“Demenza digitale” di Manfred Spitzer

Fonte immagine: amazon.it
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Una voce fuori dal coro

“Ci stiamo giocando il cervello! Non siamo più capaci di raggiungere un luogo senza gps, siamo terrorizzati all’idea di uscire senza cellulare… Bambini e ragazzi trascorrono davanti a un monitor più del doppio del tempo che passano a scuola e le conseguenze si vedono nell’incremento dei disturbi dell’apprendimento, dello stress, di patologie depressive, della predisposizione alla violenza.Non è tardi per correggere la rotta, ma bisogna capire bene i pericoli che tutti noi corriamo e imparare a convivere con le nostre tecnologie facendone un uso ragionato e… moderato”. In questo libro molto obiettivo, che tuttavia ha suscitato molte polemiche perché è una voce fuori dal coro, lo psichiatra tedesco Manfred Spitzer spiega i danni di un eccessivo uso della tecnologia, in particolare nell’infanzia e nell’adolescenza, che diventa una vera e propria patologia chiamata, appunto, demenza digitale.

Non è un’esortazione a ritornare indietro nel tempo; lo stesso Spitzer riconosce i lati positivi della tecnologia, lui stesso infatti la usa ed è per lui una preziosa alleata. La sua è, piuttosto, un’esortazione ad usarla in maniera moderata. I bambini sono il nostro futuro, ma le lobby e le agenzie pubblicitarie non si curano della loro salute, in quanto il loro obiettivo è vendere, e le notizie vengono manipolate e distorte in modo scandaloso, appoggiate anche dalle istituzioni.

Come si fa, infatti, a non capire che lo sviluppo del cervello viene ostacolato e non migliorato da un eccessivo uso del pc? Come si fa a credere che un gioco virtuale dove si spara alle persone possa aiutare un bambino di 10 anni nell’apprendimento? Eppure è quello che è accaduto in Germania, dove sono stati premiati alcuni giochi virtuali dal Ministero della Cultura. Giochi che, tra l’altro, sono diseducativi, a parte il fatto che bloccano l’apprendimento e lo sviluppo del cervello.

Ma di motivazioni per non fare di internet un uso sconsiderato ce ne sono altre: è risaputo che i social non aiutano a socializzare ma, anzi, servirsene per un tempo eccessivo porta all’isolamento e a uno stato depressivo.

Spitzer dimostra, con ricerche alla mano, le sue affermazioni. Egli spiega dettagliatamente, partendo da come funzionano i neuroni e come un’eccessiva digitalizzazione indebolisce corpo e mente dei nostri figli. Un eccessivo uso del pc crea problemi di concentrazione, favorisce la depressione.

Un recente rapporto dimostra che circa 250000 ragazzi tra i 14 e i 24 anni soffrono di dipendenza da internet, altri 1,4 milioni hanno problemi seri. Sono veri e propri dati oggettivi, certamente scomodi, in particolare per un certo tipo di ditte, che hanno i loro interessi… e guadagni!

Poco dopo la pubblicazione di questo rapporto, il Ministro della Cultura elogiò un videogioco sparatutto, i produttori ricevettero un premio di 50000 euro di soldi pubblici e, nel giro di cinque anni, la dipendenza da videogiochi aumentò notevolmente.

Lo stesso Spitzer trattò diversi casi di dipendenza da videogiochi e da internet, presso la clinica psichiatrica che dirige. La vita di questi pazienti è stata completamente distrutta dai media digitali.

Nella Corea del Sud, una nazione ad alto sviluppo industriale con una tecnologia avanzatissima, si riscontrarono tra i giovani adulti un aumento dei disturbi della memoria, dell’attenzione e della concentrazione, un appiattimento emotivo e ottusità. Un quadro definito, appunto, demenza digitale.

Il potere della pubblicità

Per fare un esempio eclatante che riguarda la pubblicità, Spitzer cita un fenomeno che fece tendenza più di 100 anni fa, quando vennero inventati i raggi x e i dispositivi per le radiografie diventarono una sorta di passatempo, e spiega molto bene come la vendita di questi dispositivi facesse leva sulla paura della gente di non scegliere le scarpe adatte. La radiografia alle ossa diventò una moda, e nei negozi di scarpe c’erano più di 10000 podoscopi che permettevano di osservarsi le ossa dei piedi.

Negli anni ’30, sulla falsariga della Grande Depressione, si diceva che le scarpe con la giusta conformazione durassero di più, quindi si risparmiava. Questo non è che uno dei tanti esempi di manipolazione attraverso la pubblicità. I bambini in particolare si divertivano tantissimo ad osservarsi le ossa dei piedi: l’apparecchio era collocato in modo che fosse ben visibile.

