Dark Polo Gang: la controversa band dalla A alla Z

I ventisei motivi che hanno catapultato la Dark Polo Gang nell'olimpo della musica italiana.

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Tra i fenomeni più controversi della scena musicale italiana negli ultimi anni vi è sicuramente l’ascesa della Dark Polo Gang, boyband di genere hip-hop, formata da tre ventenni romani. Nicolò Rapisarda (in arte Tony Effe), Dylan Thomas Cerulli (in arte Dark Pyrex) e Umberto Violo (in arte Wayne Santana) hanno conquistato le classifiche italiane e il loro successo (per ora) non accenna a fermarsi.

Proviamo a conoscerli meglio, elencando dalla A alla Z i ventisei motivi che, nel bene o nel male, li hanno catapultati nel panorama della musica italiana:

 A – Album: La Dark Polo Gang ha all’attivo tre album: Twins (2017), Sick Side (2017) e Trap lovers (2018). Due di questi hanno raggiunto la posizione numero uno nella classifica degli album più venduti in Italia e “Twins” è anche certificato disco di platino. “Trap lovers”, pubblicato lo scorso settembre, è il primo album che vede tutti i membri al cento per cento presenti in ogni traccia.

B – BUFU: Una delle ragioni del successo della gang sono i termini slang, utilizzatissimi dai loro giovani fan. Oggetto di controversie è tuttora il significato del termine “bufu”. Il dizionario Treccani lo ha registrato come una traduzione letterale dell’acronimo “by us fuck you” (ovvero “da parte nostra vai a quel paese”). Ma la gang ha poi dichiarato che “bufu” vuol dire stupido, nullafacente, e la Treccani avrebbe dovuto contattarli prima di registrare il neologismo.

C – Cambiare Adesso: Ultimo singolo della gang e secondo estratto di Trap Lovers, è il loro brano più maturo. Dimenticate per un attimo (almeno in parte) griffe e auto di lusso, la gang si chiede se è possibile rimanere gli stessi agli occhi degli altri, nonostante il successo.

D – Dark Side: Arturo Bruni, alias Dark Side, è stato uno dei membri fondatori della gang. Negli ultimi mesi, però, si era allontanato dal gruppo per guarire della sua dipendenza dalle droghe. Dopo alcune smentite, è stata confermata da suo padre (Francesco Bruni, regista di “Scialla!”) la notizia dell’abbandono di Side, che adesso sogna una carriera solista.

E – Eskere: Altro termine amatissimo dai fan della gang; è un’abbreviazione di “Let’s get it“. Traduzione? “Daje”.

F- Flexare: Un altro termine slang. Accompagnato dal gesto di flettere il muscolo, significa” impegnarsi“.

G – Gang: Prima di essere una band, Tony, Pyrex e Wayne sono amici per la vita. Una gang. E, come dicono sempre, “la gang non si infama”.

H – Hip-hop: Se cercaste un album della Dark Polo Gang nei negozi, dovreste guardare sotto la voce hip-hop. Loro, però, definiscono il loro genere musicale “trap”, una sorta di trash rap, il cui nome deriva da “trapping”, che in inglese significa “spacciare”. Infatti, alcuni loro brani hanno come tema l’abuso di stupefacenti.

I – Instagram: La gang è molto attiva sui social, in particolar modo Tony Effe, che può vantare oltre un milione di follower su Instagram.

J – Jackpot: Chi gioca alle slot machine sa bene che la vittoria è rappresentata da una fortunatissima sequenza di tre sette (777). Questa cifra ricorre in tutti i brani della gang, insieme alla frase “triplo sette su ogni cosa”, una sorta di augurio di buona fortuna.

K – Kaydy Cain: Nel brano “Hypebeast” la Dark Polo Gang duetta con Kaydy Cain, rapper spagnolo della band Los Santos, ma lui non è il solo amico della gang. Lo scorso primo giugno la DPG ha aperto il concerto evento di Fedez e J-Ax a San Siro. E Fedez ha anche postato una foto su Instagram con i ragazzi e suo figlio Leone.

L – Live: Tra febbraio e marzo 2019 la gang ha in programma cinque date in cinque città italiane: Torino, Milano, Firenze, Nonantola e Roma. I biglietti sono già in vendita.

M – Moda: Uno dei segni distintivi della Dark Polo Gang è di sicuro il look un po’ sopra le righe. Tatuaggi impressi sul volto, costosissimi Rolex, borse Gucci, giubbini Burberry, scarpe Nike Air Max… Le griffe non sono mai troppe, e se sono in bella vista, meglio ancora. Anche i testi delle loro canzoni sono costellati di nomi di marche. Troppo, secondo il collega Gue Pequeno, che li ha criticati proprio per questa ragione.

