Del Tarallismo intellettuale

Ci sono uomini che sanno tutto, peccato che questo è tutto quello che sanno. Niccolò Machiavelli

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Del Tarallismo intellettuale

In Italia esistono grossomodo due categorie di intellettuali: gli intellettuali maggiori e quelli minori.

Gli intellettuali maggiori sono quelli che appaiono; appaiono ovunque, dall’alba di uno mattina al tramonto dalla (e della) Gruber. Sempre presenti, mediaticamente ubiqui non trovano mai pace, non si perdono una comparsata neanche per sbaglio, neanche l’anteprima del telegiornale alle quattro del mattino su rai3- in fondo non costa nulla…. pure devono svegliarsi alle sei per parlare del terrorismo con Franco di Mare, tanto vale fare una tirata.

Il capostipite di questa corrente è Massimo Cacciari. Il grande filosofo (perché nonostante tutto è un grande filosofo) adotta la tecnica del “Maxischermo” col solo scopo di sovrastare. Il nostro non va’ mai in trasmissione, no…  egli troneggia grazie al collegamento dallo studio che ha allestito nel tinello di casa. Appare su tutti, appare! Bofonchia, si incazza, brontola, sbeffeggia, ma via etere e comodamente da casa. L’apparizione isterica per eccellenza.

L’immagine non è rassicurante, è troppo in HD! A parte che se lo inquadrassero dalla vita in giù scopriremmo che ha ancora il pantalone del pigiama Irge a rombi sotto il dolce vita “finto vintage di Lotta Continua”(e quando lo trova il tempo di cambiarsi?), ma la cosa peggiore è che in quei contesti l’intellettuale non può che “scadere” nel linguaggio, ridurre al minimo sindacale i propri mezzi, inevitabilmente. In primo luogo perché l’andazzo è già quello che è,  e, infine, come fa ad esser intellettualmente incisivo se tra gli ospiti in studio c’è Salvini? Non puoi … è impossibile! Per poter “comunicare” con Salvini come minimo vai avanti a grugniti. Ma l’edonismo è più forte di tutto! Pur di apparire grugnisci, anche se ci tieni a precisare che il grugnito del filosofo ha un’ontologia tutta sua.

Caliamo poi un velo pietoso sulla chimera dell’ onestà intellettuale. Solo pochi esempi: come fa un intellettuale ad essere ospite dalla Gruber e non dirle che i suoi zigomi sono ormai come l’attico di Bertone? E cioè che a est confinano con le Marche e a Ovest con Ostia Lido? Come fa ad andare alla Gabbia e non consigliare a Paragone qualche secchiata di Valium per via endovenosa? Con quale coraggio ti presenti da Belpietro? Puoi avere confronti intellettualmente più stimolanti con un Bonobo in calore. Basta non dargli le spalle.

Insomma apparire, “esserci” (non certo come l’esser qui ed ora dell’Essere) è di gran lunga più importante e remunerativo che dare un senso compiuto alla propria presenza, e perché no, all’originalità di una graditissima assenza.

Ora veniamo agli intellettuali minori, questo coacervo di figure anonime che si svenano per diventare intellettuali maggiori. L’intellettuale minore, casomai dedito agli studi, agli approfondimenti, ad una vita sanamente malsana dedicata a conoscere, vede l’intellettuale maggiore “apparire”, spuntare come un fungo ovunque, e non può non invidiarlo. L’intellettuale maggiore ha tutto: notorietà, soldi, un dolcevita sopra il pigiama, una vista mare sullo zigomo ovest della Gruber, come si fa a non invidiarlo?

Ed è qui che si innesca il Tarallismo Intellettuale, questa sindrome mortale per la cultura. L’intellettuale minore, mosso da provinciale invidia, imita, insegue l’intellettuale maggiore, il maestro … col solo scopo di soppiantarlo intendiamoci. Cazzarol*, lo str*nzo prima o poi andrà a cambiarsi il pigiama, e in quel frangente l’intellettuale minore gli farà le scarpe, ops!, le pantofole. Intanto ravana via social, si inventa trasmissioni culinar-culturali (le famose cul-cul) su emittenti a copertura condominiale, ospita di tutto: dal poeta dialettale della Val Camonica allo studioso che ha finalmente gettato luce sull’annosa questione dell’origine tardo etrusca del raviolo, e tutto questo col solo scopo di apparire, di scalare la montagna della notorietà. Tutte diottrie rubate alle biblioteche!

Così nasce il circolo del Tarallisimo intellettuale, il grande oscura il piccolo, il piccolo si fa strada per poi prendere il posto del grande, ma la domanda di fondo resta: in tutto questo inseguirsi, l’intellettuale, quello vero intendo, dove ca*zo è finito?

fonte immagine: bravibimbi

 

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