Del perché il femminismo serve anche agli uomini; oltre il privilegio

Qualcuno si chiederà perché abbia scelto di parlare di uomini e femminismo. Potrebbe sembrare un controsenso, perché in fondo il femminismo è stato pensato dalle donne per le donne, e questo è vero. Ma allora perché il femminismo serve anche agli uomini?

Una piccola premessa

Troppo spesso si parla di femminismo tossico; molti ancora oggi credono che il femminismo rappresenti un odio sfrenato delle donne nei confronti degli uomini, come fosse una sorta di vendetta. Per qualcun*, chissà, potrà anche esser così; ma una cosa che ho capito nel corso dei miei studi femministi, è che è sbagliato parlare di un solo femminismo. E’ sbagliato intendere il femminismo come un movimento unitario, che unisce allo stesso modo tutt* coloro che si definiscono tal*. Ho imparato che è più corretto parlare di femminismi, al plurale, e che spesso e volentieri questi femminismi sono molto distanti tra loro.

L’ho compreso nel periodo in cui ero impegnata a scrivere la mia tesi, stra colma di femminismo. Mi sono resa conto che il mio femminismo non era lo stesso, non combaciava in tutto e per tutto, con quello della mia relatrice.  E questo ha creato non pochi problemi, tutti superati e superabili. Quest’esperienza mi ha permesso di comprendere quale sia la forza e al tempo stesso la debolezza del femminismo. Il fatto di essere in tant*, tantissim*. Il femminismo è stato creato dalle donne per le donne; tutte le donne del mondo, ricche o povere, di destra o di sinistra, laiche o religiose, bianche o nere. E come è prevedibile questo ha determinato si una grande forza, ma allo stesso tempo anche tanta frammentazione.

Il mio femminismo è quello inclusivo

Bhe il mio femminismo, e quello di moltissim* altr*, non ha nulla a che vedere con l’odio nei confronti degli uomini. Il femminismo da cui mi sento rappresentata è quello inclusivo, che non punta “semplicemente” a migliorare la vita delle donne – tema ovviamente centrale – ma più in generale a lottare contro un sistema che per secoli ha determinato le nostre esistenze; che ha imposto ruoli e doveri; che ha prodotto ingiustizie e disuguaglianze assegnando privilegi solo a una piccola, piccolissima fetta della popolazione. Questo ha dato vita ad una società impari, fatta di privilegiati e non; privilegiati che sono stati, e in gran parte continuano ad esser, tali solo perché un giorno qualcuno ha detto che quella categoria di persone era migliore di altre.

Ebbene si, sto parlando di uomini e patriarcato. Ma attenzione, sarebbe troppo semplice così. Non tutti gli uomini hanno gli stessi privilegi e le stesse possibilità. La fetta, infatti, è piccola, piccolissima. Si tratta di uomini si, ma anche bianchi, eterosessuali, benestanti, spesso cristiani. Per questo non può esistere femminismo senza lotta di classe, senza antirazzismo, senza la lotta al capitalismo o all’omolesbobitransfobia. Perché ognuna di queste discriminazioni condivide la natura stessa della discriminazione. Chi si oppone al Ddl Zan è lo stesso che presumibilmente fa cat calling ad una ragazza che passa per strada; incolpa una vittima di stupro per i pantaloncini che indossava o peggio compie l’atto stesso dello stupro.



Ecco perché il femminismo serve anche agli uomini

Eppure il femminismo non serve solo agli uomini oppressi, ma agli uomini tutti. Si, perché il patriarcato non impone regole, comportamenti, ruoli e doveri “solo” alle donne, ma a chiunque, anche a quegli uomini che si trovano all’apice della gerarchia sociale.

Non vedere al di là del proprio privilegio

Il problema è, però, che quando si detiene un privilegio è sicuramente più difficile comprenderne e scovarne l’inganno. Un conto è esser donna e decostruire la società svelandone il tranello a seguito di una discriminazione; un conto è appartenere a quella categoria privilegiata illudendosi di possedere una libertà che in realtà è solo fasulla. E’ più semplice – ma ovviamente più ingiusto – quando ad essere discriminata sei te; quando al lavoro si percepisce lo stipendio più basso; nel momento in cui si è obbligate a rinunciare al proprio impiego; quando a prenderti cura di figl*, mariti o anzian* sei te; se devi star attenta a come ti vesti, o se la sera sei continuamente timorosa di tornare a casa da sola.

L’illusione di possedere la libertà

Ciò non significa, però, che gli uomini non subiscano gli stereotipi e le discriminazioni tipiche del patriarcato. Si perché questo sistema di potere impone agli uomini un unico modo valido per esser tali. Nessun uomo è libero di esser uomo nel modo in cui ritiene che sia più giusto. E se si sceglie di farlo, allora automaticamente si rinuncia al privilegio che si detiene. Ogni uomo in un momento o nell’altro della propria vita, deve fare i conti con la propria virilità; quella virilità che la società gli impone di dimostrare, a tutti i costi; e un passaggio fondamentale è sicuramente quello legato alla sessualità.

Se, infatti, per le donne il passaggio dalla pubertà all’età adulta è scandito a livello biologico; per l’uomo è diverso. L’uomo è obbligato a dimostrare – e confermare – la sua virilità attraverso dei veri e propri riti; attraverso la forza e la sua imposizione, attraverso il racconto delle sue conquiste e delle sue esperienze sessuali. Esperienze che devono essere performanti, sempre e comunque, altrimenti il mito dell’uomo virile viene meno, e non si è abbastanza uomini quanto si dovrebbe.

