Decreto fiscale, scoperta a chi appartiene la “manina”

Parte denuncia alla procura.

Si, ma quale?

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Di Maurizio Blondet


Domenica scorsa il premier Conte, leggendo le ultime bozze del decreto fiscale, si accorge di un “articolo n.23” che né lui né i suoi ministri e sottosegretari avevano mai letto prima. Il suddetto assegna 28 milioni di euro di fondi l’anno, per tre anni, alla gestione commissariale della Croce Rossa, ente ufficialmente in liquidazione coatta da gennaio. Una bella cifra, se consideriamo inoltre che meno di un mese fa un decreto ha sbloccato 117 milioni per questa partita attinti dal Fondo Sanitario Nazionale. Di questa cifra, 30 milioni vanno “alla struttura commissariale retta da Patrizia Ravaiolimoglie di Antonio Polito, vicedirettore del “Corriere della Sera”, oltre che ex senatore del Partito Democratico ed esponente dell’Ulivo.


Si scopre che  una “manina” ha inserito queste spese a carico dei contribuenti senza avvisare né Conte nè Salvini né Di Maio. Qualcosa che “manine” prima hanno fatto impunemente per decenni, facendo così ingigantire la spesa pubblica di “dazioni ambientali” (per dirla come Di Pietro) e che nessun governo di fatto ha mai contestato. Conte non ci sta. Vuole sapere a chi appartiene la “manina” che ha agito sul decreto fiscale:

Risulta essere “il capo di Gabinetto del ministro Tria, Roberto Garofoli”, grand commis inamovibile di decine di governi. Tria lo difende, e difende lo stanziamento: “Serviva a pagare i tfr ai lavoratori”, eccetera.

In ogni caso, mi avvisano, “domani parte la denuncia alla Procura verso Garofali , bene così”.

Vediamo come andrà a finire. Quale procura? Quale magistratura? Perché ce n’è una, che si definisce “Democratica”, la quale – mentre c’è una indagine e una procedura giudiziaria in corso sul sindaco di Riace per le sue possibili malversazioni di denaro pubblico – ha già anticipato il giudizio, ed ha assolto il sindaco e il modello Riace, prima dei colleghi magistrati che indagano. Ed ovviamente, nel senso voluto dal PD. Inoltre ha sancito che “la nostra identità costituzionale” è “europea”, senza discussioni possibili.

Quindi esistono i tribunali ordinari, ed esistono i “tribunali” di Magistratura Democratica che prendono parte alla lotta politica assolvendo e condannando senza aspettare i processi.  Forse – dico forse – è una violazione del diritto. Bisognerebbe denunciarla alla Procura. Ma quale Procura? Trovarne una che sia “terza”, ecco il dubbio che seminano democraticamente. Perché in questa faccenda sono tutti democratici: la commissaria riempita di milioni, il di lei marito, il grand commmis, e la Magistratura Democratica.

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