Solo dopo le bombe su Hiroshima e Nagasaki si comprese la pericolosità delle radiazioni, e ancora oggi non se ne capisce la portata e non si possono quantificare i decessi provocati dall’uso del podoscopio per oltre 40 anni. I fattori che contribuirono alla diffusione di quest’apparecchio furono la pubblicità unita alla paura e alle crescenti difficoltà economiche, specie dei più poveri.

Allo stesso modo, oggi, le famiglie più povere si lasciano convincere dalla presunta importanza di un pc per lo studio e spendono i loro già magri risparmi per i dispositivi elettronici. Così facendo, ottengono l’esatto contrario di ciò che desiderano per i loro figli comprando loro un computer in quinta elementare. Avere un pc in casa induce i bambini a giocare con i videogiochi e, di conseguenza, si ripercuote negativamente sui risultati scolastici.

Citando le statistiche, Spitzer rileva disturbi di attenzione, dislessia e isolamento sociale dopo l’uso dei dispositivi durante la scuola materna. Questo secondo studi tedeschi e americani. Ma allora perché nessuno interviene? Spitzer non crede alle teorie complottiste che attribuiscono a un potere occulto l’intenzione di diffondere la demenza. La risposta è molto semplice: si pensa ai profitti e non al destino dei bambini. E spesso si insabbiano le cose, si manipolano i fatti, si confondono le acque.

I neuroni sono come i muscoli: i muscoli allenati crescono, lo stesso vale per il cervello. Esso cambia di continuo grazie all’attività mentale, perciò non possiamo dire che abbiamo un cervello come abbiamo un cuore e i reni. Possiamo dire che noi stessi siamo il nostro cervello; infatti, se ci dovessero trapiantare cuore o reni, saremmo sempre gli stessi, ma non sarebbe certo la stessa cosa se ci dovessero trapiantare il cervello! Non saremmo più noi, in quanto la nostra vita e le nostre esperienze sono custodite proprio al suo interno. Riflessioni, esperienze ed azioni lasciano tracce che vengono identificate con l’apprendimento: chi ha imparato molto, ha molte tracce nel cervello.

Declino mentale

La parola “demenza” deriva dal latino de (via da), e mens (mente). Le capacità mentali diminuiscono a causa della morte dei neuroni, perché il cervello ha bisogno di esercizio per svilupparsi e non decadere, come i muscoli hanno bisogno di esercizio fisico.

Un eccessivo uso di media digitali limita la capacità di elaborazione profonda delle informazioni, porta alla superficialità, per non parlare dell’isolamento a cui è soggetto chi fa eccessivo uso dei social. Imparando dalla storia, dovremmo capire, con l’esempio già citato, che le vendite fanno leva sulle paure dei clienti.

Conclusione

Ma, dato che la tecnologia fa parte della nostra vita, come lo stesso Spitzer riconosce, dal momento che anche per lui il computer è uno strumento indispensabile per il lavoro, cosa ci consiglia di fare? Ovviamente farne uso nella giusta misura, non diventandone schiavi, non dare retta ai ciarlatani che consigliano l’uso di questo o quel prodotto tecnologico, facendo particolare attenzione alle fasce di età più delicate. Spitzer dà alcuni consigli fondamentali, mettendone in particolare due in evidenza: uno è imparare almeno una lingua straniera, in quanto quest’attività apre la mente ed è una delle cose che maggiormente preservano il cervello dal decadimento.

Un altro consiglio che vale per tutte le età è coltivare sani rapporti sociali, e Spitzer indica il rapporto tra nonni e nipoti come il rapporto migliore, naturale e vecchio quanto il mondo, in quanto sono due generazioni che si incontrano integrandosi perfettamente, arricchendosi vicendevolmente, l’uno con l’esperienza, l’altro con la forza e l’entusiasmo. Potrebbero anche essere nonni e nipoti acquisiti, non necessariamente biologici, ma è un rapporto che comunque fa incontrare (e aiuta a proteggere il cervello, oltre che mente e cuore!) due generazioni.

In conclusione: i dispositivi elettronici possono essere nostri preziosi alleati, ma solo se ne facciamo uso moderato. Impariamo anche a spegnerli e a osservare e vivere appieno la realtà che ci sta di fronte. Siamo fatti per vivere, muoverci, esercitare il corpo e la mente, incontrare i nostri simili per non cadere nella depressione e nell’isolamento.

Cecilia Piras

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