Il mito (tossico) del “vero uomo”

Il “vero uomo” non dovrebbe mai chiedere aiuto; un “vero uomo” non è naturalmente portato alla genitorialità e questo troppo spesso provoca forti squilibri all’interno della famiglia – ma spoiler, non è vero che la madre è più importante del padre, sarebbero importanti allo stesso modo ma ciò che davvero conta è la quantità e la qualità del rapporto; agli uomini viene insegnato che le interazioni uomo-donna devono basarsi sulla competitività o sulla protezione e non sulla collaborazione; un “vero uomo” deve sempre mostrare la propria imperturbabilità; gli uomini non possono emozionarsi, non possono provare sentimenti e se li provano non possono esprimerli, soprattutto tra uomini.

Si perché un altro luogo estremamente danneggiato dal patriarcato è l’omosocialità, quella tra uomini. Tra uomini si può parlare di sport, di lavoro, dei propri hobbies, di sesso; ma non dei propri sentimenti, di quello che si prova, del proprio dolore o della propria felicità. Il più delle volte al centro delle conversazioni maschili ci sono le cose che si fanno, e non quelle che si provano. Eppure quei sentimenti esistono e si accumulano, finché esplodono.

La paura di alcuni uomini nei confronti degli omosessuali deriva dalla trasgressione che questi ultimi attuano nei confronti di quel concetto di mascolinità tossica che non può esser messo in discussione, altrimenti verrà meno ogni certezza. Un uomo che rifiuta un no è un uomo a cui non è stato insegnato che ogni soggetto è libero allo stesso modo; quel no rappresenta un ostacolo all’esercizio della propria libertà; libertà che solo io ho il dovere ad esercitare, non anche l’altro da me, soprattutto se di genere opposto.

Il femminismo come via di liberazione

Dunque, ciò che le donne femministe odiano non è l’uomo, ma l’uomo patriarcale. Quello che non è riuscito a decostruire la società comprendendo che quel privilegio non se lo è guadagnato; quell’uomo che si illude di esser libero e scevro da obblighi, ma che in realtà si sta esprimendo come la società gli impone di esprimersi, attraverso la sua mascolinità tossica. Per questo il femminismo serve anche agli uomini. Perché, a mio avviso, il femminismo rappresenta l’unica via di liberazione cui possiamo aspirare, in virtù della sua stessa natura, così divergente dal patriarcato. Come ha detto una famosa scrittrice “il patriarcato è di pietra. Il femminismo è fluido, potente, profondo come un oceano e racchiude l’infinta complessità della vita”.

Verso una società più giusta

Lo scopo ultimo del femminismo è quello di smascherare la gabbia che il patriarcato ha creato per ogni soggettività, e se possibile distruggerla. Il femminismo, quello da cui la generazione di femminist* di oggi si sente rappresentata, quello intersezionale, ha lo scopo di lottare per un mondo nuovo, fatto di coesione, in cui si promuove la diversità, l’unica vera risorsa che possediamo per aspirare ad una società migliore; ad una società in cui ognun* sarà davvero liber* di essere se stess*, senza imposizioni, senza ruoli pre assegnati, senza l’obbligo di assecondare un modello in cui quasi nessuno realmente si rispecchia.

Proprio per questo il femminismo serve anche agli uomini; per permetter loro di liberarsi da quell’insieme di costrizioni, aspettative, ruoli che la società ha proiettato su di loro; per far si che prendano atto del loro privilegio e lo sfruttino per creare una società non più dispotica, ma più giusta.

Non basta essere uomini non violenti per contribuire alla lotta femminista; è necessario assumersi una responsabilità, una responsabilità di genere. Perché se è vero che nessuno deve sentirsi in colpa per qualcosa che non ha mai fatto, è vero anche che quando il proprio corpo, in quanto tale, in virtù delle sue stesse fattezze, può rappresentare una possibile minaccia per qualcuna, di questo è necessario occuparsi.

Sofia Centioni

 

