Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini vuole mettere a frutto le sue riforme

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Questo governo, lavorando insieme al parlamento e varando anche con un largo consenso trasversale importanti provvedimenti, ha dimostrato che con la cultura si mangia”. Così dice il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini. Secondo il suo pensiero ‘‘le politiche culturali hanno trovato un’attenzione che non avevano da tanto tempo e sono diventate una scelta strategica. Mi pare difficile che si possa tornare indietro”.
Anche se le persone presenti durante il suo comizio nella casa editrice Laterza non erano tutte quante d’accordo con lui. Erano presenti la presidente della Rai Monica Maggioni, quello del Fai Andrea Carandini, il direttore di Federculture Claudio Bocci, la presidente della Commissione Cultura della Camera Flavia Nardelli, la responsabile cultura del Pd Anna Ascani, il direttore di Rai Radiotre Marino Sinibaldi, Elio De Capitani ed anche molti altri.
Secondo molti di loro non è ancora detto che le politiche sulla cultura messe in atto dal governo siano ancora sicure e salde ed anche lo stesso editore Laterza diceva che i temi culturali non sono entrati ancora nella disputa elettorale.

”Sono sostanzialmente cinque le riforme strutturali che abbiamo portato avanti – ha spiegato il ministro – ovvero quella sull’art bonus, quella sulle tutele con una riduzione delle soprintendenze; la riforma dei musei che non è solo direttori stranieri e che non va valutata solo dal numero dei visitatori o da incassi ma anche dalle tante attività che ruotano intorno al museo. Inoltre la legge sul cinema e infine la legge sullo spettacolo dal vivo. Ora si tratta di applicare queste riforme strutturali e soprattutto di individuare la priorità dei filoni da portare avanti: se questa è stata la legislatura che è servita ad impostare la prossima sarà per realizzare e mettere a frutto le riforme fatte”.

Quindi -ha spiegato il ministro parlando del futuro

“si lavorerà sulla legge sul libro o l’editoria, come volete chiamarla che deve essere basata sulla tutela dell’intera filiera sul modello di quella del cinema”.

Ha poi proseguito:

“Ma anche sulla promozione del contemporaneo e sull’architettura che deve ritrovare i suoi spazi nelle nostre città. Non dobbiamo solo tutelare ma rompere questo tabù e riprendere gli incroci storici che si sono fermati. Poi si deve pensare all’industria culturale creativa sulla periferia che è la sfida di questo secolo, sulle risorse umane, sulla diplomazia culturale europea. Qualcosa poi potrebbe anche prendere il via prima della fine della legislatura in materia di messa in sicurezza antisismica del patrimonio e prevenzione e anche sulla promozione della cultura e della storia italiana nel mondo. Ma anche sulle cose acquisite si può fare di più e rispondendo alle sollecitazioni degli operatori del settore molto si è discusso dei possibili sviluppi ad esempio di art bonus, di utilizzo dei musei e dei luoghi d’arte per altre attività. Io ho fatto il ministro per passione anche se non lo sarò più chiamatemi lo stesso a parlare di questi tempi perchè verrò volentieri”.

Francesco Demartini

 

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