N – Nemici Oltre il già citato Gue, la gang ha ricevuto dissing (termine utilizzato nella scena hip-hop, che significa insulti) anche da altri colleghi rapper come Achille Lauro, Gemitaiz, Inoki e Shade. La stampa spara a zero sulla Dark Polo Gang: non sanno cantare, non sanno scrivere, non sanno nemmeno andare a tempo…per non parlare poi dei contenuti dei lori testi. Ma, in fondo, come tutti i prodotti commerciali, o li si ama, o li si odia. E loro, a testa alta, rispondono alle critiche; rileggono i tweet degli “haters” e si guadagnano la stima dei fan.

O – Occhiali da sole: Altro segno distintivo della gang, vero e proprio “must” del loro guardaroba.

P – Post Malone L’artista rivelazione del 2018 (tutti hanno ascoltato almeno una volta la martellante “Jackie Chan”) ha ospitato la DPG sul palco, nell’unica data italiana del suo tour. E la gang lo ha sfidato a beer pong, in un video che è stato poi postato su internet.

Q – Quanto sono British: Uno dei neologismi più recenti della gang è sicuramente “British”, che è anche il titolo del primo singolo estratto da “Trap Lovers”. Il nuovo termine è nato dal parrucchiere, dove la DPG ha cambiato taglio di capelli, scegliendo una frangetta, che è subito sembrata loro elegante, regale, per l’appunto “british”.

R – Roma: I ragazzi della Dark Polo Gang sono romani e romanisti, ma la loro Roma non è quella dei bassifondi; non sono ragazzi di strada ma giovani benestanti, cresciuti nelle zone di Monti, Trastevere e Campo de’ Fiori. E sono spesso criticati anche per questo.

S – Soldi: La DPG non mente. Non si vergognano di dire ai fan che, in fondo, sono lì per i soldi, o il “cash”, come lo chiamano loro.

T – Tony Effe: Prima di intraprendere la carriera musicale, Nicolò ha recitato in diversi film, tra cui “Viaggi di nozze” di Carlo Verdone. E Tony era il nome del personaggio che lui interpretava nella serie Rai “Tutti per uno” (1999); un ragazzino cardiopatico con la passione per il calcio.

U – Uomini e donne: La traccia numero sei di “Trap Lovers” si discosta dallo stile trap che li contraddistingue. Parla di una storia d’amore finita, ma mai dimenticata; perché, in fondo, anche i ragazzi Dark Polo Gang piangono.

V – Video musicali: 28 milioni di visualizzazioni su Youtube per il video di “Sportswear” e 13 milioni per quello di “British”. Su Spotify, invece, non raggiungono questi numeri. Potrebbe essere che parte del loro successo sia dovuta alla loro immagine e che senza videoclip le loro canzoni funzionino meno?

W – Web serie: La DPG è anche protagonista di una serie Web prodotta da TIMVISION. Dodici episodi da venti minuti l’uno, che riprendono le vicende della gang, tra concerti, sfilate e video musicali.

X – X Factor: Ospiti del secondo live di X factor, i membri della Dark Polo Gang sono anche giudici dello StraFactor, una sorta di varietà al quale partecipano tutti i talenti incompresi scartati alle audizioni di X factor.

Y – Young Rich Gang: Traccia numero quattro di Trap lovers. Qui la gang ritrova se stessa e i vecchi amori: i soldi e i rolex.

Z – Zenzero: Wayne Santana nel 2016 ha anche pubblicato un mixtape di dodici brani, chiamato “Succo di Zenzero”.

E se questi ventisei motivi non vi bastano e la ragione del successo della DPG vi è ancora ignota, basta guardarsi indietro per ricordarsi che ogni generazione ha il proprio idolo, un prodotto che rispecchia in pieno tutto quello che è la società del tempo.

Eppure la Dark Polo Gang non è solo l’emblema della confusione e della ribellione giovanile, dietro la coltre di nuvole nere, si intravede qualcosa di buono: la  DPG che invoglia i giovani fan a studiare e ad inviargli foto delle loro pagelle.  Wayne Santana è infatti laureato in marketing e comunicazione.

Probabilmente, quindi, l’apparente ignoranza, le frasi sconnesse e quasi prive di senso, altro non sono che una mossa commerciale, l’ennesima farsa ben costruita (basti pensare al fenomeno Young Signorino dei mesi precedenti) nella quale è possibile intravedere, con una certa autoironia forse, la critica verso quel mondo musicale che ormai sembra essere diventato accessibile davvero a chiunque.

Marialuisa Sorge

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