13 Thoughts

  1. Se permettete, desideravo elencare i privilegi del genere maschile:

    1) Morti sul lavoro (oltre 1.100 ogni anno in Italia)………….quasi tutti uomini.
    2) Morti per difendere la Patria in tempo di pace……………..tutti uomini.
    3) Lavori pericolosi in miniera……………………………………………….tutti uomini.
    4) Senza tetto……………………………………………………………………………quasi tutti uomini.
    5) Padri separati che vivono in stato di indigenza………………800.000.
    6) Suicidi dei Padri per alienazione dei figli…………………….oltre 250/anno.
    7) Suicidi giovani ragazzi per male bashing…………………….oltre 300/anno.
    8) Abbandono scolastico ………………………………………………….prevalenza maschi.
    9) Laureati…………………………………………………………………………….41% uomini-59% donne.
    10) Morti sul lavoro forze dell’ordine……………………………..quasi tutti uomini.
    11) Morti sul lavoro Vigili del Fuoco……………………………….quasi tutti uomini.
    12) Lavori pericolosi in acciaieria…………………………………….quasi tutti uomini.
    13) Lavori pericolosi nei cantieri edili……………………………..quasi tutti uomini.
    14) La Donna decide di tenere il figlio che l’uomo non vuole, anche se ha mentito sul metodo contraccettivo. L’Uomo paga sino al 18° anno.
    15) La Donna decide di abortire il figlio che l’Uomo invece vuole. L’Uomo subisce.
    16) La Donna decide di divorziare e allora la casa di lui viene affidata alla Madre.
    17) La Donna decide di Divorziare e i figli vengono affidati alla madre anche se esiste una legge sulla bigenitorialità.
    18) La Donna decide di divorziare e l’Uomo viene usato come Bancomat per gli alimenti di Lei. Lei gestisce i soldi per il mantenimento dei figli senza rendere conto delle spese fatte.
    19) Se una Donna accusa un uomo falsamente di maltrattamento ai figli, l’Uomo viene immediatamento allontanato dai Figli senza avere la possibilità prima di difendersi. In caso di assoluzione perchè il fatto non sussiste la Donna non viene accusata e condannata per falsa accusa ma l’Uomo è costretto a ri-iniziare una nuova causa contro di Lei.
    20) Le Insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado sono Donne per l’87%. Qui nessuno parla di quote azzurre. Quando è la Donna a dominare tutto va bene così, l’uguaglianza non conta più nulla, neppure su un argomento così importante come l’istruzione dove i maschi sono penalizzati per i metodi di insegnamento di una scuola super femminilizzata.
    21) Ti viene dato uno schiaffo da una donna? Subisci, te lo tieni e te lo sei meritato, dirà Lei. A te Uomo non viene neanche in mente di denunciarla. Lo dai tu che sei un maschio? Denuncia per maltrattamento.
    22) Sei un uomo? Che non ti venga in mente di dire “Uccidi tutte le Donne”, le Donne invece non solo lo possono dire ma se lo stampano anche sulle magliette “Kill all Men”.
    23) Sei un uomo? Che non ti venga in mente di dire che l’Uomo è più intelligente e Bravo delle Donne, saresti sessista. Le Donne invece lo possono dire su tutte le trasmissioni televisive, radiofoniche e riviste patinate: “La Donna è più brava e intelligente dell’Uomo”.
    Mi fermo qui perchè potrei ancora continuare a scrivere per ore.
    Ecco perchè il Femminismo non serve agli Uomini, perchè i Privilegi nostri sono nei sogni della Vostra mente.
    Noi Uomini vediamo il Femminismo come un movimento Misandrico che semina odio tra i Sessi. I risultati già si vedono. La Società sta già cadendo miseramente nel buio più profondo.

    1. Intanto buonasera, gentilezza che lei non si è preso la briga di utilizzare nei miei confronti.
      I suoi commenti mi fanno palesemente comprendere che le mie parole non sono state lette e comprese fino in fondo, o che forse non ci ha neanche provato dato che a quanto pare lei è proprio uno di quelli che interpreta il femminismo come odio nei confronti degli uomini. Eppure ho proprio esordito dicendo che non si tratta di questo, figurarsi se non l’avessi fatto.
      Inoltre tutto quello che dice non fa altro che confermare la mia tesi, ovvero che il femminismo serve anche agli uomini, il femminismo quello sano che punta a costruire una società migliore.
      Si è chiesto per quale motivo i morti sul lavoro sono più uomini che donne? Bhè sicuramente non per colpa del femminismo; ma per colpa di un sistema in cui è più comune che a lavorare sia un uomo piuttosto che una donna; soprattutto quando nascono dei figli e soprattutto in quelle famiglie meno abbienti in cui i padri sono costretti a svolgere lavori pericolosi e per niente tutelati.
      Interessante è che lei citi il rapporto tra padri figl*; rapporto che ho citato all’interno dell’articolo affermando di essere ” dalla parte dei padri”; quei padri che troppo spesso vengono considerati meno importanti perché si sa, le donne sono più portate a fare le mamme, sono loro che devono accudire i bambini. Bhè le assicuro che molte donne preferirebbero che i ruoli si equivalessero; preferirebbero che ci fossero politiche per cui una donna che diventa madre non è più solo e semplicemente una mamma ma anche una donna che vuole continuare a lavorare; e riconsiderare il ruolo del padre ( per esempio allungando il congedo di paternità) sarebbe un passo in avanti. Pensa che è colpa del femminismo se in Italia sono concesse solo 3 settimane di paternità? O forse è colpa dello stesso sistema che associa più naturalmente l’uomo al mondo del lavoro e la donna a quello della cura? (spoiler questo sistema si chiama patriarcato, e spoiler il femminismo cerca di combatterlo).
      Per quanto riguarda le insegnanti nelle scuole, la risposta è sempre la stessa perché all’asilo nido, materna ed elementari le insegnanti sono tutte donne; di punto in bianco dalle medie, al liceo, all’università cominciano a spuntare anche uomini. Non le torna in mente sempre la solita divisione dei compiti per cui le donne sarebbero portate principalmente al lavoro di cura? (che vedi un pò è molto più presente nella scuola dell’infanzia e in quella di primo grado).
      Vogliamo parlare di violenza? Davvero? Mi ricordi un caso di una donna che ha infastidito, molestato, stalkerato, violentato o ucciso un uomo. Se vuole però posso, al contrario, ricordarle centinaia di casi, quelli che sentiamo continuamente al telegiornale per esempio; o quelli che passano in secondo piano, che nessuno racconta, perchè in fondo è solo un fischio per strada, è solo una palpatina di tette.
      Ah dimenticavo il dato sulle università, guarda un po la spiegazione è sempre la stessa. Non è strano che si laureano più donne che uomini ma poi ad occupare cariche importanti sono più uomini che donne? Si chiama tetto di cristallo, non sto qui a perdere il mio tempo cercando di spigarglielo, se ha il buon senso di informarsi davvero lo vada a cercare lei – e spoiler è sempre frutto del patriarcato.
      Che poi ci siano gruppi di femminismo radicale che predicano assurdità è un altro conto, sono stata la prima a distaccarmene sia in questo che nel precedente articolo, che puntualmente ha pensato di commentare. Voler, però, smontare tutto il femminismo sulla base di gruppi radicali è come dire che tutti i mussulmani sono terroristi, non sta in piedi.
      Non mi venga a dire che gli uomini sono privilegiati solo nella mente delle donne. Lo vada a dire a tutte le donne stuprate o uccise da uomini, dai loro compagni, da estranei incontrati per strada solo per ristabilire una maledettissima gerarchia di potere che ogni giorno, donne in tutto il mondo cercano di scardinare. E non per mettersi a comandare e schiavizzare gli uomini, ma per vivere da eguali, per collaborare ad una società in cui non ci siano privilegi e privilegiati.
      P.S. Gli uomini patriarcali però si, li odiamo.

