Della campagna vaccinale e di chi ha più diritto ad accedervi

A più di un anno dall’inizio del Coronavirus, la campagna vaccinale sembra procedere a gonfie vele. Ragazz* di 20 anni che non avrebbero mai sperato di vaccinarsi prima dell’autunno, hanno potuto prenotare i vaccini e qualcuno ha già ricevuto la prima dose. Eppure, migliaia di persone, gli invisibili che nessuno vede ma che esistono, non potranno ricevere il vaccino a causa della loro condizione di fragilità sociale.

Chi è escluso dalla campagna vaccinale?

Si tratta di moltissime categorie: minori stranieri non accompagnati, rom, sinti, caminanti, italiani e stranieri senza tetto o presenti in insediamenti informali e palazzi occupati. Ma soprattutto immigrati; immigrati accolti in strutture d’accoglienza, stranieri che hanno fatto domanda di regolarizzazione e che aspettano risposta.

Si tratta di quelle categorie che fatichiamo ad ammettere che esistano; tutti coloro che non consideriamo nei piani futuri del nostro Paese, di ricrescita e speranza; che non consideriamo per quanto riguarda la salute, sia fisica che mentale, come dimostrano i casi di Musa Balde e Seid Visin. Giovani he non si sono suicidati, ma che sono stati uccisi da un sistema escludente e razzista.

Ovviamente un censimento che dia conto dei numeri esatti non esiste, e questo rende l’inserimento nella campagna vaccinale ancora più complicato; ma, secondo il rapporto dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (INSPI), si stima che il numero di stranieri irregolari presenti in Italia sia in continua crescita. Infatti, dopo aver toccato un minimo di 300.000 persone nel 2013, oggi le stime sembrano essere raddoppiate, superiori alle 600.000.

Chi ha diritto al vaccino in Italia?

La Costituzione italiana riconosce la salute come un diritto fondamentale dell’individuo e delle comunità. Ciò non toglie che le persone senza fissa dimora, senza il permesso di soggiorno, senza codice fiscale, abbiano molta più difficoltà ad accedere alla campagna vaccinale. Tuttavia, queste problematiche erano state prese in considerazione nel Piano Strategico; infatti, in data 3 febbraio, il sito AIFA dedicato ai vaccini, alla voce “Procedure di vaccinazione dei vaccini Pfizer e Moderna”, fra le FAQ riportava quanto segue:

Per effettuare la vaccinazione alle persone (italiane e straniere) in condizione di fragilità sociale, sulla base di quanto sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana e di quanto previsto dall’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione, può essere accettato qualsiasi documento (non necessariamente in corso di validità) che riporti l’identità della persona da vaccinare e/o Tessera sanitaria- Tessera TEAM (Tessera Europea Assistenza Malattia) – Codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) – Codice ENI (Europeo Non Iscritto).

Oggi lo stesso sito, aggiornato al 28 aprile, recita che hanno diritto alla vaccinazione tutte le persone residenti o stabilmente presenti sul territorio italiano, con o senza il permesso di soggiorno. Va da se che la sigla “stabilmente presente” è in contrasto con quella STP , che include tutte le persone che non hanno il permesso di soggiorno e che per lo più non hanno accesso al SSN se non per cure urgenti o essenziali. Inoltre, i pazienti con codice STP  non hanno il medico di medicina generale, e questo ovviamente li allontana dalla campagna vaccinale, cui tutti avrebbero il diritto di accedere.

Eppure, anche quando si riesce a far accedere i pazienti con codice STP o ENI ai centri hub di vaccinazione, il paziente viene respinto senza ricevere la vaccinazione, perché sulla piattaforma nazionale di registrazione dei vaccini è impossibile (perché non previsto) inserire un codice diverso da quello fiscale.



Si tratta solo di un problema di equità?

Ovviamente la prima problematica è quella legata, ancora una volta, ai diritti umani, troppo spesso ignorati non solo in Italia, tra cui uno fondamentale è sicuramente quello alla salute; riguarda l’insopportabile presenza di persone di serie A e serie B; persone che hanno diritto a più diritti e quelle di cui ci si può anche dimenticare.

Eppure, non si tratta soltanto di questo. Infatti molti, moltissimi non saranno d’accordo con tutto ciò; perché l’approvazione dello Ius soli non è un problema imminente; perché molti riterranno che realmente esistono persone di serie A e serie B; che i migranti rubano il lavoro ai giovani ragazzi, gli italiani quelli veri.

A queste persone vorrei rispondere che non si tratta solo di un problema di equità, di chi non ha accesso alla campagna vaccinale, ma di tutti; perché almeno una cosa di questo virus l’abbiamo capita: le varianti si trasmettono laddove il virus continua a circolare; ma soprattutto il Covid ci ha insegnato che non esistono confini, siamo collegati, l’uno all’altro; non esiste nessuna linea, nessun muro così potete da annullare questo legame.

E tutt* coloro che non potranno vaccinarsi sono le badanti che assistono i/le nostr* car*; tutte quelle donne che puliscono le nostre case, per cui il femminismo ancora non vale; tutti* i/le bracciant* (più i) che raccolgono la frutta e la verdura con cui imbandiamo le nostre tavole. E’ così complicato da capire tutto questo? Che viviamo in una comunità, fatta di persone e che è inutile se a star bene siamo soltanto noi? 

 

Sofia Centioni 

2 Thoughts

  1. Piccola nota a margine, come dice sempre il mio dentista, persona intelligente e che medicina l’ha studiata all’università non a quella di Facebook o della vita, parlare di Diritto alla salute, anche se tutti ne parlano, è un’assurdità logica, perché la salute non te la può garantire nessuno, nemmeno il padreterno (o forse lui sì ce ci credi davvero :D) ha senso di parlare di Diritto alle cure, non di diritto alla salute.

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