Deniz Pinaroglu, oppositore di Erdogan, ottiene asilo politico in Italia

Deniz Pinaroglu, attivista turco detenuto presso il CPR di Torino, ottiene lo status di rifugiato politico: in patria fu un oppositore del regime di Erdogan.

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Si è concluso oggi 26 settembre il calvario giudiziario di Deniz Pinaroglu, 36 anni, il blogger e attivista turco che da agosto si trovava recluso presso il Centro di permanenza e rimpatrio di Torino: il giovane oppositore ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Italia, dopo che ieri si è presentato di fronte alla commissione, assistito dal suo avvocato Federico Milano. Pinaroglu ha lasciato oggi il Cpr di corso Brunelleschi, intorno alle ore 15. L’attivista era stato incriminato in patria per la sua opposizione al regime di Erdogan.

Esprimono le loro felicitazioni, a nome del Movimento Cinque Stelle Piemonte, la consigliera regionale Francesca Freudiani e la deputata Jessica Costanzo, che aveva fatto visita all’attivista lo scorso 22 settembre.



L’odissea di Deniz

Una lunga e coraggiosa vicenda di resistenza, quella di Deniz Pinaroglu. Prima della sua emigrazione il ragazzo, attivo nella scena musicale di Ankara e noto come blogger politicamente schierato contro il presidente Recep Tayyip Erdogan, viene processato con l’accusa di “far parte del gruppo terroristico informatico RedHack“, accusa per la quale sconta sei mesi di carcere (tuttora si trova formalmente sotto processo per vilipendio del Presidente della Repubblica). Nel 2018, il giovane attivista è costretto a lasciare la Turchia, trovandosi ad alto rischio di rientrare in carcere. Si reca così ad Atene, dove tenta la sua prima richiesta di asilo politico, che viene lasciata in sospeso. Raggiunge allora l’Italia dopo uno sfiancante viaggio a piedi attraverso i Balcani. Oltrepassati i confini nazionali nel mese di agosto, Pinaroglu viene trovato a Piacenza senza documenti: a quel punto viene trasferito presso il CPR di Torino come immigrato irregolare e presenta la richiesta di asilo politico anche nel nostro paese. Proprio per questo motivo la burocrazia incontra un intoppo: la pratica arriva fino a Roma affinché si stabilisca quale paese debba farsi carico della sua richiesta. Esasperato dalla propria ingiusta reclusione, l’1 settembre il blogger comincia uno sciopero della fame, spiegando le sue ragioni in una lettera:

“Ho dovuto lasciare il mio paese date le ingiustizie compiute dal mio governo, e per le assurde accuse mosse contro di me. Ora sono detenuto senza alcun titolo dalle autorità italiane,” si legge nella lunga missiva.

La sua difficile situazione attira il supporto morale e politico di molti, a cominciare dalla garante comunale dei detenuti Monica Gallo fino all’associazione Lasciateci entrare (Campagna nazionale contro la detenzione amministrativa dei migranti): un supporto che sembra aver sortito i suoi effetti, dato che il calvario di Deniz ha conosciuto finalmente un lieto fine.

Agata Virgilio

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