Decreto Genova o Decreto Distruzione? Tutto quello che non ci viene detto

Abusi edilizi e danni ambientali. Quel minestrone del Decreto Genova

Nonostante l’Italia si stia rimboccando le maniche, le sorprese delle Stato non finiscono mai

Rendering del progetto Ponte Morandi di Autostrade. Fonte: Tgcom24
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Mentre a Genova ci si impegna ad organizzare eventi con lo scopo di raccogliere fondi destinati alle zone distrutte dal crollo del ponte Morandi, lo Stato arricchisce i contenuti del Decreto Genova. Il problema? Quasi nessuno di questi emendamenti riguarda il suddetto ponte.

 

Genova – La città ci sta facendo il callo. Una lunga coda si snoda ogni giorno sempre nella stessa zona, quella che collega l’aeroporto Cristoforo Colombo al centro della città. Una coda silenziosa, perché nessuno osa battere un colpo di clacson. Tutti vivono il disagio e lo rispettano. La sede di Bartolini è proprio nei pressi del ponte crollato, ma nessuno si lamenta per un pacco in ritardo. I corrieri, incrociandosi, si lanciano uno sguardo d’intesa, mentre gli autisti dei taxi si sono arresi e in pochi si fanno trovare all’aeroporto.

Le squadre di calcio, locali e non, organizzano eventi per la raccolta di fondi da destinare alle famiglie della Valpolcevera, la zona colpita dal crollo del ponte. La società genovese ERG, primo produttore di energia eolica in Italia, ha donato un milione al Comune di Genova per aiutarlo in questa difficile situazione. “Le nostre radici sono lì, in quella vallata” dice il presidente Edoardo Garrone.

Il ponte era un collegamento essenziale per turismo e commercio, ma anche un simbolo, una struttura che con la sua forma particolare teneva insieme la città.

Nonostante ci siano ancora detriti e ferite aperte, Genova sta reagendo. I cittadini sono uniti e seguono giorno per giorno le evoluzioni della vicenda. Si lavora costantemente per migliorare la viabilità – e la vivibilità – e da tutte le parti si ricevono parole di solidarietà.

Certo fa male venire a sapere che, anche dietro una situazione tragica come questa, si possano celare degli interessi secondari. Eppure in Italia accade anche questo.

Il progetto Autostrade

Italia – Il paese dei disastri. A due mesi dal crollo del ponte Morandi, si iniziano a scoprire dei dettagli spinosi nel Decreto Genova.

Ebbene sì, le raccomandazioni secondo cui Autostrade per l’Italia non avrebbe più messo becco in nessun modo sulla faccenda Morandi sono già state messe da parte. Queste le parole del Ministro delle infrastrutture dei trasporti Toninelli quando Renzo Piano, a pochi giorni dal crollo, regalò il progetto del nuovo ponte:

“Che Autostrade debba ricostruire il ponte è scontato in termini risarcitori. Autostrade aveva, per termini di convenzione e di contratto con lo Stato, l’obbligo di mantenere le infrastrutture di cui era formalmente proprietaria per la durata della concessione diretta che lo Stato gli aveva dato. Dovrà quindi risarcire il danno sull’autostrada, quelli causati dal crollo, gli immani danni morali e civili che ha arrecato alle famiglie delle vittime, alle case, alle imprese, ai cittadini. Autostrade metterà i soldi ma il ponte lo ricostruiamo noi.

Sebbene 40 tra tecnici e dirigenti di Autostrade per l’Italia, Spea e Anas siano indagati dalla Procura di Genova, Autostrade ha presentato un progetto per il nuovo ponte.

Con l’emendamento 1.100 dei relatori, approvato dalle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera che stanno esaminando il decreto Genova, viene modificato l’articolo 1, cancellando dal comma 7, primo periodo, le parole: «propedeutiche e». Due semplici paroline che, una volta eliminate, aprono la strada alla concessionaria autostradale almeno per quello che riguarda la fase di demolizione del ponte Morandi.

Ecco il testo completo dell’emendamento:

7. Il Commissario straordinario affida, ai sensi dell’articolo 32 della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, la realizzazione delle attività concernenti il ripristino del sistema viario, nonché quelle (propedeutiche e) connesse, ad uno o più operatori economici che non abbiano alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero siano da queste ultime controllate o, comunque, ad esse collegate, anche al fine di evitare un indebito vantaggio competitivo nel sistema delle concessioni autostradali. L’aggiudicatario costituisce, ai fini della realizzazione delle predette attività, una struttura giuridica con patrimonio e contabilità separati.