  2. In tutti questi 23 punti vedo solo una cosa in comune la generalizzazione di un discorso molto più vasto,se vogliamo metterla in questi termini possiamo sintetizzare tutti i punti con una semplice e famosissima parola,PATRIARCATO. Vogliamo quindi generalizzare l’articolo qua sopra nello stesso modo,OPPRESSIONE, e il femminismo è la risposta all oppressione, ma non solo per le donne,ma per tutte quelle minoranze oppresse dalle generalizzazioni come, ‘i know only two genders’,per tutte quelle persone escluse per il loro genere, identità, colore,origini,ernia,religione,provenienza sociale etc etc etc..
    Per questo il femminismo serve a tutti perché è una storia raccontata da chi l’ha vissuta e si sa che dalla storia si traggono le somme e gli errori.
    Detto questo spero che un prossimo commento sia più propenso al dibattito anche se vedendo cioè che scrive non penso sarà possibile.

      1. Il Patriarcato non esiste più da quasi un secolo e significa, secondo il vocabolario, quanto segue.
        Significato sul vocabolario di Patriarcato:
        Tipo di organizzazione famigliare (contrapposto a matriarcato ) in cui i figli entrano a far parte del gruppo cui appartiene il padre, da cui prendono il nome e i diritti che essi a loro volta trasmettono ai discendenti diretti o prossimi nella linea maschile.

        In poche parole il patriarcato non esiste e il femminismo si inventa i falsi problemi per attaccare il genere maschile.

    1. Il Patriarcato non esiste più da quasi un secolo e significa, secondo il vocabolario, quanto segue.
      Significato sul vocabolario di Patriarcato:
      Tipo di organizzazione famigliare (contrapposto a matriarcato ) in cui i figli entrano a far parte del gruppo cui appartiene il padre, da cui prendono il nome e i diritti che essi a loro volta trasmettono ai discendenti diretti o prossimi nella linea maschile.

      In poche parole il patriarcato non esiste e il femminismo si inventa i falsi problemi per attaccare il genere maschile.

  3. Buon pomeriggio Sofia,
    Cercherò di controreplicare nel modo più corretto possibile.
    Premetto che sono un uomo felicemente sposato da 33 anni con una donna che amo e che mi ama e con cui ho fatto 2 figli, una ragazza, già laureata, ed un ragazzo di 16 anni.
    Non ho nulla contro le Donne, anzi, sono per una vera parità di genere nel rispetto delle differenze biologiche di genere.
    Sono però contro chi semina violenza e odio di genere e Lei non può venirmi a dire che il femminismo, a partire da quello della seconda ondata, non sia privo di colpe. Sul femminismo della prima ondata, tanto di cappello, ho un profondo rispetto e ammirazione, ma dopo, a partire dalla seconda ondata è diventato un movimento che non merita nessun rispetto dagli uomini.
    Perché? Perché di seguito le cito solo alcune frasi dichiarate da prestigiose attiviste femministe di caratura internazionale:

    “La famiglia nucleare dev’essere distrutta… qualunque sia il significato finale, lo sfascio delle famiglie è adesso un processo obiettivamente rivoluzionario” — Linda Gordon

    “Gli uomini sono di un altro pianeta, mandati qui in astronavi per copulare con le abitanti femmine del pianeta terra e propagare la specie- una missione per il quale la scienza li ha adesso resi del tutto inutili. Dobbiamo solamente tenere un gruppetto di donatori in una fattoria per lo sperma, dove potranno sussistere mangiando pizza e bevendo birra”. –Rosie DiManno, giornalista del Toronto Star, Alberta Report, Gennaio 11, 1999, pag. 31

    “Tutti gli uomini che stanno combattendo e piangendo per ottenere la custodia condivisa dei figli sono proprio quegli uomini che non meritano nessuna custodia. Non sono altro che violentatori e pedofili”. –Cindy Ross

    “Definire un uomo come un animale e’ fargli un complimento; l’uomo è una macchina, un vibratore ambulante”. Valerie Solanas, Authoress of the SCUM Manifesto

    “Io voglio vedere un uomo picchiato a sangue e con un tacco a spillo conficcato nella sua bocca, come una mela nella bocca di un porco” — Andrea Dworkin

    “Non voglio mettermi nella condizione di spiegare a un bambino maschio di 9 anni il perchè io sono convinta che sia OK per le bambine di indossare magliette che rivelino la loro superiorità nei confronti dei bambini maschi” –Treena Shapiro

    “Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini.” — Elizabeth Cady Stanton

    Una lista lunghissima di frasi misandriche la potrà leggere sulla rivista “al Femminile”, femminismo criminale.

