà strada libera, quando le leggi federali saranno attive, lo prenderemo senza dubbio in considerazione. Ma adesso con i generi alimentari, il cibo d’asporto, l’alcol, eccetera… vediamo un sacco di opportunità là fuori, considereremo la possibilità sul momento.




Il weed delivery non è l’unica questione aperta

Come sottolinea l’AD, Uber non si limita al servizio ‘taxi’: si tratta di un servizio di trasporto ma anche di consegna di generi alimentari, pietanze, bevande alcoliche e non.  Diventare un Uber driver è piuttosto semplice, tuttavia nel corso degli anni l’azienda ha ricevuto critiche sia esterne che esterne. Critiche che spesso sono sfociate in vere e proprie manifestazioni. I lavoratori si battono per essere riconosciuti come dipendenti e non autonomi, vittoria raggiunta per metà a Marzo scorso in Gran Bretagna. I lavoratori britannici hanno infatti ottenuto il titolo di collaboratori e non di veri e propri dipendenti. 

Inoltre, nonostante le anticipazioni di Khosrowshahi siano proiettate in un ipotetico futuro, questo non sarebbe il primo incontro tra Uber e il mondo del weed delivery. In diversi Paesi, tra cui anche l’Italia, sono state avanzate denunce di spaccio di stupefacenti attraverso le automobili che sarebbe dovute essere finalizzate al trasporto. Nonostante questo l’azienda va avanti a gonfie vele, supportata da compagnie come Toyota e Volvo.

Nel secolo della messa in discussione sull’utilizzo degli stupefacenti, la cannabis si prepara quindi a viaggiare in taxi.

Katherina Ricchi

 

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