Il sindaco Bucci rassicura che né Autostrade né Aspi torneranno in gioco. L’emendamento è stato scritto “per evitare futuri sbarramenti che avrebbero potuto complicare la strada del commissario che si prende un sacco di rischi

Decreto Genova
Rendering del progetto di Autostrade. Fonte: Tgcom24

La smentita arriva anche da parte del M5S: “Non è vero che in Parlamento si sta agendo per ammettere Autostrade per l’Italia ai lavori di ricostruzione di Ponte Morandi a Genova“.

Il governatore Toti afferma di essere d’accordo “con tutto ciò che può accelerare la ricostruzione; se per la demolizione si può fare più velocemente con Autostrade ben venga“.

 

L’emendamento sugli idrocarburi

Questo emendamento è stato presentato dai parlamentari Di Muro e Rospi (M5S e Lega) ed inserito nel decreto Genova per ragioni a noi sconosciute, visto gli argomenti decisamente incompatibili. Non è chiaro a nessuno, infatti, perché il crollo di un ponte debba essere collegato allo smaltimento degli idrocarburi.

Ma siamo in Italia, tutto è possibile.

L’articolo 41 del dl 28 settembre 2018 n. 109 autorizza l‘innalzamento di 20 volte dei livelli di idrocarburi nei fanghi di depurazione usati nei campi agricoli come fertilizzanti, alcuni dei quali cancerogeni. Un nuovo emendamento prevede inoltre che nei campi possano essere presenti sia PCDD e PCDF (diossine) che PCB (policlorobifenili), Toluene, Selenio ed IPA (idrocarburi policiclici aromatici) in quantità molto più elevate rispetto a quanto previsto dal Dlgs 152/2006.

Come spiegato dai Verdi, per il Toluene è previsto un limite di 200 volte maggiore, passando da 0,5mg per Kg a 100, per il Selenio il limite è alzato di 3 volte e passa da 3 mg per kg a 10, per i PCB passa da 0,06 a 0,08 mg per Kg e viene alzato di 13,3 volte, per i Pcdd/Pcdf (diossine) il limite passa da 10 ng per kg a 25, ben 2,5 volte maggiore.



Invece di fare questa pericolosa retromarcia, dovrebbe essere introdotto un limite di 4 ng/kg per i terreni di pascolo. Ciò è già stato proposto da PeaceLink nel 2012 di fronte al disastro ambientale di Taranto in seguito all’abbattimento di pecore e capre che avevano pascolato su terreni la cui contaminazione variava dai 5 ai 10 ng/kg.

A loro difesa, i parlamentari del M5S sostengono che la legge sui fanghi di depurazione destinati all’agricoltura non prevede limiti per i microinquinanti oggetto del loro emendamento e che si è trattato di colmare un vuoto.

A questo punto le domande sono tre: perché questo governo, come quello precedente, sceglie di stare dalla parte di chi immette sostanze cancerogene nell’ambiente e non dalla parte dei cittadini? E inoltre, che cosa c’entra il problema degli idrocarburi con il ponte di Genova?

Il condono di Ischia

Ischia – 28 mila richieste pendenti dagli anni Ottanta in merito ai condoni sugli abusi edilizi. Sul Decreto Genova è spuntata una sanatoria edilizia, la quale consentirebbe di definire pratiche per i condoni pendenti dal 1985 (Governo Craxi) grazie ad un collegamento con i danni causati dal terremoto del 2017. L’emendamento di Ischia supererebbe le due sanatorie volute da Berlusconi nel ’94 e nel 2003.

Gli edifici, per le norme vigenti considerati abusivi, verrebbero non solo risanati completamente ma otterrebbero anche il completo rimborso dallo Stato per la ricostruzione, con i soldi pubblici adibiti alla ricostruzione del ponte Morandi. Scelta folle che, tra le altre cose, metterebbe in pericolo le persone e rilancerebbe nuovi abusi.

La denuncia arriva da Legambiente, che lancia un appello al Parlamento e al ministro dell’ambiente Sergio Costa. “Una follia riaprire il condono per edifici abusivi costruiti in aree a rischio idrogeologico e sismico – scrive Legambiente – con la beffa che sarebbero soldi pubblici a pagare la ricostruzione

Legambiente, Libera Campania e Cgil Campania si sono rivolte direttamente al massimo esponente del Movimento 5 Stelle al governo:

«Caro Vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, cari parlamentari, vi chiediamo di modificare il Decreto Genova in discussione alla Camera dei deputati per scongiurare un nuovo condono edilizio per l’Isola di Ischia colpita nel 2017 dal sisma. Se questa norma fosse sciaguratamente approvata diventerebbero sanabili edifici costruiti in zone a rischio idrogeologico e con vincoli paesaggistici e ambientali, che le normative ‎di sanatoria del 1994 e 2003 invece escludevano. Vi chiediamo dunque un’assunzione di responsabilità e di fermare questo assurdo condono tombale”.

Al momento ancora nessuna risposta.

 

Annalisa Ramos

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