    Passerei ora alla parola Patriarcato.
    Lei ha consultato il vocabolario per capire cosa vuole dire la parola patriarcato? Credo di no, perché viceversa non avrebbe scritto ciò che ha dichiarato.
    Patriarcato vuole dire tramandare l’eredità al primo genito maschio.
    In poche parole il patriarcato non esiste più da quasi un secolo.
    Ecco perché gli uomini non hanno proprio bisogno del femminismo. Gli uomini non hanno bisogno di essere insultati, offesi e denigrati con parole e falsi problemi tipo:
    Malespreading, malespleaning, mascolinità tossica (tossica è chi dice questa frase per offendere i maschi), il male bashing, il patriarcato (che non esiste più da quasi un secolo) etc..etc..
    Sono disponibile in qualsiasi momento ad un confronto e un dialogo costruttivo e civile. Cordialità.
    Lorenzo Casesa.

  4. Buongiorno Sofia,
    Desidero aggiungere due brevi precisazioni:
    Lei scrive: “Il femminismo, quello sano che punta ad una parità di genere”.
    Premetto che il femminismo sano noi maschi non lo vediamo. Noi vediamo tutti i santi giorni su Tv, giornali e social il femminismo “non sano”, quello criminale e misandrico.
    Tocca a Voi Donne, “femministe sane”, sbarazzarvi ed estromettere le Femministe radicali misandriche. Al momento queste ultime hanno preso il sopravvento, si sentono solo loro su tutti i media. Il femminismo sano, come il suo, è relegato in qualche piccolo forum come questo. Per carità, azione lodevole, ma marginale. Molto marginale.
    Io conosco il femminismo, come unico movimento, poi se vi sono le mele marce nelle varie correnti interne, come sostenuto anche da Lei visto che se ha scritto “femminismo sano”, si presuppone che conosca ed esiste anche quello “non sano”, tocca a Voi eliminarle, perché la frutta marcia in tempi brevi fa diventare marcia anche la frutta sana.
    I 23 punti toccati sono una piccolissima parte dei NON PRIVILEGI del genere maschile. Come ho scritto, potrei continuare per ore ad aggiungere punti.
    Una buona mezzora lo merita il double standard femminista.
    Infine: la violenza sugli uomini è una realtà, se ne faccia una ragione. Non ci crede?
    Vada a leggersi l’articolo pubblicato dal Sole 24 ore lo scorso 25 Novembre 2019 sulla violenza di genere. Scoprirà anche che nel 2017 i maschicidi sono stati Superiori ai femminicidi.
    L.C.
    CEO
    World Trade Center Rimini San Marino.

    1. Rispondo qui per tutti i commenti.
      Per quanto riguarda il significato di patriarcato lo conosco bene; e non perchè lo abbia letto sul dizionario ma perchè l’ho studiato su decine e decine di libri all’Università. Il Patriarcato non è solo l’usanza di lasciare l’eredità al figlio maschio, ma un sistema molto più complesso e radicato, su cui si basa tutta la nostra società. In antropologia e sociologia il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono il potere, e questo, purtroppo, è vero ancora nel 2021. Poi che le modalità si siano modificate con il passare dei secoli è un altro discorso, e un bene. Per fortuna, grazie alle lotte femministe, le donne hanno potuto conquistare molti diritti e questo ha determinato anche un cambiamento dell’assetto sociale. Ma ciò non significa che il patriarcato non esisti più. Il patriarcato continua ad esistere tutte le volte che una donna viene molestata, o stuprata; tutte le volte che un uomo si arroga il diritto di giudicare i corpi delle donne; tutte le volte che ad una donna ad un colloquio di lavoro viene chiesto se avrà intenzione di rimanere incinta; tutte le volte che si pretende che sia la donna a rimanere a casa; a preparare il pranzo o la cena; a fare la lavastoviglie; ad accudire i figli; tutte le volte che un uomo dice “stai zitta”; tutte le volte che non si da del lei ad una donna quando invece si dovrebbe; tutte le volte in cui si dice signorina invece che dottoressa, avvocata, infermiera, ingeniera, architetta… (Anche il nostro il linguaggio riflette l’eredità patriarcale che così generosamente ci hanno tramandato le società del passato). Tutte le volte che su un gruppo di telegram avviene uno scambio di materiale intimo non consensuale; tutte le volte che quei video, quelle immagini (che stanno li senza il consenso della vittima in questione) vengono scambiate come fossero figurine degli album Panini; tutte le volte che un uomo chiede a una donna per strda “quanto vuoi” presupponendo si tratti di una prostituta; tutte le volte che si commette un femminicidio. E veniamo alle affermazioni più scandalose. Lei parla di maschicidio. Dato che è così caro al dizionario vada a vedere cosa riporta sotto la voce maschicidio: glielo dico, probabilmente nulla perchè questa parola non esiste. E non esiste non perchè gli uomini non vengano uccisi; ma perchè gli uomini non vengono praticamente mai uccisi da fidanzati, mariti, compagni, ex gelosi. E di questo si tratta quando parliamo di femminicidio. L’articolo di cui mi ha parlato ( e è molto grave che siano questi i parametri che lei porta in causa) sono andata a cercarlo; ebbene il Sole24Ore è stato costretto a rettificare l’articolo perchè i dati, guarda un po, non erano quelli ufficiali. Ma poi il problema è un altro. Che muoiano più uomini è vero; ma il femminicidio non è un omicidio come un altro; non si tratta della rissa finita male; o della pugnalata per l’eredità (e sono questi i dati relativi ai cosiddetti “maschicidi). Si tratta quasi sempre di mariti o fidanzati gelosi; ex partner che non accettano la fine di una relazione e che per questo, per l’impossibilità di possedere la compagnia o ex compagnia come vorrebbero, la uccidono. Le pare un po diverso no? Poi che ha detto? Ah si che il femminismo più radicale ha preso il sopravvento; che si “sentono solo loro sui media” ( mi chiedo quali media perchè io le sento parlare molto poco, anche perchè, senza offendere nessuno, si tratta di una generazione ormai passata, che sicuramente non determinerà il nostro futuro). Il femminismo quello sano non è affatto relegato a piccoli forum come questo; probabilmente è quello che vuole vedere lei, perchè sano o non, da quello che ho letto fin’ora, di femminismo non vorrebbe proprio sentirne parlare.

