Daniele Biacchessi: un teatro emerso dalla realtà

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Ci sono scrittori che operando fuori dalla norma fanno emergere la realtà. Con ciò non voglio dire che questi vanno contro le regole del quieto vivere, della giustizia, della morale o del rispetto dell’altro. No, io voglio parlare di quegli scrittori che operano fuori dalla norma del potere, la norma della corruzione e dell’affarismo, la norma delle menzogne e degli inganni studiati a tavolino, la norma delle ingiustizie e prepotenze verso i comuni cittadini. Sono scrittori che hanno deciso di combattere la corruzione e le ingiustizie attraverso l’arma della scrittura e dei mezzi di divulgazione come la radio o il teatro.

Parlo degli scrittori che non si accontentano di dire “è così… il mondo purtroppo va così” ma invece affermano a gran voce “il mondo non deve essere così…”. Ci sono scrittori che hanno deciso di non abbandonare nell’oblio i misfatti civili, che non creano falsi idoli o ipocrite lodi di un potere corrotto, perché ciò non fa parte della loro indole. Questi scrittori ci narrano fatti che riguardano tutti noi in prima persona, per risvegliare il nostro interesse verso noi stessi, gli Italiani, e così rendere giustizia a chi non ha più voce o è una voce bianca.

Si può chiedere giustizia anche sopra un palco di un teatro: un microfono, un sassofono, un pianoforte, le immagini in movimento, i documenti sonori d’archivio. Si può chiedere giustizia sopra una pedana nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna e davanti al museo di Sant’Anna di Stazzema. Perché nulla vada dimenticato.”

Daniele Biacchessi

Daniele Biachessi è uno di questi scrittori. Ha deciso di andare fuori dalla norma. Biacchessi è anche giornalista e conduttore radiofonico, in questo momento è caporedattore di Radio24 – Il Sole 24 ore. Biacchessi giornalista fa indagini e inchieste su fatti d’interesse civile aprendo armadi che contengono documenti segreti. Incorporandoli insieme ad altre argomentazioni li trasforma in libri e testi teatrali, con lo scopo di rendere accessibili quelle informazioni che altrimenti rimarrebbero occultate.

Questo tipo di scrittura e messa in scena viene definito teatro civile, teatro politico o meglio teatro di narrazione. Tutti questi termini utilizzati da studiosi e critici teatrali hanno un fattore comune quello di occuparsi di fatti ed eventi drammatici riguardanti la società.

Questo genere teatrale rifiorisce in Italia durante gli anni sessanta, insieme ai movimenti di contestazione studentesca. In questi anni numerosissimi cittadini, artisti, scrittori e giornalisti decisero di vivere le loro idee attivamente dando corpo ed anima al loro pensiero, servendosi non solo delle piazze delle città, ma anche dei capannoni delle fabbriche, delle aule delle università e delle scuole, dei teatri e di tutti quei luoghi di espressione libera.

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Ho avuto il piacere di ascoltare per la prima volta dal vivo Daniele Biacchessi questo venerdì alle 19e30, presso l’auditorium del cotonificio dell’Università IUAV di Venezia. Una calda e umida Venezia non ha indebolito la sua volontà e capacità di trasmettere il suo impegno verso la verità e la sua tecnica per la trasformazione di un’inchiesta in teatro civile.

Daniele sognava di fare il chitarrista, ma di talentuosi chitarristi ce ne sono molti, mentre la sua capacità di ricostruire intricati avvenimenti della realtà passati per il trita-carta mediatico o chiusi in un cavò è un talento raro, un regalo a noi Italiani.

I suoi libri inchiesta, fra cui Il paese della vergogna, La fabbrica dei profumi; Fausto e Iaio, la speranza muore a 18 anni e molti altri, vengono letti ed apprezzati in tutto il mondo. Biacchessi vuole che i suoi libri vivano, che si approprino di una voce affinché le parole non rimangano soltanto sulla carta ma che possano volare nei cuori e nelle menti delle persone. L’unico modo per dare voce a queste parole è quello di narrarle direttamente a un pubblico più vasto possibile. Diventando così, non solo gli occhi e la penna delle inchieste scritte ma anche la voce di tutte quelle vittime che non hanno ancora avuto giustizia, di tutti quei cittadini traditi che chiedono la verità. Lo scrittore-giornalista può così diventare un aiuto procuratore della Repubblica nel teatro, propugnatore presso un pubblico di cittadini delle sue inchieste civili.

Questa è una scelta coraggiosa, perché lo porta a confrontarsi con avvenimenti che molti vorrebbero insabbiare. Per fare luce su questi misfatti molti sono stati uccisi e altrettanti sono finiti sotto scorta. Per questi narratori della verità il teatro è anche un mezzo per alleggerire la tensione provocata da queste inchieste e dall’attribuzione di responsabilità ai “colpevoli”. Poiché il teatro viene comunemente visto come luogo di finzione, di evasione dal reale, ma quando viene abitato da storie vere diviene uno spazio di confine e costruzione della coscienza e memoria collettiva, in cui i cittadini vanno alla ricerca di ciò che altrove gli è negato sapere.

 

Giulia Saya

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