Il Ddl Zan nuovamente a rischio: Renzi e Salvini propongono modifiche

Sono recenti gli ennesimi attacchi al Ddl Zan. Risale, infatti alla giornata di ieri 5 luglio, la proposta, rivolta a tutte le forze politiche, di Ostellari: quella di presentare dei Ddl “migliorativi” che possano essere finalmente approvati, mettendo di fatto il Ddl Zan nuovamente a rischio; quel disegno di legge per cui migliaia di persone negli ultimi mesi hanno firmato petizioni, inviato e-mail di sollecitazione ai propri rappresentanti; per cui sono scese in piazza per gridarlo forte e chiaro che di quella legge ne abbiamo assolutamente bisogno.

I controsensi d’Italia Viva

A seguito di questi eventi, Alessandro Zan, in una diretta su Instagram e su Facebook, ha cercato di fare chiarezza riguardo cosa realmente sia il Ddl Zan. Infatti, questo, come molti altri disegni di legge, nascondono una lunga storia, che in questo caso parte nel 2019. Più precisamente nell’Ottobre del 2019 quando, alla camera, vennero presentate diversi disegni di legge: quello a firma Zan, uno del M5S, quelli a firma Scalfarotto, Boldrini e Bartolozzi. Da quel momento lo scopo è stato quello di creare un disegno di legge che legasse insieme tutti quelli citati in precedenza, nel tentativo di creare un testo che fosse il più completo possibile. Questo lungo lavoro, nel quale i protagonisti si sono avvalsi dell’aiuto di esperti e giuristi, ha portato all’elaborazione del disegno di legge che ormai tutti conosciamo.

Lo stesso Zan, ma anche Renzi, ha specificato, inoltre, quanto sia stato fondamentale il contributo di Italia Viva, grazie a cui sono state apportate molte migliorie al testo. E’ stata, per esempio Lucia Annibale a proporre l’articolo 1, che ora è sotto mirino; tutte le definizioni e gli articoli in questione, anche quelli che più sono stati contestati, sono il frutto di un lavoro di squadra. Eppure, a quasi due anni da quell’ottobre del 2019, il Ddl Zan è ancora oggetto di polemiche.

Ddl Zan nuovamente a rischio?

Ciò che principalmente ha generato questa bufera intorno al disegno di legge in questione è, appunto, la proposta di Ostellari; proposta che è stata accolta da Italia Viva (con il Ddl Scalfarotto), Lega e Forza Italia. Renzi, in un’intervista per Repubblica e sui social, ha spiegato che IV sarebbe pronta a votare anche subito il Ddl Zan, ma che è necessario scendere a compromessi sui punti che più hanno suscitato discordia, altrimenti il rischio è quello di non averla affatto una legge. Meglio, dunque, negoziare e apportare ulteriori modifiche che rinunciare alla Legge Zan.

Il problema è che questo disegno di legge riguarda le persone in carne ed ossa; persone che quotidianamente rischiano abusi, violenze fisiche, verbali e psicologiche; persone che vengono discriminate dalle loro stesse famiglie non per ciò che fanno, ma per ciò che sono .

Quali sono i punti su cui alcuni partiti hanno da ridire?

Sotto questo punto di vista nessuna novità; i due aspetti per cui il Ddl Zan è nuovamente a rischio sono: le dicitura identità di genere e orientamento sessuale e il coinvolgimento delle scuole.

Transfobia e omofobia o orientamento sessuale e identità di genere? Cosa cambia?

Ebbene, possiamo davvero scendere a compromessi riguardo questi due aspetti? Con ogni probabilità, no. No, non perché ci si vuole impuntare a tutti i costi, o perché non si è dialoganti. No, perché eliminare la dicitura identità di genere e sostituirla con omofobia e transfobia significa non aver capito realmente ciò di cui si sta parlando. Gli stessi giuristi coinvolti nella scrittura del disegno di legge in questione hanno spiegato che terminologie così specifiche non possono essere utilizzate in un testo di legge, perché, essendo appunto riferite a limitate categorie di persone, non sono in grado di abbracciare e comprendere la complessità che esiste nella società. Utilizzare l’espressione “orientamento sessuale” è più corretto di omofobia perché l’orientamento sessuale non è solo omo sessuale, ma può tradursi in molte altre sfaccettature come per esempio la bisessualità.

Allo stesso modo parlare di transfobia rischia di essere limitante e inefficace; ognuno di noi, infatti possiede un’identità di genere, sia i cis gender che transessuali. Inoltre non tutte le persone trans hanno la possibilità o la voglia di effettuare un percorso di transizione; rischierebbero, dunque, di non essere comprese all’interno di un testo di legge che si riferisce soltanto alla transessualità.

Il Ddl Zan e la teoria gender nelle scuole

Un’altra nota estremamente dolente, che proprio non è stata mandata giù, riguarda il coinvolgimento delle scuole. Il timore è quello di indottrinare i bambini e le bambine; d’insegnare la teoria gender nelle scuole (teoria che, spoiler, non esiste); si ha paura che a scuola gli studenti comincino a scambiarsi i vestiti, i maschi mascherati da principesse e le femmine da spider-man; ma è inutile sperarci, non è sicuramente questo il momento. Ovviamente il Disegno di legge Zan non prevede nulla del genere; all’articolo 7 comma 1 il Ddl Zan recita così: “la Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”.

Si tratta, dunque, di un’unica giornata; nessun programma, mio malgrado, verrà modificato. I bambini e le bambine potranno continuare a vivere la scuola come tutti prima di loro, con una semplice differenza, che una volta all’anno, in una sola giornata, si cercherà di sensibilizzarli alla diversità; a non discriminare chi ama differentemente da ciò che ci hanno fatto credere essere la normalità.

Eliminare questa giornata, e non proporre di aggiungerne altre, significa non voler stare davvero dalla parte delle persone discriminate; significa non voler davvero risolvere il problema. Perché punire singole azioni non è e non sarà mai sufficiente. La nostra società necessita di un cambiamento radicale, un cambiamento che riguarda la sua struttura profonda, ciò che riteniamo giusto e sbagliato, normale e anormale; e formare, sensibilizzare i bambini che saranno gli adulti del futuro è il modo migliore per gettare le basi per una società che sia davvero nuova e finalmente inclusiva.

E’, inoltre, importante ricordare che modificare ulteriormente il disegno di legge Zan significherebbe prolungare nuovamente l’iter, poiché dovrebbe tornare alle camere? Non è forse che Salvini stia cercando solo di prolungare il più possibile l’approvazione del Ddl Zan?

Sofia Centioni

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