Deep Thinking: Garry Kasparov si scontra con l’intelligenza artificiale

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Quando il Grande maestro degli scacchi,Garry Kasparov, si scontra con l’intelligenza artificiale del Deep Blue prodotto dall’IBM, non resta che stare col fiato sospeso.

Mentre si sfoglia il libro Deep Thinking, scritto insieme a Mig Greengard ed edito in Italia da Fandango Libri,  si ha la sensazione di rivivere lo storico match che vede Garry confrontarsi con Deep Blue.

Garry Kasparov, nato  a Baku il 13 aprile del 1963,  ha maturato presto la sua passione verso gli scacchi: a soli 7 anni frequenta il Palazzo dei giovani Pionieri di Baku e tre anni dopo viene affidato al famoso scacchista russo Vladimir Makogonov.

Da qui in poi la sua vita è stata caratterizzata da innumerevoli vittorie che lo hanno portato a diventare il più giovane campione di scacchi della storia.

Deep Thinking rappresenta un appassionante viaggio alla scoperta delle origini del gioco degli scacchi fino al suo scontro con le macchine artificiali.

Dall’India gli scacchi si spostarono in Persia e nel mondo arabo e musulmano, da cui seguirono la consueta rotta verso l’Europa meridionale attraverso la Spagna islamica….

Gli scacchi moderni per come li conosciamo oggi apparvero in Europa alla fine del quindicesimo secolo, quando il raggio d’azione di regina ed alfiere fu esteso così da rendere il gioco molto più dinamico.

In Deep Thinking, Kasparov, ci mostra come gli scacchi non siano semplicemente  un “gioco”, ma una vera e propria cultura. Essi rappresentano un vero simbolo di abilità intellettuale e di pensiero strategico.

Secondo l’autore in Occidente gli scacchi si sono conquistati la fama di un gioco lento e difficile che coinvolge solo persone di una cerchia esclusiva,ma la realtà è ben diversa e deriva sicuramente da un fattore culturale.

Nell’Unione Sovietica sono state le stesse istituzioni a promuovere gli scacchi, prima come gioco e poi come sport professionistico. Tutti i cittadini Sovietici imparavano a giocare ed ovviamente questo ha comportato un aumento di talenti.

Nel mio film preferito di James Bond, Dalla Russia con amore, sono presenti non pochi riferimenti agli scacchi. In una delle prime scene, un collega di Bond lo mette in guardia con queste parole:

“I russi sono giocatori di scacchi formidabili. Quando si mettono in testa un complotto, lo realizzano in modo magistrale. Pianificano la partita in ogni dettaglio, prevedono le mosse del nemico”.

Garry cita molti film in cui questo “gioco” diventa il protagonista in diverse scene: da Harry Potter in cui compaiono i famosi “Scacchi dei maghi”, alla serie X-Man in cui il Professor X e Magneto si trovano l’uno di fronte all’altro davanti ad una scacchiera di cristallo.

La sua grandissima capacità narrativa ci accompagna verso la parte cruciale di Deep Thinking, quella che ha portato l’autore stesso a porsi la domanda:

E se questo affare fosse invincibile?

Nell’incontro del 1996  Kasparov perse la prima partita con Deep Blue e quella sconfitta aumentò l’attenzione mediatica: era la prima volta che un computer riusciva a battere un Campione del Mondo in carica.

Nonostante il risultato finale sia stato di 4-2 per Kasparov, tutto il mondo parlava di Deep Blue, persino l’articolo di Charles Krauthammer per il Time:

Deep Blue aveva calcolato ogni possibile combinazione delle mosse a disposizione di Kasparov e stabilito con assoluta certezza che sarebbe potuto tornare dalla sua spedizione di raccolta dei pedoni e distruggere Kasparov esattamente una mossa prima che Kasparov potesse distruggere lui. E così fece. Ci vogliono più che nervi d’acciaio per fare una cosa del genere. Ci vuole un cervello di silicio. Nessun essere umano può raggiungere la certezza assoluta, perché nessun essere umano può essere sicuro di aver visto ogni cosa. Deep Blue può.

Nonostante questo episodio la carriera di Garry Kasparov è stata contrassegnata da innumerevoli successi, dettati probabilmente anche dalla sua totale incapacità di accettare le sconfitte (come dichiara spesso nel libro).

Attraverso Deep Thinking captiamo la vastissima cultura dell’autore non solo per il suo mestiere, ma anche per i temi politici e di attualità.

L’autore fa spesso dei riferimenti alla tecnologia moderna e di quanto l’uomo ne sia affascinato ed allo stesso tempo spaventato. Credo che il suo pensiero posto a conclusione del suo racconto, possa racchiudere in qualche modo anche il mio:

Ho detto che la nostra tecnologia può farci più umani rendendoci liberi di essere più creativi, ma nell’essere umano c’è qualcosa in più della creatività. Abbiamo altre qualità con cui le macchine non possono competere. Loro ricevono istruzioni mentre noi abbiamo degli scopi. Le macchine non sono capaci di sognare, nemmeno quando sono in modalità dormiente. Noi umani si, ma avremo bisogno delle macchine intelligenti per tradurre i nostri sogni in realtà. Se smettiamo di sognare in grande, se smettiamo di andare alla ricerca di uno scopo più alto, allora forse diventeremo anche noi delle macchine.

 

 

Silvia Morreale

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