      1. Mi sento davvero offeso.
        Lei non può scrivere questo:
        . E non esiste non perchè gli uomini non vengano uccisi; ma perchè gli uomini non vengono praticamente mai uccisi da fidanzati, mariti, compagni, ex gelosi. 

        È una sua fantasia che non vengano uccisi uomini da donne gelose, fidanzate, mogli, compagne ed ex gelose.
        Ed ecco perché Lei è in torto, il femminismo non merita nessuna fiducia e rispetto dal genere maschile tutto. Soprattutto quando trattasi del femminismo che ragiona per Dogmi come il suo.
        Questo articolo è stato scritto da una giornalista Donna:
        Violenza sugli uomini: ecco cosa si nasconde tra le pareti di casa

        di Cristina Maccarrone

        Ogni 25 novembre ricorre la giornata contro la violenza sulle donne con manifestazioni, iniziative, flashmob e tanto altro. E ogni giorno si sente di donne violentate, aggredite, perseguitate e uccise. Eppure, accanto a questo tipo di violenza, ce n’è un’altra più taciuta, più “sotterranea”. È la violenza sugli uomini da parte delle donne.

        A dirlo, ma solo in parte, sono quei pochi dati che vengono fuori da un’indagine dell’Istat pubblicata lo scorso anno, che per la prima volta, analizzando la violenza sul lavoro, ha rilevato anche le molestie a sfondo sessuale ai danni degli uomini.

        Una violenza che non ha genere

        Sono 3 milioni 574 mila gli uomini che hanno subito molestie di questo tipo almeno una volta nella vita, 1 milione 274 mila negli ultimi 3 anni (l’indagine si riferisce al periodo 2015-2016). Un dato inferiore a quello relativo alle donne, ma pur sempre esistente.

        L’Istat, in ogni caso, chiarisce anche che «gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: lo sono per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini».

        E se si va nel dettaglio, le forme di molestia più diffuse tra uomini e donne non sono così differenti, sebbene lo siano, secondo l’Istituto di statistica, quantitativamente: al primo posto tra le molestie ci sono quelle verbali, seguite dai pedinamenti, dall’esibizionismo per arrivare alle molestie fisiche. Sia per uomini, sia per donne.

        Nel mondo virtuale le differenze si assottigliano: uomini e donne sono quasi sullo stesso piano per quanto riguarda le molestie sui social network o il furto delle credenziali.

        Violenza sugli uomini: meno nota, eppure presente

        Oltre ai dati dell’Istat, però, è difficile trovare dati che raccontano il “fenomeno”. E se si pensa che sia così solo perché ci sono meno casi, è di diverso parere Barbara Benedettelli, che alla violenza in generale (senza distinzione di genere) ha dedicato il libro “50 sfumature di violenza. Femminicidio e maschicidio in Italia”:

        «Che ci siano meno casi di violenza sugli uomini non è un dato di fatto. In Italia non ci sono indagini ufficiali e largamente condivise che possono confermarlo. E gli uomini, a causa dello stereotipo di virilità e della quasi certezza di non essere creduti, non denunciano».

        Del fenomeno si è occupata «nel 2012 l’Università di Siena, la cui proiezione statistica è allarmante: 5 milioni di uomini vittime degli stessi tipi di violenza che subiscono le donne», continua la giornalista e saggista. «Numeri analoghi sono stati rilevati da Gesef, associazione per genitori separati con sportelli di ascolto in Italia che si è basata su un campione molto simile a quello usato dall’Istat per l’indagine che vede vittime le donne».

        La violenza sugli uomini in Inghilterra e Galles

        Ricerche sporadiche, che però non fanno emergere il problema, come invece avviene nei paesi anglosassoni che alla violenza, tutta, dedicano maggiore attenzione. In Gran Bretagna, per esempio, il ministero dell’Interno ha monitorato l’andamento del fenomeno in Inghilterra e Galles dal 2005 fino a oggi: se prima la forbice tra donne e uomini vittime era piuttosto ampia, adesso si parla di un 7,9% contro un 4,2 per cento.

        «Le donne hanno quasi il doppio delle probabilità di subire abusi domestici», si legge nel rapporto. Si parla di «1,3 milioni di donne vittime e 695 mila di sesso maschile», numeri comunque importanti in entrambi i casi anche se, tiene a precisare il ministero, «le stime non tengono conto del contesto e dell’impatto dei comportamenti abusivi subiti».

        Violenza psicologica sugli uomini: le caratteristiche

        Qualche anno fa in Sicilia, esattamente a Catania, è nata Avu, acronimo che sta per Associazione violenza sugli uomini. A fondarla sono stati due avvocati, Massimo Arcidiacono e Alessandro Granieri Galilei (presidente), che si occupano di aiutare uomini «ma anche donne: la violenza non ha genere», precisa subito Arcidiacono.

