Il fenomeno “Dancing grannies”, stereotipi e tradizioni sulle donne in Cina

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La Cina, Paese diviso tra usi culturali millenari e la globalizzazione più spietata, guarda all’occidente dall’alto dei suoi grattaceli. Nel regno del Capodanno da circa un ventennio è nato un altro colorato e rumoroso fenomeno che non ha nulla a che fare con lo sfavillante primo dell’anno: le “Dancing grannies”. Le Nonne danzanti, letteralmente, dai variopinti abiti riempiono le piazze più grandi di tutto il Paese ballando al ritmo delle canzoni degli antichi costumi. La cosa crea più problemi di quelli che ci si aspetterebbe nella tradizionalissima Cina. Ma del resto si sa che le protagoniste di qualsiasi celebre cortometraggio pagano sempre un prezzo più alto al voto della critica; indipendentemente dalla bandiera che sventola sullo sfondo.

Le “dancing grannies” un tripudio di vita

Si ritrovano nelle piazze, nei parchi e nei grandi spiazzi, vestite da mille sfumature accese, si muovono veloci al susseguirsi delle note ricordo di un’infanzia lontana. Sono le “dancing grannies” un’esplosione di coriandoli in festa, un esempio di felicità e di vita. Quale mai potrebbe essere il problema di un quotidiano  veglione di Carnevale?

Da una questione di ordine pratico si passa alla solita minestra di stigmi e stereotipi sul ruolo delle donne scaldata e riscaldata da secoli.

Abbassate il volume!

La principale causa di fastidio sarebbe l’elevato volume delle canzoni che si susseguono durante le esibizioni, tale da turbare la tranquillità generale. I residenti hanno sollevato non poche lamentele condite da quel pizzico di cattiveria sufficiente per scadere nel cattivo gusto. L’hanno chiamata danza della menopausa, dimostrando insensibilità verso persone mosse spiritualmente, prima che fisicamente, dal bisogno tutto umano di stringere legami sfruttando la mano nobile della sesta arte.

Nel ventunesimo secolo sfiora l’apice dell’assurdo che non si trovi una soluzione in grado di venire in contro alle esigenze di tutti. Come potrebbe essere prevedere degli spazi adeguati dove poter dar sfogo a musica e colori ma nel rispetto della pubblica quiete. Le autorità si sono subito mobilitate reprimendo con salate sanzioni i ritrovi delle danzatrici. Si è scelta la strada più semplice che occulta il problema sotto la sabbia, pronto ad emergere alla prima mareggiata.

A Shangai la strategia sembra però essere diversa. Le signore prima della performance sono state dotate di cuffie bluetooth. Cosa che ha permesso loro di divertirsi senza infastidire e unirsi con un linguaggio di vibrazioni dove superflua è qualsiasi parola.




Le dancing grannies e il ruolo delle donne

Non è ancora il lieto fine che ci aspetteremmo, sul fronte critica i malumori non accennano a diminuire con argomentazioni a dir poco discutibili. La tradizione da radice necessaria, essenza per lo schiudersi del fiore, si trasforma in una pesante gabbia dorata. Travestita da cultura impedisce l’evoluzione, senza cui l’umano non è altro che sbiadita fotografia del passato senza più rullini rimasti per il futuro.

Il posto per una donna di età avanzata, non potendo più essere l‘incubatrice umana a cui è “naturalmente votata”, è appartato tra le mura domestiche, di supporto alla famiglia e alla cura dei nipoti. Un grande ritorno insomma nella classifica mondiale degli stereotipi. Quello per cui a una donna deve essere riconosciuto un ruolo senza vie d’uscita. Cenerentola e regina della casa incastrata in un modello che si ripete ancora e ancora. Dove aspirazioni personali e individualità vengono risucchiate dal vortice dei luoghi comuni. La fata madrina appare più come una condanna che come la paladina della liberazione.

Allo scoccare della mezzanotte ormonale la donna perde la sua sessualità. Finito l’incantesimo nel fatato mondo del decoro il suo compito è a sostegno di figli, marito e affini vari ed eventuali. Solo dietro le quinte dello spettacolo vita, tra i titoli di coda che nessuno ha interesse a leggere.

Come bloccata in una pudica matrioska, bellissima ed eterea, nasconde il suo mondo interiore dietro un viso truccato ed un rigido sorriso.

In un mondo che sceglie per il genere femminile chi essere, come vivere e perfino cosa indossare non c’è spazio per le streghe dagli occhi a mandorla. Accusate dai discepoli dell’inquisizione di infangare il buon nome della Cina in campo internazionale.

La danza per celebrare la vita

Tra le numerose catastrofi mondiali non sembrano rientrare le esibizioni delle performers cinesi, qualunque sia l’età riportata sul documento d’identità. Le rughe spariscono, gli occhi si illuminano muovendosi a passo di danza. Combattendo con gli stigmi secolari i corpi in sinergia si esprimono, si incontrano e al di là delle parole comunicano. La vita merita di essere celebrata fino a che si può, ballando in tutte le sue stagioni con la sinfonia dell’esistenza al massimo volume anche se attraverso delle cuffie bluetooth.

Sofia Margiotta

 

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