Dalla partitocrazia alla democrazia: tra il dire e il fare…

J.L.David, Il giuramento degli Orazi, 1784
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La parabola del Movimento 5 Stelle, nonostante i richiami all’ideale di una democrazia compiuta, anzi della democrazia diretta “alla Rousseau“, sta ripercorrendo sino in fondo la vicenda dei partiti della Prima Repubblica.
democrazia
J.L.David, Il giuramento degli Orazi, 1784

Quel mostro di Partito

Nel senso che è il Partito ( cioè la struttura di potere con il relativo “brand”) con tutte le relative e contraddittorie convenienze e dinamiche, a trovarsi al centro del Movimento stesso.
Il Partito conta molto più delle sue parti, cioè gli elettori, i militanti, gli iscritti e gli stessi eletti e fondatori.
Tutti precipitano in una vertigine senza fine, apparentemente senza una logica.
Il Partito è una specie di mostro senza testa che divora tutto e tutti.

La purezza può fare male

E, come hanno evidenziato di recente i politologi Piero Ignazi e Nadia Urbinati, forse ciò accade proprio a causa del riferimento alla categoria della “purezza” come perno di tutto quel movimento. Perché è una idea troppo astratta e pericolosa, ma soprattutto è un criterio così vago, che può servire a qualsiasi scopo e possibilità manipolatoria.
Ne risultato talora abusi, talora una completa confusione : come nella situazione romana.
L’idea di purezza infatti appartiene all’esperienza delle sette o dei movimenti religiosi perché attinge una dimensione etico-estetica più che politica. Ma la politica si deve confrontare con la realtà, cioè col brutto e il male del mondo – per rimediare al quale deve pur “sporcarsi” le mani.
La politica deve accordare i diversi interessi e fare compromessi : il tema è il come, il perché, e chi lo decide.

La democrazia non sopravvive senza fiducia

Il problema maggiore della nostra società è d’altronde proprio quello della fiducia: fiducia nel futuro, fiducia nel prossimo, ma soprattutto fiducia della Nazione nei suoi rappresentanti e quindi, ancor più alla radice, nel modo in cui si forma e si rispetta la volontà nei e dei partiti stessi.

Ma la politica è diventato un sistema in cui tutto e tutti sembrano sospetti e malfidati.

In sostanza, la partitocrazia ha corrotto la società civile e la società ha corrotto la politica.
Il richiamo alla purezza, così strenuo da diventare quasi ossessivo, è stata una comprensibile reazione al malessere così tanto diffuso.

La vicenda-Raggi: cartina di tornasole della crisi della democrazia

La verità è che la vicenda-Raggi è la cartina di tornasole che il male della politica italiana sta nel fatto che la democrazia ha esordito come partitocrazia, caratteristica della Prima Repubblica, ma non ha mai compiuto il passo successivo di diventare una democrazia “nazionale”, cioè democrazia diffusa e articolata in tutti gli ambiti sociali : col risultato che crisi della società civile, della politica e della forma-partito si sono avvitate in maniera inestricabile (in continuità fra Prima e cosiddetta Seconda Repubblica, passando da Berlusconi a Renzi).
Una vertigine quasi senza appigli.

La soluzione ad un grosso problema è molto antica

Il cuore di tutti i problemi è insomma l’intrinseca antidemocraticità e opacità del processo politico, cioè l’assenza di democrazia nei partiti.
La democrazia elettronica da sola non basta e infatti neanche prende forma.
La riforma che servirebbe davvero, da cui le altre procederebbero più facilmente, sarebbe la riproposizione e attuazione dello storico emendamento Mortati all’art.49 Cost. che prescriveva l’obbligo di democrazia interna dei partiti (cioè sulla scelta delle classi dirigenti, sulla formazione delle decisioni, sulla fissazione degli statuti e delle regole e via dicendo).
Guarda caso il suo affossamento è invece l’unica cosa su cui Pd e M5S si sono trovati concordi.
 ALESSIO ESPOSITO

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