        Tutto è nato «quando abbiamo ricevuto una telefonata di un uomo da Lentini (Siracusa) che ci diceva “Sono disperato, mia moglie mi ha buttato fuori di casa, non posso vedere più i miei figli, sono stato licenziato, sono tornato a vivere con mia madre, ma non ho neanche i soldi per venire con l’autobus a incontrarvi. Non so se devo suicidarmi o sopravvivere“»

        Quella situazione ha fatto scattare un campanello d’allarme e da allora sono diversi i casi di violenza in cui ci imbattiamo, sia di tipo psicologico che fisico, e questo quasi sempre all’interno delle mura domestiche». Aggiunge il legale:

        «È tra i congiunti che si verificano le situazioni più rilevanti. Se nelle dinamiche di coppia l’uomo sfoga la rabbia per lo più dal punto di vista fisico, le donne agiscono di converso sulla psiche dell’uomo».

        Un modus operandi, per altro, riconosciuto anche dall’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna che, constatando che la violenza psicologica è subita anche da alcuni uomini e bambini, sebbene non ci siano ricerche quantitative in proposito, parla della propensione delle donne a utilizzare nell’ambito familiare soprusi psicologici rispetto ad altre forme di maltrattamento.

        Un tipo di violenza sottovalutata anche dalle vittime stesse perché, come spiegano gli psicologi, «non la riconoscono come forma di violenza, specie se si stabilisce come modalità relazionale all’interno della coppia e della famiglia. E invece è una delle più forti e distruttive espressioni manipolatorie di esercizio del potere e controllo sulla persona».

        Alienazione parentale: una violenza nella violenza

        Aggiunge Arcidiacono: «La violenza sugli uomini da parte delle donne le vede denigrare l’uomo, nelle sue capacità familiari, sessuali, dal punto di vista economico e, quando ci sono i figli, quello che avviene spesso è l’alienazione parentale: gli uomini si vedono privati dei loro bambini per mesi o addirittura anni. Situazioni del genere fanno crollare chiunque».

        Molte delle persone che Avu segue hanno in genere «uno stipendio medio o sono freelance, si vedono costretti a cercare un nuovo appartamento, arredarlo e continuare a lavorare mantenendo la lucidità, magari costretti a pagare il mutuo della casa dove la moglie vive con i figli e a dare l’assegno di mantenimento. Questo comporta che se la disponibilità non è sufficiente, l’uomo si trova in seria difficoltà.

        «Alcuni dormono in macchina, si lavano a una fontana pubblica, si mettono la giacca e cravatta e vanno al lavoro. Altri pranzano alla mensa della Caritas, giocano d’azzardo pensando di fare quella vincita che cambierà loro la vita. Anche quella patologia è legata in qualche modo alla violenza».

        Nonostante questo, come anticipava Benedettelli, sono poche le denunce. «Gli uomini, e in particolare quelli siciliani, si vergognano a parlare di queste cose, temono di sentirsi dire “Ma come: ti fai fare queste cose? Che uomo sei?”. E così spesso tacciono».

        Riccardo: «Non riesco più a stare solo con mio figlio»

        Ovviamente non succede solo al Sud, ma anche in altre regioni d’Italia. Tra cui la Lombardia, dove in un piccolo comune («preferisco non dire quale», tiene subito a precisare) risiede Riccardo (nome di fantasia), operaio di 46 anni che nel giugno scorso ha visto cambiare la propria vita all’improvviso.

        «In un momento delicato, mi sono innamorato di un’altra. Il rapporto con mia moglie non era dei migliori: si litigava spesso, c’erano solo sacrifici che facevo anche e soprattutto per mio figlio di 10 anni, lavorando 7 giorni su 7. E nonostante questo, nonostante andassimo in vacanza, non si era mai felici. Lei ha scoperto che c’era quest’altra donna e la prima cosa che ha fatto è stata svergognami pubblicamente sui social network. Quello è stato l’inizio della fine: nostro figlio stava per partire per la colonia estiva, vedendoci litigare mi ha fatto promettere che mi avrebbe trovato al ritorno. Io ci credevo: volevo rimettere le cose a posto», racconta con la voce rotta dall’emozione.

        «Quel giorno ho fatto giardinaggio, mentre lei era uscita senza che sapessi dove andava. Al rientro, quando le ho chiesto spiegazioni, mi ha dato uno schiaffo, mi ha gettato la sigaretta accesa sul viso, si è messa a urlare e sono arrivati i carabinieri. La pattuglia mi ha sequestro le chiavi di casa e in poco tempo mi sono ritrovato buttato in mezzo alla strada. Sono andato a dormire da un amico».

        Nonostante questo, Riccardo ci ha riprovato. Lei ha detto “sì”, ma «il giorno dopo sono tornato con la macchina piena delle mie cose e mi ha lasciato fuori. In quella casa non sono più rientrato né sono più riuscito a stare anche solo 10 minuti con mio figlio. È tornato dalla colonia e ha visto che non avevo mantenuto la promessa e non ho avuto modo di spiegarmi».

        In attesa che un giudice gli consenta di vederlo in giorni prestabiliti, Riccardo lo segue durante gli allenamenti (non ne manca uno) e va all’uscita di scuola. Ma non può avvicinarlo:

        «Mi metto nel parco di fronte al quale so che dovrà passare quando è con i nonni. Sono costretto a vederlo dietro una ringhiera e nessuna delle mamme e papà che mi vedono lì ha una parola di conforto. E a Natale non l’ho visto per 20 giorni di seguito: non c’erano né scuola né calcio».

        Maldicenze, botte e pedinamenti

        La violenza psicologica, così la definisce Riccardo («Sì, mi sento una vittima») riguarda poi tutto quello che lui ha costruito intorno a sé:

        «Mia moglie mi ha fatto terra bruciata: ha raccontato a tutti che ho abbandonato il tetto coniugale, ha insultato la donna con cui sto e un giorno l’ha pedinata così come sono stato pedinato anche io. Lei era in un’auto con amici e c’era pure mio figlio: mi ha seguito per capire dove stessi andando. L’ho denunciata, ma sono dovuto andare in una caserma lontano da casa: nel mio paese non si sono neanche messi a scrivere cosa dicevo».

        Oltre al dolore profondo per il figlio, Riccardo non ha potuto più recuperare nulla di ciò che aveva a casa: documenti, vestiti, persino le gomme dell’auto. «Ne avevo bisogno per andare al funerale di una persona cara, mi ha lasciato con quelle estive».

        Quella subita dall’uomo è solo l’apice di una situazione già deteriorata. «Mia moglie la sera metteva la chiave della porta di traverso in modo che non l’aprissi. Allora andavo a dormire in macchina in garage. E questo nonostante mio figlio le chiedesse di aprirmi. Gli diceva di sì, ma non lo faceva. E per fingere che non fosse così, toglieva la chiave dalla toppa prima che si svegliasse. A volte mi picchiava: sono mingherlino e lei robusta. E soprattutto non ho mai voluto difendermi per paura di farle del male».

        Perché si subiscono situazioni simili? «Dopo avere vissuto la separazione dei miei genitori, volevo una persona più forte di me, ma non sono stato mai felice anche se le ho chiesto spesso di tornare. E ora lei sta scaricando la sua vendetta sul bambino. Otto mesi di questo inferno sono difficili da sopportare».

        La violenza sugli uomini può essere anche fisica

        La violenza sugli uomini non è solo psicologica. Come dimostra anche la storia di Riccardo. «Continuo ad assistere una persona famosa che abita tra Catania e Roma», racconta l’avvocato, «che è stata pugnalata alla schiena dalla ex moglie per futili motivi e non vede la figlia da 6 anni».

        Spinte, graffi, morsi e dita schiacciate

        Sono tanti i casi che anche Benedettelli riporta nel libro. Nella ricerca dell’Università di Siena emerge un 60,5% di uomini intervistati che parla di spinte, graffi, morsi, capelli strappati, un 51% di lancio di oggetti e, in misura minore, folgorazione con la corrente elettrica o dita schiacciate con la porta. A subire questi atti, ovviamente, non solo uomini, ma anche donne.

        Lo scrive la giornalista nel suo libro “Al centro va messa la persona”. E uomini e donne sono entrambe vittime:

        «Chi subisce violenza ha le stesse ansie, le stesse paure, gli stessi traumi ed è colpito da forme di violenza molto simili. Solo che le donne oggi sono capite, aiutate, protette. Gli uomini no.

        Prosegue la saggista: «Gli uomini maltrattati o uccisi non hanno lo stesso spazio mediatico, anche se il numero è simile come dimostro in un’indagine che ho fatto sugli omicidi del 2017 nelle Ris (Relazioni interpersonali significative). Sono spesso costretti a stare nelle relazioni malate per non perdere i figli, alla fine ci rimettono tutti. Società compresa».

        Benedettelli: «Sono necessarie indagini bilaterali»

        C’è una soluzione? «Uomini e donne fanno parte di un unico “ecosistema” che deve essere osservato e studiato senza veti ideologici, pregiudizi, narrazioni retoriche e monche che condizionano la percezione collettiva della realtà e impediscono di trovare il modo corretto di “aggiustare ciò che si è rotto”: le relazioni affettive che diventano (o nascono) disfunzionali».

        «Occorre fare indagini bilaterali, distinguendo tra violenza di genere (o femminicidio) e violenza domestica che include ogni violenza, anche quella che commettono le donne su altri componenti (maschi o femmine) delle relazioni interpersonali più significative».

        «Non ci sono vittime di serie A e vittime di serie B. Tutti e senza distinzione alcuna, come recita anche l’articolo 3 della nostra Costituzione, hanno il diritto di essere ascoltati, tutelati, sostenuti. Lo chiede anche la Convenzione di Istanbul che riconosce gli uomini come possibili vittime di violenza domestica».

  5. Buongiorno Sofia, desidero anch’io intervenire per dire che un movimento che si dice inclusivo e per la parità non può esimersi dall’esprimere parole, atteggiamenti e fatti che vadano incontro almeno ad alcuni dei punti che Lorenzo ha sollevato. La mia impressione invece è che ci si dice per la parità solamente per continuare a giustificare i propri privilegi.

    1. Ho gia risposto a tal proposito cercando di confutare punto per punto. Molti di quei “punti”, guarda tu, sono proprio conseguenza del patriarcato e di un sistema che cerca con tutte le forze di mantenere certe divisioni. E poi chi l’ha detto che le femministe non si esprimono di (alcuni) di quegli argomenti? Se smettessimo di vedere solo quello che vogliamo vedere potremmo risparmiarci tutti questi commenti.

  6. Lei continua a non capire il significato della parola patriarcato che è chiaramente espressa su tutti i vocabolari, ma nonostante ciò Lei, come tutte le femministe misandriche, continua a distorcerne il significato.
    Allora lo faccio anche io:
    Patriarcato vuole dire giocare a palla e Matriarcato vuole dire giocare a travisare il significato delle parole.
    La nostra è una conversazione che non può continuare, visto che Lei stravolge il significato delle parole del vocabolario.
    La saluto definitivamente.

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